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Bianca Magazine N.25 Bianca Talent

John Real, il talentuoso regista catanese dal gusto americano

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Articolo di Patrizia Rubino     Foto di Salvo Gravina

Non ama essere definito enfant prodige ma John Real, nome d’arte di Giovanni Marzagalli, classe 1988, regista, autore e produttore catanese, ha cominciato giovanissimo a lavorare dietro la macchina da presa, riscuotendo consensi e importanti riconoscimenti. Aveva soltanto ventuno anni quando vinse il Globo d’Oro come “Regista rivelazione dell’anno” con il film horror “Native”, girato sull’Etna. Alle spalle un percorso formativo all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna e due Master all’UCLA della California, la prestigiosa università americana. Dieci film, una serie tv, diversi cortometraggi e tanti altri lavori.

Sin dall’ inizio della sua carriera si è imposto come regista di genere, dal fantasy all’ horror per poi virare sul thriller psicologico e sul drammatico. Dalla fantasia pura alla cruda realtà.
«Amo raccontare storie che provocano forti emozioni, perché credo che il cinema sia un mezzo straordinario attraverso il quale si possano provare situazioni al limite della realtà. Dico questo perché nei miei film fantasy o horror, generi che mi hanno contraddistinto, c’ è sempre un fondo di verità, un legame con la vita quotidiana che per assurdo rende la storia più credibile e, quindi, più emozionante. Il colpo di scena e la suspence continuano ad essere presenti anche quando tratto il thriller psicologico o il genere drammatico».
Nei suoi film c’è una regia di evidente impronta americana; le atmosfere, il suo modo di lavorare, spesso la scelta dei cast e persino i titoli quasi sempre in lingua inglese.
«Il film che mi fece appassionare al mondo del cinema all’età di otto anni fu “L’ultimo dei Mohicani”. Una pellicola epica, travolgente ed americana appunto. Amo molto il modo di fare cinema degli americani e non soltanto in senso artistico. Negli USA si punta molto al prodotto e a quanto può dare, una vera e propria industria che nulla toglie alla professionalità e al merito dei nuovi autori. A differenza dell’Italia dove in questo settore purtroppo si scommette davvero poco sui giovani talenti e sulla professionalità».

Nulla toglie, però, allo strettissimo legame che ha con la sua terra, la Sicilia.
«Sono profondamente attaccato alle mie radici e ai miei valori. Da buon siciliano credo moltissimo nella famiglia, ne ho già una mia, una compagna e due splendidi bimbi. Da sempre, inoltre, lavoro con le mie due sorelle, Adriana che è sceneggiatrice e Maria che si occupa di scenografia. Un lavoro di squadra che grazie all’empatia data dal nostro legame affettivo, ci consente di raggiungere i risultati che ci siamo prefissi. La Sicilia, inoltre, è costantemente presente nei miei film, la scelgo per i luoghi e i paesaggi straordinari ed ineguagliabili. La nostra regione offre un grandissimo potenziale nel settore cinematografico, mancano però gli strumenti e l’organizzazione delle professionalità. Il mio sogno è quello di realizzare qui un polo cinematografico, degli studios, per accrescere sempre più l’interesse di produzioni straniere e al contempo per creare reali opportunità di lavoro per i giovani talenti che spesso si trovano costretti a lasciare la nostra terra».

Ha unito al lato artistico anche quello imprenditoriale. Qualche anno fa ha fondato la Real Dreams Entertainment, società di produzione e distribuzione cinematografica.
«In realtà sono diventato produttore per necessità, considerata la difficoltà di trovare fondi per finanziare i miei film, mi sono organizzato di conseguenza. Ad oggi, però la “Real Dreams” è una realtà in continua crescita, per i servizi che offre ma anche perché mira alla formazione delle professionalità artistiche e tecniche».

I suoi prossimi progetti?
«Purtroppo a causa del lockdown ho dovuto interrompere degli importanti progetti lavorativi. Presto riprenderò la lavorazione di due film; al momento posso soltanto dire che uno sarà di genere drammatico e per la prima volta mi cimenterò in un film western. Una nuova sfida che non vedo l’ora di affrontare».

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