La Pastorale di Nardu a Santa Elisabetta

di Merelinda Staita, foto di Giuseppe Parlato

Il comune di Santa Elisabetta, che si trova in provincia di Agrigento, conserva una delle più antiche forme di rappresentazione agro-pastorale siciliana. La cosiddetta “Pastorale di Nardu” che si svolge ogni anno il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, proprio quando avviene la rivelazione della nascita di Gesù.

Ho contattato i fratelli Vincenzo e Pasqualino Casciaro che mi hanno descritto tutte le fasi della Pastorale e, attraverso il loro racconto e consultando autorevoli fonti storiche, sono riuscita a comprendere il valore e il significato di questa straordinaria ritualità fatta di gesti assolutamente non prevedibili. La Pastorale rappresenta la vita dei pastori e dei contadini, il lavoro nei campi e mostra il volto di una Sicilia unica e rispettosa della memoria.

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Il corso Umberto, inteso “Strata longa”, diventa il palcoscenico della sfilata che riproduce la transumanza, ossia la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori dalle zone montuose verso le pianure. Il corteo comincia dalle Grotte di Keli, dove si trovano i Cristalli di Gesso Giganti. Segue la prima sosta alla Matrice e poi continua il cammino fino alla sosta in piazza San Carlo, adornata come una massaria. Nel corteo ci sono: Nardu, lu Curatulu cu la scecca, i tre Cavalieri, i Pastori e tutti gli altri personaggi.

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Nardu è il garzone della massaria ed è “l’ultimu chiovu di la curriola. Tutti gli danno gli ordini e Nardu li esegue. Sembra un personaggio bizzarro e stolto, ma in realtà capisce tutto e sa fare tutto. Trova il coraggio di farsi rispettare da lu patruni, da lu camperi e da lu curatulu, i quali per fargli svolgere le sue mansioni: “lu piglianu cu lu virsiceddru, lu cuvernanu comu un principinu, ci dunanu lu Purciddrateddru, l’aranciteddru, l’uviceddru duru, la ricotta, la tagliarina, lu vinu e la sanzizza sicca e sparti a la fini vinci sempri iddru!”.

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Nardu è il primo che si rende conto del meraviglioso mistero che stava per compiersi. Infatti, mentre tutti sono seduti all’aperto e controllano il gregge, noncuranti di ciò che li attendeva, resta incantato dalla luce divina che rivela l’istante della nascita del Re dei Re. Nardu si distingue dagli altri personaggi per la sua semplicità e diventa la guida per tutti coloro che arrivano davanti alla grotta che accoglie il Salvatore del mondo. Ecco, la bellezza del personaggio di Nardu che incarna il riscatto degli ultimi.

Il suo aspetto fisico è molto particolare: ha una finta gobba sulle spalle, la faccia truccata di bianco, gli abiti sono consumati e la sacca di juta è stretta sui suoi fianchi da una cintura di ddisa (un’erba resistente tipica dei prati incolti e che viene utilizzata per legare i tralci delle viti, il grano o il fieno). Il copricapo è ottenuto da una calza nella cui estremità viene posto un peso e in mano stringe il bastone da pecoraio.

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Nardu si muove in modo particolare, viene umiliato e anche percosso dai pastori. Allora Nardu, salta, corre, gira su sé stesso e si piega, rendendo sempre movimentata la scena.

Vicino a lui ci sono i cardunara, che si distinguono perché tengono in mano un fascio di cardi selvatici, e i pastori che continuano ad imboccarlo con le mani.

I diversi momenti delineano la quotidianità di una massaria come: lo spostamento del gregge, i preparativi per raccogliere la legna o l’erba, la produzione di ricotta, cacciare e proteggere la propria proprietà.


Finita questa prima parte, che viene considerata pagana, la Pastorale assume toni religiosi e sacri. Nardu giunge per primo alla grotta e vede Maria, Giuseppe e il bambino ed anche i Re Magi.

In conclusione, ancora oggi si può assistere ad una delle feste più singolari della splendida tradizione pastorale siciliana. Un passato che attrae numerosi turisti da tutta la Sicilia che desiderano seguire l’evento ed entusiasmarsi di fronte alle altre bellezze artistiche e culturali del paese. Santa Elisabetta mantiene viva la sua identità, la sua storia, il suo folklore e la sua religiosità.

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Gerlando
Gerlando
21 giorni fa

Sig.ra Merilinda, Plaudo al suo articolato per la dovizia dei particolare e per il certosino lavoro di raccolta dati.

Ha Certamente Interiorizzato il complesso di Questa Ricchezza Storica Culturale, relativo al quel “primitivo” e per primitivo intendo quella Genuina e Originalità di quel Mondo Agro-Pastorale, quel Mondo che ha Servito e dato Impulso per Millenni alla Civiltà Umana, Con Umiltà e Silenzio.

Se questa Straordinaria Rarità Storica di Vita, AUTENTCA perdesse la sua Connotazione Originale non Avrebbe più Senso Celebrarla.

Nei giorni che la precedono qualche Luminare, o più, hanno deciso di abbinarle giornate di promozioni Vari, questa confusione, non solo è un’Aggressione Dannosa, di fatto fa perdere interesse e Lustro alla Storia prima e alla Festa di “NARDU” ancora Prima.

Grazie Tante per il suo Pregevole Apporto Sigg.ra Merilinda