La riqualificazione di San Berillo e i colori Mediterranei di Borgo Parrini

Articolo di Eleonora Bufalino   Foto di Samuel Tasca

Per conoscere al meglio la storia di una città serve dare uno sguardo ai suoi quartieri più nascosti e agli angoli che trasudano di storie. Per Catania questo è il caso di San Berillo, storico quartiere sorto dopo il terremoto del 1693, destinato a diventare il centro direzionale della città etnea. Tuttavia, lo sventramento urbano degli anni ’50 e ’60 lo tramutò in un quartiere dedito a spaccio e prostituzione nonostante la chiusura nel 1958 delle case di tolleranza. San Berillo fu dunque considerato malfamato e “a luci rosse”. Eppure sembra oggi arrivata una rinascita, fatta di piccole conquiste. Da qualche anno a questa parte la società civile si è mossa per rendere il quartiere nuovamente vivibile e visitabile dai turisti.

La riqualificazione urbana di San Berillo è un’attenzione al suo tessuto culturale, architettonico e artistico. Il merito di quest’opera di rivalorizzazione è di tutti coloro che con grande entusiasmo ed energia si sono battuti affinché San Berillo acquisisse un nuovo volto. Di questo coraggio ne sono esempi Nicoletta Castiglione e il marito Giovanni Barone, che da 5 anni gestiscono il lounge bar “First”, immerso in un quartiere adesso frequentato da giovani che lo animano fino a tarda sera. Buona musica, luci colorate, fioriere e murales realizzati dagli artisti del collettivo Res-Pubblica Temporanea che hanno dato un tocco di vitalità agli spazi grigi e alle porte murate in seguito all’abbandono degli edifici.

Altro importante contributo proviene dall’Associazione “Trame di Quartiere”, che ha svolto un lavoro di mappatura della comunità del quartiere e mira alla sua rigenerazione attraverso un approccio fondato sulla conoscenza del vivere quotidiano delle persone che lo popolano. «Uno spazio che offre accoglienza ai vecchi e nuovi abitanti e che punta sulla componente relazionale e sociale», afferma Carla Barbanti. Tra gli obiettivi dell’Associazione c’è anche la ristrutturazione del Palazzo de Gaetani, risalente ai primi anni del ’900. Che sia un nuovo inizio per San Berillo e per l’intera città del Liotro, che pulsa di vita da raccontare.

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Articolo di Samuel Tasca   Foto di Vitalba Bellante

A far eco alla realtà di San Berillo, è il Borgo Parrini, frazione di Partinico in provincia di Palermo. A molti assidui frequentatori dei social il nome non risulterà certamente nuovo, poiché a partire da maggio 2020 il borgo si è trasformato in uno dei set fotografici prediletti dai viaggiatori provenienti da tutta l’isola e dai cinque continenti.

Anche qui si tratta di un’opera di riqualificazione urbana che parte dal basso, da una prima idea di Giuseppe Gaglio, architetto, che decise di acquistare e ristrutturare alcune case dismesse. «Il borgo risale al 1600 ed è stato costruito dai monaci gesuiti che vennero dalla Casa Professa di Palermo – ci racconta Giuseppe -. Si coltivavano qui limoni, frumento e cereali. Erano questi i prodotti principali del borgo che crebbe fino a raggiungere i cinquecento abitanti. Ma negli anni ’60 e ’70 del Novecento il borgo conobbe la decadenza e iniziò a spopolarsi finché restarono solo poche famiglie. Nessuno voleva più vivere lì, le case venivano svendute ed io, invece, credetti a questo progetto».

Così, mosso da questo entusiasmo, Giuseppe inizia la sua opera di riqualificazione architettonica caratterizzandola dalle sue due grandi passioni: l’arte e i viaggi. In poco tempo, infatti, Borgo Parrini inizia a colorarsi dei colori del Mediterraneo, di bianco, ocra e azolo (l’indaco) richiamando numerosi curiosi per la vivacità delle sue tonalità e per l’artisticità della ceramica utilizzata, che ricorda Park Guell a Barcellona.

All’azione di Giuseppe contribuiscono, infatti, artigiani come i ceramisti Giuliano e protagonisti della Street Art quali Peppe Vaccaro, Gianfranco Fiore e Loris Panzavecchia con la sua equipe di Accademici.

«Ho iniziato principalmente per me, ma quando ho visto che la gente iniziava a venire ho capito che stava succedendo qualcosa di straordinario», continua Gaglio, il quale a volte ama mescolarsi tra i turisti per sentire i loro commenti.

Il progetto è stato subito sposato e sostenuto da diverse realtà che collaborano insieme per la promozione del borgo come le Associazioni “La Via dei Mulini”, “Borgo Parrini”, “I Campanili di Borgo Parrini” e la Parrocchia di Maria SS. del Rosario.

Non perdete quindi l’occasione di visitare questo splendido borgo e fate attenzione ai dettagli: a Borgo Parrini esistono nove campanili, ciascuno dedicato a una provincia siciliana. Avrete, quindi, l’impressione di passeggiare tra una provincia e l’altra circondati dall’armonia dei colori del Mediterraneo.

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