Articolo di Omar Gelsomino,   Foto di Mariella Renda

Arrivare ai suoi piedi e ammirarne la sua straordinaria bellezza quando i raggi del sole non fanno che esaltarne i colori e i decori delle mattonelle che rivestono le alzate del monumento simbolo della città della ceramica oppure quando lo scorrere veloce delle nuvole disegna strane sagome è la reazione più naturale che si possa avere quando si ha davanti la Scala di Santa Maria del Monte.

Costruita nel 1606 per collegare la parte vecchia a quella nuova della città, sembra stagliarsi nel cuore del centro storico, dove anticamente si ergeva il castello arabo-svevo e poi fu edificata l’omonima Chiesa settecentesca, inizialmente come una strada in forte pendenza e in seguito trasformata in gradinate discontinue interrotte da alcune piazzette. Solo nel 1844 divenne un’unica rampa, su progetto dell’arch. Salvatore Marino, per poi essere impreziosita nel 1956 da mattonelle policrome raffiguranti i motivi ceramici siciliani, dall’età araba ai giorni nostri, inserite nelle alzate dei 142 gradini, per volere del Prof. Antonino Ragona.

A rendere ancora più suggestivo questo monumento, dichiarato Patrimonio dell’Umanità, è la famosa “luminaria”, cioè la scala illuminata con dei coppi ad olio nelle sere del 24 e 25 luglio, festa dedicata al patrono della città, San Giacomo. Fu l’architetto siracusano Natale Bonajuto nel 1785 a progettare delle architetture piramidali colorate che illuminassero la scala ma padre Benedetto Papale, un frate dell’Ordine dei Minimi, con la sua creatività coniugò i ricami a filet con le decorazioni dei paramenti sacerdotali ricavandone dei motivi floreali. Alla sua morte altri ne continuarono la realizzazione dei disegni ma solo una famiglia, quella dei Russo, si è occupata della collocazione dei coppi, che da generazioni ha tramandato questa tradizione di padre in figlio.  Solo da alcuni anni il maestro ceramista Enzo Ripullo, insieme agli Angeli della Scala, ha curato l’installazione. Così dopo alcuni giorni di preparazione avviene la messa in opera dei coppi, (in passato avveniva quasi sempre a tarda notte), realizzati a forma di cilindro con la comune carta da disegno, vengono colorati a mano, col verde e il rosso anilina, mentre alcuni sono lasciati al naturale affinché una volta accesi assumano il colore dell’oro.

All’interno, il coppo è riempito con della sabbia, sulla quale sarà sistemata la “lumera”, una piccola lucerna in terracotta con uno stoppino in cotone, riempita di olio extravergine d’oliva. Ovviamente la collocazione dei coppi lungo la Scala non è del tutto casuale, tanto che per posarli correttamente vengono tracciati dei segni sulle alzate in modo da rispettare fedelmente quelli che sono i “canoni” dettati rigorosamente dal disegno.

Il giorno per antonomasia, dedicato alla Scala, il 24 e poi il 25 luglio, festa del Santo Patrono, San Giacomo, in migliaia accorrono, soprattutto adolescenti e turisti, solo per il piacere di partecipare a questo evento tanto atteso, con il “bucceddu”, uno stelo secco di graminacee, una volta che l’illuminazione pubblica viene spenta attendono trepidanti il fischio del capomastro per accendere i coppi. Pian piano come per magia sulla Scala s’illumina un meraviglioso arazzo formato da migliaia di fiammelle, circa cinquemila, tremolanti e colorate, un momento allietato da fantastici giochi pirotecnici. Appuntamento rinnovato anche nelle sere del 14 e 15 agosto, festa di Maria Santissima del Ponte.

Uno spettacolo unico al mondo allieta migliaia di turisti, italiani e stranieri, che rimangono incantati, tra la gioia e lo stupore, da quel tappeto di luci sfavillanti che via via prende sempre più intensità.

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