Novene di Sicilia: il Canto di Natale del popolo

Di Giulia Monaco

Cosa ci viene in mente quando pensiamo alla Novena? Sicuramente tutti noi abbiamo dei ricordi legati ai giorni che precedono il Natale, quando i paesi e le città iniziano a vestirsi di festa, le luminarie si accendono e l’atmosfera si carica di attesa e di magia.

Se penso alla Novena a me viene in mente un appuntamento di fronte all’edicola votiva della “Madonna Bambina”. Un libretto con i testi delle canzoni che passa di mano in mano, e ogni anno è sempre più sgualcito. Parenti, vicini e amici riuniti a cantare canzoni e nenie in dialetto che mi pare di conoscere da sempre, come un bagaglio musicale che ci appartiene fin dalla notte dei tempi, e che nei ricordi si fonde con il repertorio appreso solo più tardi, a scuola, che ha influssi più moderni. E infine, a conclusione, il momento più atteso: u ringu, il consumo di dolci natalizi e vino per celebrare la nascita di Gesù Bambino, un modo per augurare buone feste alla propria comunità prima di tornare nell’intimo delle proprie case a festeggiare con la famiglia.

Tra gli innumerevoli segni di devozione verso il Santo Natale, la musica è senz’altro il più trasversale, grazie alla sua capacità di creare occasione di festa con un’immediatezza e una semplicità in grado di accomunare tutti, grandi e piccoli, di ogni estrazione sociale. «Chi canta prega due volte» diceva Sant’Agostino.

Ma cos’è esattamente, e da dove ha origine il culto della Novena? Si tratta di un rituale di preghiere e canti che si svolge nei nove giorni che precedono il Natale, a simboleggiare i nove mesi che Gesù trascorre nel ventre di Maria.

La tradizione musicale della Novena anticamente aveva lo scopo di indottrinare il popolo, in gran parte analfabeta, sulle vicende della Natività. In Sicilia questa tradizione è tutt’oggi fortemente sentita in diversi centri dell’isola. Di fronte a edicole votive o ad altari riccamente addobbati con candele, arance e rametti di alloro (la decorazione degli altari è nota come cunzata da Cona, e viene citata anche da Verga nei suoi Malavoglia) si riuniscono gruppi di fedeli e musicisti, dagli zampognari (i ciaramiddari) a suonatori di strumenti a fiato e a corda, ripetendo antiche melodie che si tramandano di generazione in generazione; si tratta quasi sempre di canzoni semplici, nate dalla fusione tra canti religiosi e repertorio popolare dialettale.

Il culto è molto antico: la primissima Novena venne celebrata il 16 dicembre 1720 dai Padri Missionari Vincenziani in una chiesa di Torino dedicata all’Immacolata Concezione, e da lì si diffuse in tutta Italia con connotazioni e sfumature differenti.

In Sicilia la Novena più antica s’intitola “Viaggiu dulurusu”, una sorta di odissea sacra in dialetto siciliano. Si tratta di un componimento in nove versi scritto intorno al 1700 da tale Antonio Diliberto, teologo, poeta e musicista di Monreale, dietro lo pseudonimo di Binirittu Annuleri. Il viaggio narrato è quello vissuto da Maria e Giuseppe, e l’aggettivo dulurusu rimanda tanto al travaglio della Madonna quanto alle ben note difficoltà incontrate dalla coppia di sposi durante il cammino. Presto il componimento di Binirittu si diffuse in tutta la regione con diverse varianti locali.

 

Ecco l’incipit del “Viaggiu dulurusu”:

A Maria cui porta affettu,
ài Giuseppi cui fa cuntu
s’avi cori ntra lu pettu,
senta, senta stu raccuntu:
Lu viaggiu dulurusu di Maria
 cu lu so spusu.


A Maria chi porta affetto,
chi Giuseppe tiene in conto
poiché il cuor gli batte in petto,
stia a sentir questo racconto:
il viaggio doloroso
di Maria con il suo sposo.

 

Con i suoi canti tradizionali, le sue origini popolari e la sua natura spontanea e genuina, la Novena di Natale rimane tutt’oggi una festa del popolo, un “Canto di Natale” che si leva dalla comunità laica, un modo per aspettare il Natale in un contesto di fratellanza e allegra convivialità.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments