Articolo di Alessandra Alderisi

I progetti destinati ad avere successo nascono spesso quasi per caso, da un’intuizione che si rivela vincente, da un’idea che riesce a diventare una solida realtà. È questa la storia di Kanèsis, un progetto in continuo divenire sostenuto dal lavoro di due brillanti giovani siciliani, Giovanni Milazzo, il suo ideatore, e Antonio Caruso, co-founder insieme a Giovanni della società che si occupa di sviluppare il progetto.

Si chiama Hempbioplastic ed è la prima bioplastica derivata dalla canapa. Il suo brevetto internazionale è stato depositato nel 2014 decretando la nascita ufficiale di Kanèsis, un progetto ambizioso capace di attrarre al suo interno menti ricettive e giovani che hanno la voglia di mettersi in gioco per migliorare il mondo che ci circonda.
Già dai primi test l’HBP è risultato prestante e con una finitura superficiale paragonabile a quella del legno. È infatti più leggero del 20 per cento e più resistente del 30 per cento rispetto al PLA, al momento la più comune bioplastica esistente sul mercato.
Ma com’è iniziato questo percorso fatto di ricerca, studi, confronti e successi? A Catania, in una tiepida giornata d’autunno, Giovanni Milazzo decide che è arrivato il momento di applicare i suoi studi sull’ingegneria dei materiali agli utilizzi industriali della canapa e dei suoi derivati, concentrando la sua attenzione sulle potenzialità della cellulosa di canapa per la produzione della carta. Così riscopre i princìpi della Chemiurgia, movimento nato negli anni Trenta in America con l’obiettivo di realizzare prodotti industriali esclusivamente da materie prime agricole e naturali, facendo uso di risorse rinnovabili e riducendo l’impatto sull’ambiente. È questa l’idea sulla quale si fonda Kanèsis per realizzare prodotti e soluzioni per l’industria smart.
«In un sistema in continuo mutamento, dove lo sviluppo tecnologico ha raggiunto traguardi importantissimi e l’innovazione è all’ordine del giorno, – ci spiega Giovanni – le nostre coscienze, dovrebbero con la medesima rapidità, riacquistare la consapevolezza che il progresso ha oscurato considerando in maniera marginale i danni e il deturpamento della natura e del nostro pianeta con una diretta ricaduta sull’esistenza stessa della specie umana. Il nostro obiettivo è quello di dare un futuro alla nostra Terra che sia basato sulla sostenibilità e sull’attenzione verso l’ambiente».
Nel 2015 Giovanni incontra Antonio che si occupa di International Management. Insieme danno vita alla società che si occupa di sostenere il progetto Kanèsis che è più di un portfolio di prodotti, profilandosi come un vero e proprio incubatore di idee per la progettazione di nuovi materiali. «Possiamo sviluppare tutti i prodotti di cui abbiamo bisogno dai campi e questa è la nostra mission – ci dice Antonio -. Vogliamo stimolare la ricerca e suggerire un nuovo modo di pensare e agire che sia in linea con lo sviluppo sostenibile del nostro pianeta. Tutti i settori sono dei potenziali obiettivi, dai combustibili alla bioedilizia, dal biomedicale all’automotive. L’Hempbioplastic può essere utilizzato in vari modi lasciando spazio a infiniti sviluppi futuri».
Immaginando un domani in cui la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente saranno i capisaldi della produzione industriale, Kanèsis si impegna a trasformare questa visione in una realtà consolidata dove i materiali eco-sostenibili andranno a sostituire quelli di derivazione petrolchimica. Un’idea vincente che per nostra fortuna non è più solo un’utopia.

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