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Bianca Magazine N.27 Le antiche tradizioni di Bianca

L’arte dell’intreccio – Una tradizione da salvaguardare

Pubblica

di Omar Gelsomino   Foto di Mario Guccione

Un’abilità pratica, una passione innata e tanta creatività sono gli elementi essenziali per custodire e tramandare una tradizione contadina come l’arte dell’intreccio. Una usanza che risale alla notte dei tempi, tanto che in un passo del Vangelo di Giovanni si legge: “Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele”. (Gv.12, 12-16).

Da quel giorno si tramandò l’usanza di esibirle la domenica precedente la Pasqua: è un’arte associata alle celebrazioni cristiane e alla Domenica delle Palme, poiché i fedeli usano abbellire i luoghi di culto e valorizzano le processioni e i riti della Settimana Santa con le foglie di palma intrecciate. Da straordinari capolavori realizzati da “u palmaru”, ancora oggi, davanti ai sagrati delle chiese, troviamo le classiche palmette più semplici, caratterizzate dai modelli uniformi e abbellite con coccarde o nastrini colorati. Dopo la loro benedizione sono portate nelle case, attribuendo alle palme il simbolo di trionfo, acclamazione, regalità, ma anche vittoria, ascesa, rinascita e immortalità, principalmente a protezione del nucleo familiare.

Dalle mani abili di Mario Guccione, operaio forestale e intrecciatore di fibre vegetali di San Michele di Ganzaria, grande conoscitore della Montagna con le sue orchidee selvatiche, prendono vita oggetti unici nel suo genere: oltre alle palme, cestini, scope e persino giochi per bambini. «Una passione nata per caso circa vent’anni fa, quando lavoravo alla forestale. Iniziai a fare le scope e i cestini, ma desideroso di imparare ancora di più, frequentai un corso che mi appassionò tantissimo. In realtà mia madre è di origine sarda e anche i miei parenti che vivono a Cagliari fanno l’intreccio, quindi avevo questa passione innata, ma non sapevo di possedere. Ho imparato altre tecniche da tante persone, ho acquistato dei libri, mi sono sempre più documentato e ancora oggi continuo a sviluppare le varie tecniche per fare gli intrecci di palma, con spighe di grano, ecc.».

Tutti materiali che solo in pochi sono in grado di saper scegliere, raccogliere, piegare e intrecciare per comporre le palme. «Circa un mese prima si raccolgono le foglie e si mettono dentro un recipiente con poca acqua per tenere umidi i gambi, poi inizio a realizzare le palmette devozionali. Quando è finita, si rimette sempre nel recipiente con acqua, così resta sempre verde e rigogliosa fino al giorno delle Palme. Lavoro semplicemente le sue foglie senza usare cucitrici, né decorazioni colorate, realizzando diversi tipi di palme: il giglio, il pesce, la rocchetta, la colomba, la passione, etc.; utilizzando l’intreccio a cravatta, a rovescio, a rocchetta semplice e anche quello antico. Realizzo un cavalluccio di palma che rappresenta l’asinello del Signore e intreccio anche i rametti d’ulivo, un’antica tradizione sammichelese risalente a un secolo fa. Una volta ultimate le dono a parenti e amici come devozione che le porteranno in chiesa per la benedizione».

Un’arte da salvaguardare, tanto che Mario Guccione ha realizzato il Museo dell’Intreccio, per tramandare le antiche tecniche e i segreti della lavorazione. «Creare qualcosa di nuovo è fantastico ma l’intreccio è una tradizione bellissima, fa stare bene. Ho iniziato a trasmettere questa tradizione ai miei figli, hanno imparato a realizzare la tipica palmetta semplice, il pesce, il serpente, la croce e l’anello. Recentemente abbiamo realizzato dei video per mostrare come si realizzano questi oggetti. Le vecchie palme intrecciate, secondo tradizione, non vengono mai buttate perché sono benedette, ma si bruciano».

L’arte dell’intreccio è un chiaro esempio di un tempo passato, della vita quotidiana dei contadini, semplice e rispettosa dell’ambiente, uno stile di vita da apprezzare e utile a farci riflettere.

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