le tradizioni di pasqua

Le tradizioni di Pasqua in Sicilia

Articolo collettivo realizzato all’interno dell’iniziativa “Redattori per un giorno”.

La Pasqua in Sicilia ha da sempre rappresentato una fonte inesauribile di culti, tradizioni, riti e credenze che mischiano il sacro e il profano, e che ogni città della Sicilia custodisce come un prezioso tesoro. Dai piccoli borghi dell’entroterra, alle città che si affacciano sulle coste, la Sicilia è ricca delle più svariate tradizioni che entusiasmano i fedeli (e non solo).


Da questa consapevolezza nasce l’idea per questo articolo: un racconto, un viaggio meraviglioso che si compone dei diversi tasselli raccontati attraverso le parole e le immagini di lettori e narratori che condividono con quei luoghi le origini e le radici. Un modo per scoprire realtà anche distanti da quelle nelle quali viviamo, tradizioni che probabilmente sconosciamo, ma che contribuiscono ad arricchire il patrimonio folkloristico della nostra Isola.

Inizia il tuo viaggio:

 

La settimana santa a Licata

Articolo e foto di Linda Lauria

La funzioni della settimana Santa, a Licata, iniziano il venerdì che precede la domenica delle Palme con la processione della Madonna Addolorata. In questa occasione, il simulacro percorre tutte le vie del centro in cerca di Gesù, con una moltitudine di fedeli scalzi, in segno di penitenza e ringraziamento. È il cosiddetto “Viaggiu Scauzzu”.

Il mercoledì Santo, si assiste alla processione e l’esposizione del Cristo alla colonna.

La notte tra il giovedì e il venerdì santo i confratelli di San Girolamo, in totale silenzio, percorrono tutte le vie del centro storico con il Cristo adagiato in una lettiga, coperto da un telo nero, e la Madonna Addolorata a seguire.

Solo all’alba i due simulacri si dividono: il Cristo entra nel palazzo “La Lumia” e la Madonna nel santuario di Sant’Angelo.

Alle 13.00 del venerdì santo inizia la processione “du Signuri ca cruci ncoddu”. Dopo circa un’ora uno squillo di tromba annuncia l’attesissima “giunta”: la Madonna vedendo Gesù, corre verso lui e, insieme, proseguono fino al calvario.

Al calar della sera il Cristo viene deposto nella sacra urna dando inizio a una nuova processione, fino alla chiesa di San Girolamo.

Il giorno di Pasqua si assiste a un tripudio di canti gioiosi con la processione di Cristo Risorto, “U Signuri cu munnu mmanu” .

 

 

La Pasqua a Siracusa

di Chiara Cappuccio   Foto di Dario Bottaro 

A Siracusa i preparativi per la Pasqua iniziano, secondo la tradizione, il primo venerdì di Quaresima quando anche i più piccoli vengono coinvolti preparando “u laureddu”, ossia germogli di grano o di legumi posti su cotone inumidito e fatti crescere al buio, proprio come simbolo della rinascita dopo le tenebre. Questi vengono adornati con nastrini colorati e, poi, donati alle chiese il giovedì santo, giorno in cui vengono allestiti i Sepolcri: ogni parrocchia, infatti, adorna un altare con candele, fiori, grano, lenticchie ed altri cereali.

Secondo la tradizione, i Sepolcri vanno visitati sempre in numero dispari e la veglia che inizia dopo la Messa in Cœna Domini e la seguente lavanda dei piedi, si prolunga fino a tarda notte e per tutta la mattina del venerdì.
Il Venerdì Santo vede il simulacro della Vergine Maria Addolorata e il monumento del Cristo Morto portati a spalla per le vie di Ortigia, il centro storico della città. La processione si conclude con il “commovente incontro tra la Vergine Maria e Suo Figlio” prima del rientro.

Il Sabato è il tempo del silenzio ed alle 22.30 inizia la Solenne Veglia pasquale con la benedizione del fuoco nuovo, portato poi dal sagrato sull’altare maggiore con il cero pasquale.
A mezzanotte l’altare si illumina, tutte le luci all’interno della chiesa vengono accese accompagnate dal suono a festa delle campane… Ѐ Pasqua!

 

La Pasqua a Messina

di Rossella Davì

Insieme al Natale, la Pasqua è indubbiamente la festa religiosa più sentita. E cosa c’è di piú religioso delle processioni?!

A Messina sono due le processioni particolari che si svolgono nei giorni di Pasqua: la Processione delle barette (o semplicemente barette) e la Festa degli Spampanati.

Le barette sono realizzate in legno o cartapesta e simboleggiano i momenti della Passione di Cristo, dall’Ultima Cena al Sepolcro. Le sue radici vanno cercate nel XV sec, periodo della dominazione spagnola, e recentemente questa tradizione è stata dichiarata “Patrimonio immateriale della Sicilia”.

Festa degli Spampanati di Ultima TV

La Festa degli Spampanati, risalente al XCII sec, in quanto simbolo della vittoria di Gesú sulla morte, è gioiosa. Le statue della Madonna e di Gesù Risorto vengono portate in processione fino ad incontrarsi, sotto il volo di colombe bianche, nella Basilica di Sant’Antonio. Spampanati era il nome dato alle donne che vestivano abiti molto colorati, visto il periodo già caldo.

Sulla tavola, oltre ai piú comuni dolci pasquali, troviamo la Cuddura cu l’ova, buonissimo dolce di pane con al centro un uovo sodo.

 

Cuddura cu l’ova di Rossella Davì

 

 

La Processione delle Maddalene a Militello Rosmarino

di Rosamaria Castrovinci   Foto di Giuseppe Cardillo

Militello Rosmarino è un piccolo borgo medievale sui Nebrodi. La Processione delle Maddalene fa parte dei riti della settimana Santa e si svolge nel pomeriggio del Venerdì Santo, alle 17.

Si tratta di una processione penitenziale che segue lungo i quartieri i simulacri di Gesù Crocifisso, portato a spalla dai “giudei”, e quello dell’Addolorata.

Le “Maddalene” sono rappresentate da donne appartenenti a tutte le fasce sociali che, per voto o devozione, nella processione del Venerdì Santo, in gramaglie, reggono tramite delle funi la croce di Gesù Crocifisso. Sono giovani del luogo la cui identità è tenuta segreta. Durante la celebrazione sono vestite di nero, il capo è coperto da uno scialle e su di esso, in testa,vi è una corona di spine. Oltre alla fune, reggono in mano un Crocifisso d’argento posizionato vicino al viso che rimane sempre nascosto.

Completata la vestizione le Maddalene si recano alla chiesa Madre, qui le attende il Crocifisso per essere accompagnato nella processione. Le donne si posizionano agli angoli della vara e durante il cammino rimangono in religioso silenzio, nessuna nenia o preghiera, la loro è presenza religiosa e spirituale. Ed è proprio questa presenza a rendere palpabile la sacralità della celebrazione.

 

 

Lu Signuri di li Fasci a Pietraperzia

di Giovanna Orlando   Foto di Domenico Adamo

Vorrei, in questo viaggio virtuale, condurvi a Pietraperzia (En) per raccontarvi di un rito di lunghissima tradizione che non ha eguali e che si rinnova annualmente il Venerdì Santo: Lu Signuri di li Fasci.

Ecco i numeri: il Crocefisso viene posto in cima ad una trave alta 33 palmi siciliani, ovvero 8,51m.a cui va però ancora aggiunta, in altezza, la vara per il trasporto a spalla, eseguito da 80 portatori.

Il nome “Signuri di li fasci” deriva dalle numerose fasce di lino bianco, circa 200, che aiutano durante la processione anche a mantenere in equilibrio la lunga asta di legno; esse hanno una lunghezza di circa 32 m. ed una larghezza di circa 40 cm, sono montate per metà della loro misura totale producendo così il raddoppiamento del numero reale delle stesse. Ai piedi del Cristo è infine posto un globo di legno e vetri colorati (uMunnu) illuminato da 4 lampade che ne esaltano la policromia.

E ora la suggestione: riuscite ad immaginare l’incredibile colpo d’occhio di tale coreografia? Il lento incedere della croce altissima, su quella piramide di fasce bianche, dà l’impressione che essa stessa si muova da sola poiché la vara e i portatori scompaiono sotto le candide strisce di lino che,durante il movimento processionale, per effetto della luce delle lampade, mutano nel colore accrescendo il forte impatto visivo. Suggestione e devozione camminano di pari passo poiché ciascuna fascia che vibra è un legame, una grazia implorata o ottenuta.

Si ha l’impressione di assistere ad un evento improvviso e miracoloso: la visione di una montagna candida, il Golgota, con in cima un Crocifisso che si muove da sé mentre il maestoso fercolo, in moto, diviene un unico insieme attivo, materia umana, non inerte: i fedeli, uniti sotto le fasce, si fondono in un corpo unico.

 

 

La settimana santa a Petralia Sottana

Articolo e Foto di Giulia Monaco

Il centro storico di Petralia Sottana durante la Settimana Santa si fa teatro di drammatizzazioni rituali che simboleggiano rinascita e rigenerazione.

Il Venerdì Santo il lutto è anche assenza di voce: le campane vengono “legate”, e mentre le statue del Cristo morto e della Madonna Addolorata vengono portate al calvario, a rimbombare per le vie della città è solo il cupo suono dei trùocculi (battole) agitate dai confrati.

La sera del Sabato Santo in Chiesa Madre si assiste alla caduta du tiluni: l’enorme manto scuro raffigurante il Cristo in pietà, che per quaranta giorni ha coperto il presbiterio. Questo viene lasciato cadere a mezzanotte in punto, rivelando l’immagine di Gesù Risorto. Antica credenza vuole che la tela debba cadere “dritta”, senza impigliarsi, perché sia di buon auspicio.

La mattina di Pasqua il paese è in festa. Tra emozione e commozione si svolge “U ncuontru”, l’incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna. Le due statue partono dalla Chiesa Madre e percorrono vie diverse, per poi giungere a mezzogiorno in punto davanti alla Chiesa du culleggiu e corrersi incontro, tra spari di mortaretti e voli di colombe bianche.

Ci si commuove sempre, perché per qualche istante a trionfare non è solo la vita sulla morte, ma anche l’umano sul divino. Per un attimo, infatti, lo spettatore non vede le figure sacre della Madonna e del Redentore: vede una madre che riconosce il proprio figlio, e nel corrergli incontro per abbracciarlo perde il suo manto nero del lutto, rimanendo abbigliata d’azzurro.

Si applaude, ci si asciuga le lacrime e si lascia che la sacralità riprenda il sopravvento.

Le due statue riprendono il cammino percorrendo insieme il centro storico, ma lo fanno sempre rivolte una verso l’altra, in modo da potersi guardare. La Madonna e Gesù. La Vergine e il Salvatore. Una mamma e il proprio figlio. Infine, rientrano insieme nella Chiesa Madre.

 

 

La Pasqua a Gibellina

Articolo, Foto e Video di Maria D’Aloisio

La Pasqua è la principale solennità del Cristianesimo, per noi Gibellinesi, come presumo per ogni paese o città ove si portano avanti le proprie tradizioni.
La Pasqua, infatti è una festa ricca di pathos.
Si inizia il giovedì santo con la messa della “ Lavanda dei Piedi”, il venerdì con la Processione di Cristo Morto, il sabato con la Veglia Pasquale, e nella giornata di Domenica ci si sveglia con il suono “di li Mascuna” e la “Tammuriniata Itinerante “ per le vie della città.
Intorno alle ore 10 della domenica, avviene la “benedizione dell’angelo” che prosegue fino alle 10.30 fino al cosiddetto “N’Contru di Gesù e Maria “.
La tradizione vuole che due custodi salgono e scendono, per due volte, lungo un viale e la terza volta salirà con loro anche l’angelo. A questo punto, in un magico clima festante, i ragazzi della Congregazione di Gesù e Maria fanno girare le statue della Madonna e di Gesù fino a farli incontrare. Si liberano, allora, le colombe e poi segue la benedizione del parroco a tutta la popolazione.

 

Palermo a tavola: la Pasqua è servita!

Articolo, Foto e Video di Federica Gorgone

In Sicilia si sa, ogni festa è il momento giusto per portare a tavola una pietanza caratteristica (solitamente non molto light).  Oggi vi porto a Palermo e sfidandovi ad entrare in una qualsiasi pasticceria del luogo o in una casa a Pasqua senza imbattervi in banconi e tavole imbastite di dolci tipici pasquali. In realtà, vi dirò, è praticamente impossibile! Anche chi si professa a “dieta” si troverà a scontrarsi con i coloratissimi pupi cu l’uava, superbe cassate e pecorelle di Martorana. Vi è già venuta l’acquolina in bocca non è vero?

In questi giorni mi sono dilettata a cucinare la pecorella pasquale ed è proprio di lei che voglio parlarvi. Dolce, simbolo della Pasqua palermitana, è realizzato con la pasta di mandorle (chiamata Martorana in onore delle suore dell’omonima chiesa palermitana a cui si deve l’invenzione di questa prelibatezza). Bella da vedere e buonissima da mangiare prende vita dalla tradizione legata alla liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto. Ma non lasciatevi ingannare dalle sue sembianze “animalesche” perché, in realtà,questo dolce è interamente vegano.  L’impasto a base di mandorle prende forma in degli appositi stampi e, in seguito, la pecorella viene dipinta a mano. Servita su un vassoietto dorato con una bandiera sul dorso, simbolo di festa, è dunque pronta per essere gustata.

Ecco così che a Palermo la “Pasqua è servita”!

 

 

La Settimana Santa a Vizzini, tra passato e presente

di Eleonora Bufalino Foto di Carmelo Vecchio

Come in altri comuni siciliani, anche Vizzini celebra con fervore la Settimana Santa. I giorni che precedono la Pasqua sono vissuti intensamente da coloro che si rispecchiano nella fede cristiana. La cittadina ripercorre i momenti fondamentali che conducono alla Domenica di Resurrezione, animandosi di devozione e folclore dalle origini molto radicate. Vizzini, infatti, ha da sempre nutrito un forte rispetto della tradizione popolare, in cui gli abitanti fortificavano la propria appartenenza alla comunità.

Durante il Giovedì Santo, che apre le celebrazioni del Triduo Pasquale, i fedeli si recavano a visitare i cosiddetti “Sepolcri”, termine comunemente usato per indicare l’Altare della Reposizione, allestito per custodire il Pane Eucaristico al termine della Messa in Cena Domini. La gente partecipava alla funzione religiosa in cui avveniva anche la Lavanda dei Piedi, simbolo dell’amore e della solidarietà reciproca, e adorava il Sacramento Eucaristico, in una veglia che continuava tutta la notte.

L’alba cedeva spazio al Venerdì Santo, giorno della passione e morte di Cristo. Una moltitudine di persone andava in Chiesa, a rendere onore alla Madonna per la perdita del figlio Crocifisso. Tra loro, vi erano principalmente le donne che le chiedevano una grazia per sé o per i propri cari, tra preghiere, lodi, suppliche silenziose e digiuni di penitenza. Nel pomeriggio iniziava una lunga processione del simulacro di Maria e il Cristo morto per le vie del paese, a cui il popolo partecipava insieme alle Confraternite Religiose, alle autorità civili e militari e al corpo bandistico musicale. Il gruppo scultoreo, ancora oggi trasportato a spalla dagli uomini, risale al 1720, come si evince da alcune fonti della Basilica di S.Giovanni di Vizzini, ad opera dello scultore Francesco Guarino. Padre L.Rizzo, nella sua “Cronistoria del Convento dei PP. Cappuccini di Vizzini, a.D. 1925”, afferma che si può ricondurre ai frati Cappuccini l’introduzione del culto della Madonna Addolorata, nel periodo tra il XVII e il XVIII secolo. La scultura rappresenta il Cristo morto tra le braccia della madre, col capo coperto da un manto nero e il cuore trafitto da un pugnale, con accanto S.Giovanni Evangelista.

Il giro, che ad oggi risulta leggermente modificato, iniziava e si concludeva nella chiesa di S.Giovanni Battista ed era scandito da alcuni momenti cruciali, tra cui l’arrivo in piazza Umberto, allo scoccare delle ore 18.00 dall’orologio del Palazzo Municipale, la sosta nella Basilica di S.Vito, i canti dei bambini e delle suore dedicati alla Madonna, davanti le chiese S.Maria dei Greci e S.Anna, le fermate dinanzi l’ospedale, il saluto al Calvario e il rientro, non più tardi delle ore 22.30. Alcuni elementi della processione conservano la loro particolarità, come la discesa lungo la scalinata L. Marineo, dal movimento oscillante, due passi avanti e uno indietro, che simboleggia la contesa dei portatori appartenenti alle diverse comunità parrocchiali. La rivalità dei Sangiuvannisi e dei Vitisi si manifestava anche durante i brevi attimi di corsa del simulacro, come dimostrazione di forza dei gruppi dei rispettivi quartieri. Il rientro in chiesa, a luci basse, è accompagnato dal Salve Regina del coro e dei fedeli.


Dopo il Sabato, giorno di silenzio e raccoglimento, la Domenica di Pasqua Vizzini celebra la Rinascita, con la rappresentazione della Cugnunta. I simulacri di Gesù Risorto, della Madonna e di S.Giovanni Evangelista vengono portati in piazza dove quest’ultimo, per tre volte, annuncia alla Madonna la Resurrezione di Cristo ma lei stenta a credere. Il simulacro di Gesù allora si avvicina alla madre e il suo velo scuro è lasciato cadere. La piazza è finalmente invasa da un tripudio gioioso di fuochi d’artificio, musiche e suono di campane.
Le tradizioni della Settimana Santa a Vizzini sono l’eredità di un passato vissuto con commozione e spiritualità e ne rappresentano non solo una preziosa testimonianza ma anche la forte cultura del suo popolo.

Clicca qui e rivivi tutte le tradizioni di Pasqua presenti nell’articolo.

 

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