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Bianca Events Bianca Magazine N.28

La festa di San Giorgio a Ragusa: un tripudio di colori e devozione

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Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Lorenzo Tumino

Il culto di San Giorgio, a Ragusa, si perde nella notte dei tempi. Venerato già nel periodo greco-bizantino, San Giorgio divenne figura emblematica con i Normanni che riconobbero, nella battaglia del 1063 a Cerami, la loro vittoria contro l’esercito islamico grazie al supporto di un cavaliere armato di spada, con un vessillo bianco sul quale era disegnata una grande croce rossa: San Giorgio.

Chiaramente si tratta di miracolo, di suggestione o leggenda. San Giorgio, infatti, visse in Cappadocia nel III secolo dopo Cristo. Educato cristianamente, il giovane intraprese la carriera militare ricoprendo la carica di tribuno delle milizie. Subì vari tormenti a causa della sua fede cristiana: fu fustigato, lacerato e chiuso in carcere dove, si narra, Gesù gli annunciò sette anni di atroci sofferenze, tre volte la morte e la risurrezione.
Fu martirizzato con la decapitazione, probabilmente intorno al 303 d.C. Le gesta del martire furono immediatamente celebrate e il culto si diffuse velocemente sia in Oriente sia in Occidente.

A Ragusa la festa di San Giorgio cade, in genere, l’ultimo fine settimana di maggio. Il calendario liturgico, però, stabilisce la ricorrenza del martirio il 23 aprile.
E sono tanti, tantissimi, i devoti che in occasione della festa affollano la chiesa, la piazza e le vie della città per rendere onore al Santo. Una tradizione che puntualmente si ripete, che si alimenta di devozione e fede e che manifesta, attraverso il folklore e la pietà popolare, la gioia del popolo cristiano.

Ecco allora che dietro ogni rito, simbolo e manifestazione si nasconde un significato ulteriore. La statua di San Giorgio, per esempio, presenta un giovane vittorioso su un cavallo bianco e, in basso, un drago trafitto dalla lancia. In questa immagine si intreccia sicuramente la storia di San Giorgio con la leggenda che vuole che egli riuscì a sconfiggere un drago pericoloso. Ma, oltre questo, il richiamo cristiano è quello del trionfo di Cristo sul peccato (drago), l’eterna lotta tra il bene e il male, e il cavallo bianco altro non è che il simbolo della fortezza e del ritorno di Cristo, come preannunciato nell’Apocalisse di San Giovanni.La tradizionale “ballata” – che consiste nel movimento del fercolo, per mezzo dei portatori, come in un ballo – richiama invece la gioia pasquale. E poi ancora i petali di rose che vengono lanciati dai balconi sono simbolo di martirio e vita eterna; i fuochi pirotecnici manifestano il gaudio per la gloria celeste del Santo, il lancio di carte colorate durante l’uscita è la moderna espressione di gioia dei fedeli nell’accogliere il loro Patrono per le vie della città.

Tutto questo, e molto altro, è sintetizzato in tre giorni di festeggiamenti che vanno dal venerdì alla domenica, giorno vero e proprio della festa.
Tradizionalmente, il venerdì il simulacro di San Giorgio e l’Arca Santa – dove sono custodite le reliquie di alcuni santi e dello stesso San Giorgio – vengono portate dal magnifico Duomo barocco, dove sostano tutto l’anno, sino alla Chiesa del Purgatorio, in piazza della Repubblica. L’Arca resta lì fino al giorno successivo mentre il Santo viene portato in processione fino alla Chiesa di San Tommaso (vicino ai Giardini Iblei). Il sabato, insieme, fanno rientro al Duomo. La domenica è caratterizzata da giri della banda musicale per la città, dalle messe solenni sin dalle prime ore del mattino e dalla maestosa processione serale del simulacro di San Giorgio, seguito dall’Arca Santa, dalle autorità religiose e civili, da varie confraternite e da numerosissimi fedeli e turisti provenienti da ogni dove. Durante questa processione, i portatori gridano “Tutti Truonu” per indicare che San Giorgio è il patrono della città.

La festa di San Giorgio a Ragusa Ibla può considerarsi certamente una delle tradizioni religiose e folkloristiche più spettacolari di Sicilia: un tripudio di colori, devozione e sentimento d’appartenenza che anche quest’anno, a causa dell’emergenza Covid, mancherà.

 

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