Kamarina, un museo da vivere

Articolo di Salvatore Genovese

“Ragazzi, andiamo a farci un aperitivo al Museo?”
“E vai! Lì il panorama è magnifico!”

“Cara, stasera pizza?”
“Magari; è da un po’ che non usciamo. Dove andiamo? – “Al Kamarina”.

“Sai, è da un po’ che penso ad un posto magnifico per il nostro matrimonio” “Cioè?” – “Al Museo di Kamarina” – “Ottimo. Mi piace!”.

Tre frasi al momento abbastanza fantasiose, ma che potrebbero acquistare concretezza tra non molto. Parola del direttore del “Parco Archeologico Regionale Kamarina e Cava Ispica”, architetto Domenico Buzzone impegnato, assieme a tutto lo staff, in un’opera di riqualificazione e valorizzazione funzionale che, oltre a questi due grandi Parchi, comprende le aree archeologiche di Caucana e del Bagno Arabo di Mazzagnone (Santa Croce Camerina), il Convento della Croce (Scicli), Cava Ispica (Modica), il Parco della Forza (Ispica), le Miniere di Castelluccio (Ragusa) e la Collezione Quasimodo (Modica).
Nello specifico, quest’opera prevede la “musealizzazione interna ed esterna del Museo Archeologico di Kamarina”.

Un progetto innovativo e articolato, i cui tempi di attuazione sono previsti da giugno 2021 a novembre 2021 – quindi abbastanza brevi – che dovrebbe dare un volto e una funzione nuovi alla struttura museale, sia interna, che esterna.
L’ obiettivo, spiega Buzzone, è duplice: «Mettere in risalto l’aspetto scientifico dei resti archeologici e allestire elementi (e momenti) di grande impatto emotivo e scenografico».

A tal fine, il progetto prevede, oltre al miglioramento dell’interpretazione dell’area archeologica e alla musealizzazione dei vari ambienti, la progettazione di un bookshop, di una caffetteria e di locali accessori.

Il tutto, ovviamente, nel continuo richiamo a quella che fu Kamarina, importante colonia greca fondata nel 598 a.C. dai Siracusani su un promontorio alla foce del fiume Ippari per creare un presidio lungo la rotta africana. Dopo varie vicende, che la videro, tra l’altro, alleata di Atene, Kamarina fu conquistata da Roma nel 258 a.C. e nel corso del tempo accolse le navi da guerra di Cesare, Ottaviano, Pompeo Magno, Scipione ed altri generali Romani. Venne distrutta nell’827 da Asad ibn al-Furat nel contesto della conquista arabo-berbera della Sicilia.

Ovviamente, qualsiasi rimodulazione museale non può prescindere da tali elementi storici ed in tale contesto si muove il progetto di musealizzazione dell’intero complesso archeologico kamarinese.

Già alcuni interventi extra progetto sono stati ultimati da mesi e sono in attesa del necessario collaudo amministrativo.
Domenico Buzzone mette anche l’accento sui continui lavori di manutenzione che la struttura richiede per la sua messa in sicurezza e per consentire da subito l’accesso alla parte esterna dell’area archeologica del museo, come la splendida Agorà, che si presume fosse l’area commerciale dell’antica Kamarina.
«La vastissima area esterna sarà, come da progetto, destinata a diverse attività, anche serali, che, se vogliamo, possiamo definire del tutto innovative, se non addirittura ‘rivoluzionarie’, come la caffetteria».
Domenico Buzzone ha le idee ben chiare e lo spirito giusto per attuarle: il museo non solo come luogo di passaggio, ma anche di aggregazione. Qualcosa, in tal senso, è stato fatto: il museo ha già ospitato eventi culturali, musicali e teatrali, ma in forma temporanea, una tantum.

Adesso l’obiettivo è quello di una diversa fruizione, che consenta stabilità agli eventi extra archeologici.
Quelli archeologici, ovviamente, costituiranno la nervatura dell’attività museale, soprattutto, partendo dall’esterno, puntando all’integrazione del sito in un percorso museale più organizzato e multifunzionale, in grado di inserire gli scavi e le rovine in una visita più ampia ed articolata, arricchita da servizi accessori quali il bookshop, la caffetteria ed altro ancora.

In ogni caso, importanza massima sarà data all’interpretazione visiva e di facile comprensione dei numerosi reperti del sito archeologico.

 

 

 

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