La natività nell’arte: tra umano e divino, storia e leggenda

 

Articolo e Foto di Alessia Giaquinta


 

“Maria lavava, Giuseppi stinnìa,
u Figghiu ciancìa ppo’ suonnu ch’avia”

L’inizio di una nenia tramandataci dalla tradizione ci presenta un’immagine della Sacra Famiglia simile a quella di ogni famiglia: Maria e Giuseppe affaccendati, mentre Gesù piange perché ha sonno. Sono loro i protagonisti del Natale, personaggi che l’arte di ogni secolo ci ha tramandato, mostrandoci la loro natura umana immersa nel progetto divino.

“Zittiti Figghiu ca ora ti pigghiu,
ti cantu la ninna fa la vò, fa la vò”

Così continua il canto: Maria prende in braccio il figlio, lo culla tra le sue braccia per addormentarlo, poi lo depone in una mangiatoia, come ci tramandano i testi biblici, ed inizia ad adorarlo, riconoscendo in suo figlio il “Salvatore del Mondo”. Questa scena, tenerissima, ha ispirato artisti e scultori nelle loro rappresentazioni della Natività.

A Militello in Val di Catania, per esempio, nella Chiesa di Santa Maria della Stella si trova un’opera di grande pregio commissionata dalla famiglia Barresi all’artista e scultore fiorentino Andrea della Robbia, nel 1487. L’ opera, in marmo a tutto rilievo, è divisa in tre parti: la scena principale presenta la nascita di Gesù in una capanna, dove Maria e Giuseppe, affiancati dal bue e da un asinello, circondati da angeli e pastori, adorano il “Figlio di Dio”. L’atmosfera è gioiosa. Anche la natura, rigogliosa, sembra partecipare all’evento.
Come in un racconto, la pala continua nella parte inferiore dove è rappresentata la Passione di Gesù, mentre in alto c’è Dio, che di ogni cosa è principio e fine (alfa e omega), nell’atto di benedire.

 

“Maria lavava, Giuseppi stinnìa,
u figghiu ciancìa ra’ fami ch’avìa”.

Ecco ancora un altro aspetto della nenia: Gesù piange perché ha fame. E possiamo immaginare questa scena con gli occhi dell’artista chiaramontano Simone Ventura che, a metà del ’700, ha prodotto due affreschi attualmente posti nella Chiesa di Santa Maria La Nova di Chiaramonte Gulfi.

Collocate una di fronte all’altra, le due opere tardobarocche, ornano la cappella del Santissimo Sacramento. Parliamo della “Natività” e della “Adorazione dei Magi”, ambientate entrambe nel medesimo scenario: un edificio classico in rovina, sfondo tipico del presepe napoletano del ’700. In entrambe le opere il Bambinello è protagonista, ed è colui che riceve doni e preghiere: da parte degli umili pastori nella “Natività”, e dei ricchi Magi nell’affresco posto di fronte. Il Bambinello, dono per il mondo, lascia che il mondo faccia a lui dei doni. Ma non è ancora sazio, …

 

“Un cianciri figghiu ca ora ti pigghiu,
manciari nun ci nn’è, ti rugnu a nnennè”.

È sempre Maria, la Madonna, a trovare una soluzione: è lei che ha il nutrimento per il Figlio, per i figli, per il mondo. L’arte, nelle sue molteplici forme, la raffigura nel suo atto più materno e umano: quello di allattare al seno Gesù. Sono numerose e affascinanti le rappresentazioni della cosiddetta “Madonna del Latte”, la cui iconografia fu abolita con il Concilio di Trento, nel 1545. A Modica, nella Chiesa del Carmine, si trova una statua in cartapesta del XIV secolo, che rappresenta un’elegante Madonna col seno scoperto, pronto a sfamare il Figlio.

Icona prediletta delle donne in maternità, la Madonna del Latte è oggetto di devozione popolare: numerose donne, infatti, la implorano durante l’esperienza del parto o dell’allattamento, specialmente quando questo non è abbastanza per sfamare il neonato.


A proposito di credenze popolari: nel Santuario di Maria SS. di Gulfi, a Chiaramonte, esiste una particolare grotta della Natività, che attualmente ospita statue in legno e cartapesta del XIX secolo, ma che – leggenda vuole – anticamente custodiva un presepe, il più antico al mondo, davanti al quale si inchinò San Gregorio Papa nel 576 d.C. Nessun documento, però, ne conferma la veridicità.

Ciò che è sicuramente vero è che l’arte è stata, ed è, capace di comunicare ai fedeli – e non solo – attraverso colori, marmo, cartapesta, legno, vetro o anche fredda roccia, il mistero e la magia del Natale.

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