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Bianca Events Bianca Magazine N°21

La cavalcata di San Giuseppe a Scicli

La cavalcata di San Giuseppe a Sciclidi Alessia Giaquinta   Foto di Emanuele Caschetto

“In Scicli è un altro paio di maniche. Lì, come in molti altri paesi, c’è un uomo che ha l’impiego di San Giuseppe. Or nella sera della vigilia il popolo tutto quanto, invaso da sacro entusiasmo, afferra il Patriarca, lo sospinge a furia di braccia, lo pone a cavalcioni di asino, gli mette tra le braccia un bimbo di stucco e lo costringe a correre per tutte le vie e viuzze del paese, preceduto da un’immensa caterva di villani e operai, chi a cavallo, chi a piedi, ma tutti con le fiaccole in mano, tutti urlanti e fischianti, tutti in corsa vertiginosa”.

É così che, nel 1876, ne i “Canti popolari del circondario di Modica”, Serafino Amabile Guastella descrive la suggestiva Cavalcata di San Giuseppe a Scicli.
Una festa che affonda le sue radici in un remoto passato in cui nobili cavalieri rendevano omaggio al Patriarca in occasione della sua festa, il 19 marzo.
Fu però dopo il Concilio di Trento che il culto di San Giuseppe si diffuse maggiormente e nel 1870, quando Papa Pio IX lo proclamò Patrono della Chiesa, crebbe la devozione popolare per il Pater Putatibus di Gesù, obbediente alla volontà di Dio, umile e lavoratore, mite per eccellenza.
Nella città barocca, così, la Cavalcata di San Giuseppe divenne espressione visibile del legame tra gli sciclitani e il Santo, facendo memoria, in particolare, della fuga in Egitto della Sacra Famiglia.

I Vangeli narrano, infatti, che Giuseppe vide in sogno un angelo, il quale gli comandò di fuggire, insieme a Maria e al Bambinello, in Egitto poiché Erode stava cercando Gesù per ucciderlo.
A partire da questo episodio, a Scicli, l’omaggio dei cavalieri al Santo divenne anche l’occasione per riproporre il viaggio della Sacra Famiglia, rappresentata da tre figuranti che attraversano le strade e le vie della città scortati da cavalli, amazzoni e cavalieri vestiti con abiti della tradizione siciliana.

Inalterato è l’entusiasmo di coloro che di generazione in generazione si adoperano per l’evento, inserito nel 2010 nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana.

I cavalli che seguono la processione sono bardati con strutture non invasive (assicurano i bardatori) riccamente decorate e tali da poter essere considerate vere opere d’arte. Per riempire i disegni che caratterizzano le bardature si utilizza la violaciocca, fiore primaverile ricco di simbologie (in dialetto balucu, dal latino baculum ossia bastone) legate alla figura del Patriarca, che – come vuole la tradizione – è accompagnato da un bastone fiorito a ricordo della sua elezione a sposo di Maria.
I temi rappresentati richiamano alcuni episodi della vita di San Giuseppe e della Sacra Famiglia.

Per diversi mesi, con lavoro minuzioso e certosino, associazioni e famiglie si adoperano nei dammusa per creare la bardatura più particolare e significativa. Tanti sono i premi che vengono conferiti ai gruppi partecipanti all’evento: nell’edizione 2020, che si terrà il 21 e 22 marzo, oltre al Palio “Cavalcata di San Giuseppe – Comune di Scicli”, verrà assegnato il Trofeo “Nicolas Giunta”, il Premio “Patriarca”, il Premio “Guglielmo Alfieri”, il Premio al gruppo partecipante più giovane, il Premio alla testiera più bella, il “Premio Eleganza” e il “Premio Tradizione”.

Gli Amici di Giorgione in stretta collaborazione con don Ignazio La China e la parrocchia San Giuseppe sono già a lavoro perché anche quest’anno la Cavalcata di San Giuseppe sia nel rispetto della tradizione e impeccabile nell’organizzazione.

I figuranti della Sacra Famiglia, nel corteo per le vie della città, incontreranno i pagghiara, falò accesi per l’occasione nei crocicchi delle strade, simboli e strumenti di luce e calore che, a processione conclusa, diventeranno luogo di ritrovo e convivialità per le famiglie.

Una festa unica nel suo genere, definita da Elio Vittorini “un’infiorata a cavallo”.
Nessuna parola però sarà mai all’altezza per descrivere il sentimento di ardore e devozione degli sciclitani quando, con sguardo fiero, invocano il Santo “Patrià, Patrià, Patriàrca!”.

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