kore-inferi

A cura di Alessia Giaquinta

E se fosse estate per sempre? Beh, magari a molti non dispiacerebbe ma, ahimè, non è possibile! Perché? Lo racconta un mito che prende avvio proprio dalla nostra terra, dal lago di Pergusa con esattezza.
Si narra, infatti, che qui passeggiasse, insieme alle Oceanine, la bella Kore, figlia della dea Demetra e di Zeus. Ade, dio degli inferi, stanco delle tenebre del suo regno, quel giorno decise di fare un giro sulla terra, apprezzando le bellezze che la luce del sole gli rendeva manifeste. Giunto presso il lago di Pergusa, trovò Kore intenta a passeggiare e ne rimase incantato. Fu un attimo: il dio rapì la giovane dea e la portò con sé negli inferi facendola diventare sua sposa. Demetra, madre di Kore, cercò la figlia disperatamente: giunse sino al vulcano Etna, dove accese delle fiaccole perché qualcuno rispondesse al suo grido d’aiuto. A coloro che le donavano ospitalità, lei ricambiava con il dono del grano poiché lei era la dea della terra coltivata e delle messi.
Giungendo a Trapani, alla ricerca della figlia, Demetra perse la falce. Da qui il motivo del promontorio falcato della città di Trapani. Dopo nove giorni e nove notti di vane ricerche, Demetra implorò l’aiuto di Zeus: lui doveva essere sicuramente a conoscenza del luogo in cui si trovasse la figlia. Zeus però non accontentò la richiesta di Demetra che, piena di rabbia, decise di provocare una grande siccità in tutta l’Isola. Così iniziarono a morire piante, animali, e pian piano anche gli uomini.
Zeus, a questo punto, per placare le conseguenze dell’ira di Demetra, chiese al fratello Ade di riconsegnare la figlia e questi obbedì. Prima di rimandarla sulla terra, però, Ade le fece mangiare qualche chicco di melograno, simbolo della fedeltà coniugale che l’avrebbe legata per sempre al regno dei morti.
Si giunse così a un accordo: Kore avrebbe trascorso una parte dell’anno sulla terra insieme alla madre Demetra e per il tempo restante sarebbe tornata negli inferi, fedele al marito. È per questo motivo che, in Sicilia, percepiamo come se ci fossero due stagioni: una “buona” che corrisponde alla venuta di Kore sulla terra e una tinta (cattiva) che inizia con la dipartita della dea verso il regno dei morti.
La madre, Demetra, infatti, dona abbondanza e fertilità alla terra solo in presenza della figlia: ecco dunque la primavera e l’estate e, in contrasto, l’autunno e l’inverno, stagioni non produttive perché Demetra piange la figlia, vittima di un amore che ruba – anche a noi – il calore della bella stagione.

 

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