La Sicilia dei Florio

Articolo di Alessia Giaquinta

Quella dei Florio è la storia di una delle famiglie “più ricche d’Italia” che, in maniera unica ed eccezionale, ha contribuito a rendere grande il nome della Sicilia, diventando protagonista indiscussa del panorama economico e culturale siciliano tra il XIX e XX secolo.

Tutto ebbe inizio nel 1783 col terribile terremoto che scosse la Calabria meridionale. La famiglia Florio, che viveva a Bagnara Calabra, come tanti altri conterranei, decise di approdare in Sicilia, a Palermo, per mettere al sicuro le proprie attività. Paolo qui aprì, in via dei Materassai, la stessa attività che gestiva a Bagnara: un negozio di spezie e prodotti coloniali e, in special modo, di chinino (rimedio usato per combattere la malaria). Fu così che, in poco tempo, l’attività divenne tra le più floride di Palermo, ponendosi alla base di un impero commerciale ed economico che la generazione dei Florio avrebbe realizzato pienamente negli anni a venire.
Nel 1820 nacque il marchio distintivo: la vecchia insegna della drogheria fu sostituita da un bassorilievo di legno ad opera dello scultore Quattrocchi. L’immagine scolpita è un leone che, d’allora innanzi, sarà il simbolo identificativo dei Florio.

Paolo morì nel 1807 lasciando al figlio Vincenzo, di appena 7 anni, un’affermata attività da gestire e un patrimonio economico di spicco. In soccorso di Vincenzo (vista la tenera età), lo zio Ignazio condusse gli affari e puntò sul giovane perché fosse istruito e crescesse nel migliore dei modi.
Quando lo zio Ignazio morì, nel 1827, Vincenzo non ebbe alcuna difficoltà a prendere le redini dell’attività commerciale avviata dal padre, anzi, s’impegnò ad accrescerne la fama oltre che investire su numerosi altri settori quel capitale familiare frutto di sacrifici e sagacia.
Fu così che Vincenzo s’interessò alla produzione e lavorazione del tabacco, alla coltivazione del cotone (realizzò la prima filanda a Palermo), alla produzione e commercializzazione del cognac e del vino Marsala (fino ad allora erano stati gli inglesi, ed in particolare i Woodhouse e gli Ingham ad occuparsi di questo), allo zolfo grazie allo sfruttamento delle miniere e alla fabbricazione di acido solforico, ottenendo il monopolio dal governo borbonico.

Ma è con il mare che Vincenzo stringe un’importante alleanza. Egli, infatti, comprese quanto vantaggio si potesse trarre sfruttando quello che è un collegamento naturale tra le terre e, allo stesso tempo, fonte di sostentamento attraverso la pesca.
Vincenzo allora prese in affitto le tonnare delle Isole Egadi (già lo zio Ignazio aveva avuto in affitto quella di Vergine Maria e di San Nicola, nei pressi di Palermo) dove diede impulso all’industria conserviera della pesca e al commercio del tonno. A lui si attribuisce il sistema di conservazione del tonno sott’olio e l’introduzione della pesca a reti fisse.

Famosa è la tonnara dell’Arenella, acquistata nel 1830, e conosciuta come “I Quattro Pizzi” in riferimento alle guglie neogotiche che la sovrastano. Qui i Florio erano soliti trascorrere i fine settimana e accogliere personaggi illustri provenienti da tutto il mondo. Tra questi, la zarina di Russia che rimase talmente colpita dalla bellezza del posto da farne riprodurre fedelmente uno uguale nella sua residenza estiva vicino San Pietroburgo. In memoria di Palermo, lo chiamò: “La Renella”.

Non è allora difficile capire in che modo, i Florio – da Paolo alle generazioni successive – portarono alto il nome dell’isola. Ebbene sì, perché è grazie a loro che la Sicilia vanta la prima compagnia di navi a vapore del mondo, la “Società dei battelli a vapore siciliani” che garantiva i collegamenti tra Palermo, Napoli e Marsiglia.
E non solo: la nascita della prima industria metallurgica in Italia “Orotea”; l’esposizione nazionale a Palermo nel 1891 con lo scopo di invogliare l’imprenditoria estera ad investire nel capoluogo; la costruzione del Teatro Massimo, uno dei più grandi teatri lirici del mondo; la “Targa Florio”, la corsa d’auto più antica…

Erano altri tempi, quelli dei Leoni di Sicilia, i Florio!

 

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