Articolo di Omar Gelsomino    Foto di Shipmates

Quando per la prima volta li vedemmo in Tv erano dei singoli esordienti alla seconda edizione di “Ti lascio una canzone”. Da allora Piero Barone, Ignazio Boschetto (entrambi siciliani, il primo di Naro nell’agrigentino; il secondo di Marsala, in provincia di Trapani) e Gianluca Ginoble, abruzzese, di strada ne hanno fatto e dal 2009 hanno “spiccato” Il Volo. Si chiama proprio così, questo straordinario trio che in dieci anni, dal talent di Antonella Clerici in poi ha firmato un contratto con la Universal e poi con la Sony, ha cantato per le più importanti personalità del mondo, duettato con star internazionali, fatto e continuano a fare tour sold out in ogni parte del globo, nel 2015 ha vinto il Festival di Sanremo con “Grande amore”. Li abbiamo visti al cinema con “Notte Magica”, un film concerto che ha ripercorso le tappe dell’omonimo “A Tribute To The Three Tenors”, recentemente, in Tv nel film “Un amore così grande”, e adesso impegnati in “Musica Tour”.

Tre personalità diverse ma chi siete veramente?
«Siamo tre ragazzi con tanta voglia di fare musica e condividere quello che amiamo fare. Tre ragazzi, con personalità completamente differenti, accomunati dalla passione per lo stesso genere musicale, un po’ dimenticato e stiamo cercando in tutti i modi di riportare di nuovo tra i giovani».

Da un talent al successo mondiale. Come lo vivete?
«Lo viviamo con molta tensione, poiché ti dà lo stimolo a produrre cose nuove, di fare musica, di non mollare mai. La nostra giornata tipo è segnata dal lavoro h24, non riusciamo a immaginare la nostra vita senza questo lavoro, l’ultima cosa che fa l’artista è salire sul palco e cantare, prima c’è tutto un lavoro dietro».
«Le persone che mi stanno vicino quotidianamente mi vedono un giorno sono nervoso, un giorno felicissimo, un giorno pensieroso, un giorno teso, tutti abbiamo lo stimolo e il punto interrogativo del domani, però bisogna godersi sempre il momento (Piero, ndr)».

Se guardate indietro cosa e come vi vedete?
«Vediamo tre ragazzi estremamente privilegiati, guardando al nostro passato non possiamo non credere al destino. Se anche uno di noi avesse partecipato alla prima o alla terza edizione di quel programma non sarebbe nato Il Volo. Da allora grazie a Michele Torpedine, il nostro attuale manager, abbiamo fatto tanto lavoro».
Come siete cambiati?
«In positivo ma anche in negativo (scherzano). Siamo cresciuti umanamente e professionalmente. È chiaro che ognuno di noi ha le proprie esigenze, vuole fare le vacanze da solo, vuole stare più da solo. Noi non possiamo lamentarci, chiaramente come qualsiasi matrimonio o convivenza ci sono momenti di discussioni, la cosa più matura per un gruppo e per qualsiasi rapporto è trovare il giusto compromesso, un punto d’incontro».

Come ci si sente a essere ambasciatori del Bel canto nel mondo?
«È una grande responsabilità. Pavarotti, Bocelli e Il Volo condividono le stesse canzoni. Le persone che vivono all’estero non vedono l’ora di ascoltare “O sole mio”, “Torna a Surriento”, “Nessun dorma”, “Libiamo”. Il nostro successo è dovuto all’eco e alla forza della tradizione musicale italiana».

Fra le celebrità che avete incontrato, chi vi ha colpito di più?
«Ognuno di noi ha il suo preferito, quando firmammo il contratto del tour insieme a Barbra Streisand non ci rendemmo conto di quanto fosse importante e grande la cosa. Un momento magico che porterò per tutta la vita e racconterò ai miei nipoti è stato due anni fa, quando siamo stati accanto a Placido Domingo (siamo cresciuti ascoltando la sua musica, lo ascolto sempre perché sono un amante dell’opera, sottolinea Piero Barone, ndr), un’icona della musica classica che ci dava dei consigli su come cantare. È la fortuna del nostro lavoro, uno stile di vita, ti porta a cantare con Placido Domingo, dopo ti trovi in un momento di difficoltà estrema, due giorni dopo ti trovi di fronte al Papa davanti ad un milione di persone. Ci sono degli sbalzi di umore e degli stati d’animo difficili da controllare. Quando ti guardi allo specchio la cosa più importante da fare è pensare: “Domani cosa possiamo fare?” Pensiamo al domani, mai cullarsi del successo e di quello che ti da e mai dire io, io, io».

Siete tornati a Sanremo festeggiando dieci anni di carriera, cosa avete provato?
«Abbiamo provato tanta emozione a cantare lì. L’edizione di Ti lascio una canzone nel 2009 si svolgeva proprio al Teatro Ariston, quindi quel palcoscenico ci ha visti nascere. L’anno scorso siamo andati come ospiti, quest’anno invece da concorrenti. Il palcoscenico è un momento di condivisione, che si è ospiti o concorrenti, le persone stanno lì ad ascoltarti, il resto sono solo circostanze».

Parlateci di Musica che resta, la canzone che avete portato a Sanremo e del vostro nuovo album Musica…
«Quest’album è particolare perché contiene i nostri tre gusti musicali – spiega Gianluca – abbiamo creduto che fosse necessario soddisfare i nostri tre gusti e le nostre personalità: “Be my love” è vicina a Piero, “Arrivederci Roma” è più il mio genere mentre “A chi mi dice” a Ignazio».
«Musica che resta è un brano abbastanza rappresentativo per Il Volo, quando abbiamo finito di registrare abbiamo chiamato Gianna Nannini perché mancava quel graffio rock. Quando cantiamo questo brano, esterniamo perfettamente le nostre vocalità e non vediamo l’ora di tornare in tour, a giugno e luglio, tra l’altro faremo due concerti in Sicilia, il 21 luglio a Palermo e il 23 luglio a Taormina».

Con quale spirito avete iniziato questo nuovo tour?
«Con il sorriso. Con questo tour festeggiamo i nostri dieci anni di carriera davanti al nostro pubblico, ai nostri fan, coloro che hanno permesso tutto ciò. Il pubblico è la ragione per cui viviamo. Ci riteniamo dei privilegiati e per tale motivo lo ringraziamo perché ci permette di condividere il nostro dono, la nostra voce e la nostra passione».

Quali sono i vostri progetti futuri?
«Sono tantissimi ma l’obiettivo de Il volo è confermare e consolidare tutto quello che abbiamo fatto in passato».

 

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