di Omar Gelsomino   Foto  di Vincenzo Piluso in A.F.M.C.

Le principali aree siciliane dove era ed è sviluppato l’artigianato presepiale sono quattro: mentre Palermo e Siracusa, erano conosciute per la ceroplastica, dove abili artigiani “Bambinai” e i cerari, usavano la cera per plasmare le statuine e i presepi, a Trapani il corallo con cui furono realizzati splendidi capolavori, Caltagirone è rinomata per la sua ceramica.

Distesa maestosamente su tre colline che uniscono i monti Erei con gli Iblei è chiamata “Regina dei monti” poiché domina una vasta area della Sicilia orientale, ma in realtà il nome gli fu dato dagli arabi che la dominarono dall’828. “Qalat al Ghirun”, cioè“Collina dei vasi”.

Le varie dominazioni genovese, normanna, aragonese, spagnola, ecc. hanno lasciato la loro impronta artistica nei palazzi storici e nei monumenti, tra questi la maestosa Scala di Santa Maria del Monte con i suoi 142 gradini, le cui alzate sono rivestite in mattonelle in ceramica policroma.

Dal 2002 è annoverata fra le 8 città tardo barocche del Val di Noto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Caltagirone è nota anche per la sua millenaria tradizione ceramica e la specializzazione in questa attività artistico-artigianale.

Ma se è inconfutabile datare la sua produzione ceramica nella preistoria è tra il XVIII e il XIX secolo che vive il suo momento più esaltante, nonostante già dal XVI secolo le ceramiche venivano vendute in Sicilia e fuori dal Regno. Da lì diedero un “crisma” alla città: da ceramica d’uso quotidiano divenne artistica, connotata da tecniche di lavorazione e stili unici che portano i segni dei tanti influssi, dalla dominazione araba ai nostri giorni, delineando la ceramica di Caltagirone.

La migliore produzione presepistica, o meglio di figurine in terracotta policroma si ebbe tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 con i fratelli Giuseppe e Giacomo Bongiovanni, il nipote Giuseppe Vaccaro, padre Benedetto Papale, solo per citarne alcuni.

Da allora eccellenti artigiani hanno continuato questa tradizione, ormai simbolo della religiosità popolare ed eccellenza artigianale. Le figure generalmente più vicine a San Giuseppe, la Madonna e Gesù Bambino, insieme al bue e all’asinello collocate nella grotta, sono lo zampognaro, “u spavintatu da rutta”, cioè lo spaventato che esprime tutto il suo stupore di fronte al miracolo della Natività, i Re Magi, e poi ‘u cacciaturi (il cacciatore), ‘u durmutu sutta ‘u chiuppu (il pastore addormentato sotto un albero), ‘u ginnareddu (il vecchietto che si riscalda le mani), il pastore che reca in dono i frutti, la lavandaia, il venditore di ricotta, il falegname, lo stovigliaio, ecc. oltre agli altri personaggi che si richiamano a scene di vita popolare, contadina e pastorale.

I visitatori potranno ammirare tanti presepi, in chiave antica o moderna, totalmente immersi nello spirito natalizio, in una città che offre mercatini, addobbi, mostre, degustazioni di prodotti tipici e presepi che animano le sue chiese, i musei civici, Diocesano e “P. Innocenzo Marcinnò”, persino le vetrine dei negozi, le sue vie e i suoi “carruggi” più caratteristici rendendo unica la permanenza a Caltagirone.

Le informazioni riguardanti i presepi possono essere consultate nel sito www.comune.caltagirone.ct.it

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