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Bianca Magazine N.26 Le antiche tradizioni di Bianca

Le tradizioni del pranzo di Natale in Sicilia

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Articolo di Omar Gelsomino

Da sempre in Sicilia gli ingredienti delle feste di Natale sono tre: la famiglia, il cibo e la tradizione. Proprio le tradizioni determinano il cibo, gli usi e i costumi legati alla spesa, persino la disposizione a tavola. Già da settimane si comincia a programmare e alcuni giorni prima si pensa a fare la spesa, prendendo d’assalto mercati (per acquistare prodotti freschi e genuini, dalla frutta alla verdura, al pesce senza dimenticare la frutta secca) e supermercati, pensando ai gusti degli ospiti per non scontentare nessuno.

Il Natale è un omaggio alla tradizione siciliana, ereditata dai Greci agli Arabi, così da Palermo a Catania, da Ragusa a Trapani, sono tanti i piatti della festa elaborati nelle versioni più gustose. La giornata di Natale comincia presto perché c’è tanto lavoro da fare: preparare gli ingredienti per la buona riuscita dei cibi e imbandire la tavolata per la festa mentre il telefono continua a squillare. Nel salone in bella mostra un presepe e l’albero di Natale con i regalini per i più piccoli.

Il pranzo di Natale non comincia se non sono arrivati tutti, compresi i parenti che vengono da fuori, con gli amici che passano per un saluto e gli auguri. Sulla tavola arrivano piatti stracolmi di tante prelibatezze, apprezzate ancora di più per l’aria di festa che aleggia nelle famiglie. In ogni parte della Sicilia, secondo la tradizione, ecco cosa si prepara: dalla pasta al forno agli anelletti alla pasta ‘ncaciata, dalle lasagne al ragù ai timballi, dai cannelloni al pasticcio; dal pollo ripieno all’arrosto, all’arrotolato (oppure il falsomagro). Senza dimenticare i dolci tipici (cassata, cassatelle, crispelle, cannoli, buccellato, sfinci, torrone, nucatoli, cubbaita, giuggiulena, mostaccioli, collorelle e panettone).

E poi cominciano le discussioni più disparate, perché il Natale è anche ritrovarsi: si parla degli amici, affiorano i ricordi di tempi passati o di gente che non c’è più, del fidanzamento o del matrimonio di qualcuno, del lavoro o del trasferimento di qualcun altro. Si propone quale presepe vivente visitare. Mentre altri finito il pranzo preferiscono divertirsi con la vecchia tombola, alcuni si fermano a giocare a carte (scopa, briscola, sette e mezzo, cucù, tre sette, baccarà, poker) sgranocchiando l’immancabile frutta secca (mandorle, noci, nocciole, pistacchi, simenza) accompagnata dai dolci tradizionali della festa.

Tra chi è ormai stanco delle ore trascorse a giocare a carte e chi rientra dalla visita a parenti e amici o al presepe vivente, ci si siede di nuovo a tavola per la cena, consumando stavolta gli avanzi della Vigilia di Natale e del pranzo: dal baccalà fritto oppure condito col limone per un’insalata come antipasto al pesce spada, dalla scaccia ragusana alla ‘mpanata messinese, dalle torte salate ai pastizzi, dalle scacciate con i broccoli alla zucca rossa fritta con le olive ai broccoli affogati, dalla caponata agli assaggi di formaggi e salumi siciliani (pecorino, piacentino ennese, ricotta, salame di suino) alla gelatina.

Del resto in Sicilia è così, il Natale non è altro che un grande e infinito banchetto, non si sa quando inizia né quando finisce. Due giorni di festa in cui sapori, tradizioni e quelle atmosfere uniche sopravvivono, ma soprattutto si tramandano nel tempo. Quest’anno non sarà il Natale di sempre a causa del Covid, che tanto sta limitando e stravolgendo le nostre abitudini e la nostra vita: non sarà possibile riunire tutti i familiari, non ci si potrà spostare facilmente né visitare i presepi viventi, per gli auguri faremo le classiche telefonate o le videochiamate. Ma non sarà una pandemia a cancellare il senso profondo del Natale e le nostre tradizioni: anche se in pochi attorno ad un tavolo dobbiamo difenderle perché rappresentano la nostra fede e la nostra identità culturale, con il desiderio di tornare a vivere il Natale di prima, dove la gioia, la festa e la serenità dello stare insieme scaldano il cuore e seppur per poco tempo ci distraggono dal presente.

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