Articolo di Titti Metrico,  Foto di Samuel Tasca

La Sicilia è un dono di Dio. C’è un luogo incantevole, in cui subito vieni avvolto da un mix di colori, di luci e di profumi. Dove siamo? Esattamente a Castelbuono, un borgo di circa 9000 anime sulle Madonie, rinomato per la caratteristica e rarissima manna, un prodotto pregiatissimo ottenuto dalla corteccia del frassino e per la raccolta differenziata fatta usando dei simpatici asinelli.

In questo numero, Bianca Magazine parlerà di un’altra eccellenza locale conosciuta e pluripremiata in tutto il mondo: 3 Stelle Superior Taste Award di Bruxelles e la Castagna d’Oro 2017 a Vernasca, solo per citare gli ultimi riconoscimenti.

Una storia che merita essere raccontata, “la favola Fiasconaro”, la nostra redazione ha visitato l’azienda dolciaria siciliana, la pasticceria e lo show room, oggi conosciuta in tutto il mondo, e a raccontarci la storia della famiglia è Nicola Fiasconaro.

Quando nasce la vostra azienda?

«L’azienda Fiasconaro nasce nel 1953, dove papà (Mario, nda) avvia la prima officina dolciaria, a raccontarla ha un grande effetto, ma non era facile in un’epoca in cui non esisteva la tecnologia. Se volevi fare il dolciere il frigo era fondamentale e a quei tempi non esisteva, ma per fortuna, negli anni ’50, a dosso di muli si andava in montagna a prendere il ghiaccio nelle neviere per fare la granita agli agrumi o alle mandorle, cosi iniziò mio padre».

È stato naturale innamorarsi dell’arte dolciaria?

«Io e i miei fratelli Fausto e Martino eravamo pigri a scuola ma papà è riuscito a farci innamorare di questo mestiere sin da subito. Lui con pochi componenti realizzava delle prelibatezze così mi mandò a fare uno stage in giro per la Sicilia, ricca di duemila anni di storia e che vanta un primato nell’alimentazione: i popoli che hanno occupato la nostra isola hanno lasciato due tracce fondamentali, una è quella del barocco, l’architettura arabo-normanna, ecc… e l’altra l’alimentazione con gli spagnoli, i francesi e gli arabi sopratutto nel settore dolciario, quindi la mia passione e la mia curiosità divenne sempre più grande. Frequentai in Veneto la prima Accademia di Arte Culinaria e partecipai a diversi concorsi internazionali di pasticceria per confrontarmi con i miei colleghi italiani e stranieri. Quando un giorno un maestro spiegava i dolci da ricorrenza soffermandosi sull’incredibile mondo delle paste acide pensai a mio padre, ogni anno vendeva nel nostro bar 2000 panettoni provenienti dalla Lombardia, dal Piemonte e dal Veneto l’anno successivo questi panettoni li sfornavamo nell’antico laboratorio di S. Nicola, cominciammo prima nelle Madonie, poi nel palermitano e i cultori siciliani incuriositi dalle novità. Inizialmente a Milano e a Verona abbiamo sofferto un po’ ma, quando si dimostra di saper fare le cose per bene e buone non solo ci hanno accettato ma è nato anche un ottimo rapporto di grande amicizia e stima, collaboriamo insieme perché si deve fare sistema».

Come ci si sente ad essere l’ambasciatore delle eccellenze dolciarie nel mondo?

«È una bella responsabilità, ti dà soddisfazione e ti carica nello stesso tempo. Quando si è all’estero si parla della nostra bellezza, non c’è un angolo della Sicilia dove non ci sia una grande cultura legata al cibo o alle architetture. Abbiamo un patrimonio che il mondo ammira e ci invidia».

In questi anni hai ricevuto tanti inviti ad aprire fuori Sicilia Nicola Fiasconaro riuscirete a resistere?

«La mia era una provocazione, non l’avrei mai data vinta a loro. Andare via è come essere sconfitti. Un incidente burocratico mi ha radicato ancor di più al mio luogo di appartenenza. Spero che il nostro esempio possa aiutare chi non ha la nostra visibilità. Questa maledizione burocratica deve finire, è il cancro della nostra terra».

Come vedi la tua azienda nel futuro?

«È un’azienda giovane nonostante la sua lunga storia che sta lavorando sul ricambio generazionale, il fatto che i nostri figli lavorino con noi ci incoraggia. Abbiamo reinvestito i nostri utili nel progetto Fiasconaro 2020, una sede più grande e innovativa con una mensa aziendale e un asilo nido per i figli dei nostri dipendenti. Una volta realizzato questo progetto ci dedicheremo a portare il nostro patrimonio dolciario nel mondo».

Quale panettone rappresenta Nicola Fiasconaro?

«Quello alla Manna! Per me fu una vera scommessa dato che il panettone fa parte della cultura del Veneto, del Piemonte e della Lombardia. Il primo panettone che inventai fu quello alla manna perché rappresentasse la nostra identità. Un dolce della cultura nordica ma con ingredienti di casa mia. Il secondo panettone è quello madonita, perché utilizzavo le nocciole di Polizzi Generosa, dove c’è una piccola produzione nelle montagne vicino Piano battaglia, in primis l’identità, poi il cioccolato di Modica oggi sto studiando il datterino di Pachino… ».

L’azienda Fiasconaro leader nel mondo dolciario non finisce mai di stupirci!!! Un ringraziamento personale a tutta la famiglia Fiasconaro ed in particolare a Nicola, persona davvero strabiliante e meravigliosa.

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