Articolo di Omar Gelsomino    Foto di Archivio Sonzogno Editori

La musica per lui non è un fine ma il mezzo per comunicare sentimenti ed emozioni con il mondo. È un musicista, un virtuoso del violoncello, un accademico, un compositore fuori dal comune e un esploratore del mondo dei suoni, dei continenti emotivi, del tempo, del mondo in tutta la sua varietà e interezza. Per Giovanni Sollima, autore poliedrico palermitano di fama mondiale e figlio d’arte, «Il suono è uno strano flusso. L’aria, l’acqua e il suono sono tutte materie liquide. Il suono ti avvolge, ti copre, scompare, ti trafigge, può essere violentissimo. È qualcosa che non riesci ad afferrare, perché lui ti abbraccia, ti prende. Io sento questa cosa. Se tolgo questa patina protettiva che è il suono e mi spoglio divento fragilissimo o fortissimo, comincio a lottare, a tirare fuori i denti e mi accorgo di com’è il mondo. A me non dispiace, se ne parla male ed è tremendo, ma in questa negatività vengono fuori delle isole di positività e di una bellezza incredibile».
Il suo genio creativo lo spinge a esplorare diversi generi, dal Rock al Jazz, dalla musica elettronica a quella mediterranea e con il suo unico compagno di scena, un violoncello Francesco Ruggeri del 1679, trasmette i suoi stati d’animo nella sua musica senza confini.
«La musica può assumere qualunque forma e valenza e la cosa più inaspettata per me è che spesso ciò che dico viene interpretato in maniera diametralmente opposta ma valida o comunque con una certa libertà. La musica ha un segno, fornisce un indizio, poi è come una schermata internet, vai a cliccare e prendi dei percorsi, delle strade che ti portano anche lontano».
Giovanni Sollima è anche un grandissimo compositore di colonne sonore per il cinema, il teatro e la danza, tanto che, oltre a proporre le sue composizioni in tutto il mondo, gli sono stati tributati tantissimi premi, «Per me il brano nasce da un indizio oppure arriva già composto in qualche modo, spesso nasce dalla fine, alcuni brani è come se maturassero nella mia testa da tempo».
Ovviamente i suoi continui viaggi in giro per il mondo hanno “contaminato” le sue composizioni «Quando scrivo il tema del viaggio, anche a volerlo evitare, è sempre saltato fuori nei miei pezzi in modo palese, dirompente, a volte anche fastidioso».
Insegnante presso la Fondazione Romanini di Brescia e l’Accademia di Santa Cecilia e direttore artistico della Società Italiana del Violoncello da sempre coinvolge gli allievi anche in attività extra accademiche, «Il mio rapporto con i ragazzi è alla pari, da coetanei, perché con loro ho anche un rapporto di amicizia. Gli stimoli non sono legati solo alla musica, propongo di studiare delle cose, loro propongono di lavorare su certi pezzi, fanno ricerche anche su internet, si ascolta. Insomma insegno in un conservatorio ma c’è ben poco di accademico in quello che faccio».
Il suo genio creativo lo porta a sperimentare continuamente, nuovi generi, nuovi strumenti, nuove sonorità, e di recente si è concluso il N-Ice Cello, un tour che ha interessato tutta la Penisola, un progetto culturale e musicale in cui Giovanni Sollima si è esibito nelle sue performance con un violoncello di ghiaccio realizzato dall’artista americano Tim Linhart. «L’idea è nata una decina di anni fa in Val Senales sui 3000 metri di quota in un igloo e suonato in una bolla con una temperatura di circa -12 gradi dando la sensazione di essere un grande risuonatore mentre il suono è siderale, ancestrale, diverso, più lungo». Con questo progetto, che prevede anche un docufilm scritto e diretto da Corrado Bungaro, con la raccolta di riflessioni di personaggi incontrati dalle Alpi alla Sicilia, si vuole far riflettere sul tema dell’acqua e della sua importanza globale, poiché ogni anno milioni di persone si spostano dal sud al nord alla sua ricerca. E questo tour è stato un itinerario al contrario, restituendo così l’acqua nel Mediterraneo. Giovanni Sollima, ricercatore e sperimentatore di nuovi suoni, presto saprà regalarci nuove emozioni con i suoi virtuosismi con il violoncello.

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