La Teofania di Piana degli Albanesi

Di Giulia Monaco, Foto di Giorgio Lucito

 

A Piana degli Albanesi il 6 gennaio si celebra un’Epifania speciale: si tratta della Teofania, una celebrazione che ancora oggi segue l’antica liturgia bizantina, rimasta immutata dai tempi di Giustiniano.

Le sue radici sono da rintracciare nella storia della città: Piana degli Albanesi è il più grande stanziamento arbëreshë della Sicilia e le sue origini risalgono al 1485 quando, in seguito all’invasione della penisola balcanica da parte dei Turchi-Ottomani, numerosi profughi Albanesi cercarono rifugio nelle coste dell’Italia meridionale, e alcuni di loro si stanziarono nell’entroterra della Sicilia occidentale, tra i monti Sicani e i monti di Piana degli Albanesi.

Ciò che caratterizza le comunità arbëreshë è la tenacia nel mantenere, nel corso dei secoli, un proprio sistema linguistico, culturale e religioso, tutelando e coltivando la memoria storica dell’antica madrepatria.

La Teofania del 6 gennaio si attesta tra i riti greco-cattolici più significativi ed evocativi.

Ma in cosa si differenzia dall’Epifania?

Il nome Teofania deriva dal greco Θεοφάνεια, composto di Θεο (“dio”) e φάινειν (“manifestarsi”), e indica, quindi, la manifestazione della divinità.

Il concetto è dunque molto simile a quello di “Epifania”, ma nelle due liturgie, quella latina e quella greca, ha assunto delle valenze differenti.

Per saperne di più ho chiesto lumi a Papas Giuseppe Di Miceli, parroco dell’Eparchia di Piana degli Albanesi.

«Nella liturgia latina, l’Epifania indica la rivelazione di Cristo ai pagani, rappresentati dai Magi che si recano nella Grotta della Natività – spiega Papas Di Miceli – mentre nel rito bizantino la Teofania fa riferimento alla “manifestazione trinitaria”, ossia la rivelazione della Santissima Trinità durante il Battesimo di Gesù per mano di Giovanni Battista nel fiume Giordano. In quell’occasione, infatti, mentre Gesù riceve il battesimo, Dio padre si manifesta facendo udire la sua voce, e lo Spirito Santo appare nella sua classica rappresentazione di colomba».

È questo episodio del Vangelo a permeare di simbolismo la tradizione della Teofania di Piana degli Albanesi. La celebrazione, che scandisce la notte del 5 e la giornata del 6 gennaio, è tra le feste più sentite dalla comunità. E ogni anno richiama centinaia di fedeli e numerosissimi visitatori.

«La sera del 5 gennaio, alla vigilia, nelle parrocchie si celebra il vespro con la divina liturgia di San Basilio – prosegue Papas Di Miceli – e in seguito i rappresentanti dell’Eparchia si sistemano attorno al fonte battesimale per benedire le acque. All’interno del fonte campeggia un candelabro a tre ceri (il Tricerio), che rappresenta la Santissima Trinità. L’Eparca, tra litanie e lunghe preghiere, immerge per tre volte una croce nelle acque sacre, per rievocare il battesimo di Gesù; a ogni immersione di croce, con un mazzetto di erbe aromatiche – in genere ruta o rosmarino, erbe sempreverdi che indicano la resurrezione – viene spento ognuno dei tre ceri del candelabro. Allo spegnimento del terzo cero, una colomba spicca il volo all’interno della chiesa, a evocare lo Spirito Santo».


Papas Di Miceli mi racconta che il 6 gennaio lo stesso rito viene ripetuto in esterna. Dopo la messa nella cattedrale di San Demetrio, il vescovo e i papas si dirigono in processione verso la fontana dei “Tre cannoli”, nella piazza principale del paese. Qui avviene nuovamente la Grande Benedizione, con l’immersione per tre volte del crocefisso e il contemporaneo spegnimento del Tricerio. Allo spegnimento del terzo cero, questa volta la colomba bianca viene fatta volare fino alla fontana dal tetto della vicina chiesa della Santissima Maria Odigitria, che ha un grande valore simbolico e al cui culto è legata una leggenda sulla fondazione della città.

Ad arricchire il rito, gli abiti di tradizione arbëreshë dei fedeli, interamente ricamati a mano in filo d’oro e impreziositi con gioielli artigianali e pietre preziose.

 

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