Le antiche mele dell’Etna – Eccellenze Slow Food che guardano al futuro

di Patrizia Rubino   Foto di Mattia Misseri di Panischittu

Sino alla fine degli anni ’60 le mele dell’Etna, una ventina circa di specie autoctone, rappresentavano il fiore all’occhiello della produzione frutticola siciliana; le coltivazioni situate tra gli 800 e i 1500 metri d’altitudine, il clima favorevole e la natura vulcanica del terreno assicuravano a questi frutti una fragranza invidiabile e un sapore ben definito. Con il passare del tempo, però, le colture dei meleti etnei furono progressivamente abbandonate perché non più redditizie, sia a causa della crisi del comparto che colpì tutto il Paese, sia per l’introduzione massiva sul mercato di altre varietà di mele. Oggi si conta un numero esiguo di produttori delle cosiddette antiche mele dell’Etna, che hanno caparbiamente cercato di scongiurarne l’estinzione continuando a coltivarle esattamente come centinaia di anni fa, secondo i criteri di un’agricoltura biologica, in assoluto equilibrio con l’ambiente.

Un percorso virtuoso che ha portato questa eccellenza agroalimentare nel gennaio 2016 a conquistare la prestigiosa certificazione di Presidio Slow Food, la grande associazione internazionale no profit, presente in 150 Paesi del mondo che s’impegna per un’alimentazione buona, pulita e giusta, basata sulla biodiversità, sul rispetto del territorio e della cultura locale. Le mele che hanno ottenuto il riconoscimento sono diciannove. Le varietà sulle quali si punta maggiormente sono: la Mela Gelato, di colore verde brillante, si chiama così perché con le basse temperature gela dentro e fuori, ma la sua polpa conserva intatti gli zuccheri; la Mela Cola, il nome deriva da colui che la innestò pare circa 200 anni fa, è di piccole dimensioni ma anch’essa molto gustosa; e la più apprezzata la Mela Gelato Cola, un innesto spontaneo tra gli alberi delle due precedenti, la buccia è di color giallo paglierino, il profumo intenso e un gusto dolce e aromatico.
Se queste “antiche mele” oggi possono guardare ancora al futuro si deve soprattutto all’impegno della Cooperativa Agricola Zaufanah, costituita da un gruppo di proprietari terrieri principalmente del territorio di Zafferana Etnea, in provincia di Catania, fortemente motivato a salvaguardare questo importante patrimonio dell’Etna. «Nel 2012 – racconta Matilde Riccioli, vice presidente di Zaufanah – quando insieme al nostro compianto presidente Alfio Leonardi, abbiamo creato la cooperativa, il nostro primo obiettivo era il rilancio degli antichi meleti. Il riconoscimento di Presidio Slow Food, ottenuto grazie anche al fattivo sostegno dell’Ente Parco dell’Etna, è una grande opportunità non solo per gli operatori diretti, ma per tutto il nostro territorio. Le mele Gelato Cola – aggiunge – rappresentano una nicchia d’eccellenza, apprezzate in tutta Italia e all’estero, non subiscono trattamenti e vengono ancora oggi raccolte manualmente e conservate negli antichi magazzini in pietra lavica, e non in celle frigorifere che producono gas».


Le meline, come vengono chiamate per le loro piccole dimensioni, sono estremamente versatili; sono utilizzate, infatti, oltre che per la realizzazione di gustose confetture, per i gelati, le torte ma anche nelle preparazioni di insalate, risotti e persino in sostituzione delle melanzane in una particolare versione della caponata.

«Il nostro progetto, così come lo aveva pensato Alfio Leonardi – spiega Riccioli – non si limita solo alla salvaguardia dei meleti, ma prevede la promozione di un turismo rurale che ruota intorno ad essi. Con il ripristino degli antichi sentieri per trekking e alla realizzazione di rifugi con aree attrezzate, ricavati dalle costruzioni in pietra lavica, dove ancora oggi vengono riposte le mele per portarle alla giusta maturazione. Attualmente abbiamo due rifugi funzionanti: Casa del Noce e rifugio del Monte Zoccolaro, visitati ogni anno da molti turisti soprattutto stranieri, ma stiamo lavorando per ampliare l’offerta. La valorizzazione del nostro territorio crediamo possa essere una grande opportunità per il futuro dei nostri giovani».

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