di Omar Gelsomino   Foto di Mario Alberto Alberghina

Fede, folclore e tradizioni si fondono insieme. Nel periodo di Pasqua si susseguono manifestazioni ed eventi che si perpetuano nel tempo, secondo riti consolidati negli anni e altri rivisitati in chiave moderna. Se nei venerdì di Quaresima in tutte le Chiese viene ricordata la Via Crucis, particolare era quella celebrata nella Chiesa di San Bonaventura quando giunti alla XII stazione si abbassa una tela che copre l’immagine del Crocifisso, scolpita da Frà Umile da Petralia, un rito questo “a calata da tila” a cui i fedeli assistevano in religioso silenzio. A Caltagirone il primo appuntamento pasquale coincide con la Festa dell’Addolorata, quando nella Chiesa dei Cappucini si venera il Cristo morto e l’Addolorata, mentre lungo il viale antistante è una gioia per gli occhi e il palato: su bancherelle improvvisate si trovano i fischietti, la terracotta sonante, dai colori vivacissimi sino ai tradizionali dolci come cubbaita, giuggiulena e torrone. Nelle vetrine delle pasticcerie si trovano dagli agnelli di pasta di mandorla ai palummeddi di zucchero ed albume d’uovo, dai cannileri cu l’ovo ai famosi panareddi (panieri fatti di pasta, zucchero e strutto e poi decorati con diavolina e frutta di pasta e delle uova al centro). Le palmette, abilmente intrecciate, e rametti di olivo, dopo la benedizione per la Domenica delle Palme vengono conservati a casa in segno di augurio. Da anni si rinnova l’appuntamento con la sacra rappresentazione della via Crucis, alcuni attori interpretano gli ultimi momenti di vita di Cristo, dal processo alla morte, tra piazza Municipio sino alla maestosa Scala di Santa Maria del Monte. Il giovedì Santo invece è dedicato alla visita dei Sepolcri (da fare sempre in numero dispari), racchiudenti il corpo mistico di Cristo, realizzati in ogni Chiesa. Il Venerdì Santo, giorno di lutto e di silenzio, dalla Cattedrale parte la processione, composta da una scultura lignea di Giuseppe Vaccaro riposta nell’urna, il “Cataletto” del Cristo morto, e la statua della Vergine addolorata in gramaglie che lo segue portati a spalla. Ma l’appuntamento tanto atteso è il pomeriggio della domenica di Pasqua quando si svolge la tradizionale rappresentazione della Giunta, dominata da San Pietro, una figura imponente in cartapesta alta 3 metri, che giunge in Piazza Municipio dall’omonima Chiesa, per andare incontro a Gesù Risorto e darne l’annuncio alla madre Maria. Da questo incontro prende il nome ‘a Giunta: San Pietro, sorretto da due portatori, alla vista del Cristo risorto va alla ricerca, mentre la folla si allarga o restringe per consentire il passaggio spedito dell’Apostolo, per dare la lieta novella della Resurrezione alla Madonna. Le prime ricerche di San Pietro sono vane ed il suo sguardo si ferma per scrutare gli angoli della piazza e le strade adiacenti. Nella corsa il vento gonfia il suo mantello color porpora, facendolo apparire ancora più maestoso. Finalmente, l’incontro avviene all’angolo tra la piazza Municipio e la via Luigi Sturzo, mentre le campane suonano a festa. L’Addolorata al cui fianco vi sono i due custodi del sepolcro, “Cicchittu e Nancittu”, alla vista del Figlio, lascia il manto nero (segno di lutto) e rimane vestita di bianco e azzurro, colori, che simboleggiano la sua felicità. Poi, allargando le braccia, abbassa tre volte la testa per rendere omaggio a Cristo, mentre la folla festante accompagna i tre inchini dell’Addolorata con un corale “Viva Maria”. La Scala di Santa Maria del Monte si trasforma in una grande platea: migliaia di turisti la gremiscono per poter ammirare l’evento. Le tre figure percorrono in processione le vie del centro storico e in Piazza Marconi, avviene la cosiddetta “Spartenza” sempre sotto gli occhi di una moltitudine di gente che aumenta ogni anno, le tre statue si congedano dai fedeli per far ritorno nelle loro Chiese, con il consueto saluto delle rondini ma soprattutto con la malinconia dei fedeli, che dopo l’esultanza dell’evento si allontanano con passo mesto.

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