A vecchia. La befana siciliana che vive in una grotta di Gratteri

Di Giulia Monaco

La Befana è una figura tipicamente italiana legata al passaggio dall’anno vecchio al nuovo. Ma quali sono le sue origini, e come viene declinata nella tradizione siciliana?

La figura di una donna che vola a bordo di un manico di scopa nasce probabilmente in seno ad antichi riti propiziatori pagani. Si credeva, infatti, che nelle dodici notti successive al solstizio d’inverno avessero luogo dei riti per la rinascita della natura, durante i quali misteriose figure femminili si libravano sui campi per propiziare il raccolto.

In Germania e in Austria la Befana si chiama Perchta o Berchta, ed è una donna vecchia dagli abiti lisi e dai capelli scarmigliati in rappresentazione dell’anno vecchio, vissuto e logoro.

Un racconto popolare, forse in un tentativo di cristianizzare questa figura folkloristica, narra di un incontro tra la befana e i re Magi. Secondo il racconto i Magi, dopo aver chiesto indicazioni a una vecchia signora per raggiungere Betlemme, tentarono di convincerla a seguirli. L’anziana, diffidente, rifiutò; ma in seguito si pentì amaramente, e per espiare la sua rinuncia, da allora vagherebbe per le case a consegnare doni a tutti i bambini.

Ma veniamo alla Befana siciliana. In passato in Sicilia, quando la figura di Babbo Natale era ancora di là da venire, i bambini non ricevevano i regali la notte del 24 dicembre, ma la notte di San Silvestro, quando nelle case faceva il suo ingresso A vecchia. Nella tarda serata, nugoli di ragazzi ne annunciavano l’arrivo al grido di “A vecchia veni!”, strimpellando scatole di latta e campanacci. Come in una sorta di Halloween ante litteram, bussavano rumorosamente ai battenti delle case per farsi offrire dolciumi e frutta secca.

La mattina seguente, dopo una notte trascorsa quasi insonne nel vano tentativo di cogliere A Vecchia in flagrante, ai piedi del letto contemplavano sbalorditi i loro regali comparsi magicamente nottetempo.

La tradizione della Vecchia è stata negli anni scalzata da tradizioni più moderne, fino quasi a sparire del tutto. Ma esiste un luogo, nel cuore delle Madonie, in cui ancora, persiste quest’antica usanza: il borgo di Gratteri. Di fronte al suo abitato si erge un monte con una grotta chiamata Grattara, ed è qui, secondo l’antica credenza, che risiederebbe A Vecchia.

“La Vecchia” viene solitamente impersonata da un ragazzo avvolto in un lenzuolo bianco, per produrre una fisionomia grottesca che ben si addice alla connotazione classica della povera befana che notoriamente non ha mai goduto della fama di bella donna.
La sera del 31 dicembre il suono di un corno si staglia nell’aria ad annunciare l’inizio della manifestazione. “La Vecchia” esce dalla sua grotta a dorso di un asino, e pian piano si dirige verso l’abitato percorrendo un sentiero tortuoso a forma di serpentina.

A seguirla, un corteo di ragazzi in abiti tradizionali (gilet e giacca di velluto, camicia bianca, fazzoletto al collo e coppola) che recano in mano una torcia artigianale fatta da sacchi di iuta impregnata di cera, raccolta giorni prima nelle chiese del paese, e si fanno strada facendo chiasso con corni e campanacci.


L’effetto scenico è altamente suggestivo: un lungo serpente di luci si disegna sul monte a fendere il buio della notte, come sospeso tra la terra e il cielo. Giunta in paese, “La Vecchia” s’insinua per le stradine dell’abitato, tra la gioia dei bambini e il vociare degli adulti, e lungo il cammino dispensa regali, caramelle e turtigliuna, dolci locali a base di mandorle, noci, nocciole.

Il corteo si conclude poco prima della mezzanotte nella piazza principale di Gratteri, e a quel punto si svolge la Vanniata di festi di l’annu: una sorta di ironico processo pubblico di tutti gli avvenimenti più eclatanti accaduti nel corso dell’anno.
La festa culmina a mezzanotte, quando si brinda in allegria tra lo sparo di mortaretti e petardi.

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