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Bianca Magazine N.27 Bianca Talent

Il viaggio musicale intorno alla tradizione di Etta Scollo

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Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Schmidt, Luca Lucchesi, Gianluigi Primaverile

Catanese d’origine ma trasferitasi a Berlino, Etta Scollo è una cantante, compositrice e cantastorie dalla brillante carriera. Partendo dalla Sicilia ha portato con sé la tradizione della sua terra fondendola con diversi generi musicali. Etta Scollo è passata dagli studi in architettura all’ amore per la musica. «Da bambina disegnavo molto e cantavo. Mio padre, che cantava e suonava chitarra e mandolino, ha capito la mia sensibilità musicale e ha avuto un’influenza positiva su di me spronandomi a coltivare la musica, ma suggerendomi anche uno studio che mi desse sicurezza nel futuro. Malgrado gli studi al liceo artistico e poi quelli universitari di architettura, la musica ha preso in me il sopravvento». Nonostante viva in Germania il legame con la sua terra è ancora forte. «Mi affascinava la vita altrove: scoprire nuove culture, confrontarmi con un mondo complesso, erano gli anni dell’impegno civile, della contestazione giovanile, dell’emancipazione della donna, determinanti in questa scelta. Sono sempre stata legata alla tradizione.

Sono cresciuta da un lato in un contesto contadino, quello dei miei antenati e parenti paterni di Licodia Eubea, piccolo borgo rurale in provincia di Catania, e dall’altro lato in quello urbano della città di mia madre, Catania appunto. Ci si accorge a posteriori di quanto simili esperienze giovanili ci abbiano formato, abbiano inciso in noi. Sia la spinta emotiva dell’esperienza personale che la scelta di un approfondimento intellettuale possono diventare fonti di crescita e creatività. Credo di aver sentito l’esigenza personale di mettere in luce una figura importante del mondo popolare siciliano degli anni Sessanta e Settanta. Parlo di Rosa Balistreri, un “ponte” tra cultura popolare e colta, portavoce di un repertorio tradizionale antico, che ripropose i canti raccolti dall’etnologo Alberto Favara tra Otto e Novecento, a lei pervenuti tramite illustri intellettuali siciliani che le furono amici e intuirono il suo valore, spronandola ad abbandonare il canto “folcloristico” per dedicarsi alla tradizione più autentica.

Queste ‘guide’ sono rappresentate dal poeta e studioso Giuseppe Ganduscio, e dal musicologo Paolo Emilio Carapezza. Gli altri miei lavori discografici sono rivolti alla letteratura e alla poesia (scrittori e poeti come Vincenzo Consolo, Salvatore Quasimodo, Sebastiano Burgaretta, Ignazio Buttitta) e a temi storico-sociali come la strage dei migranti che attraversano il Mediterraneo, su cui ho composto una “Suite per Lampedusa”, o un “Oratorio” sulla catastrofe di Marcinelle. Mi affascina l’idea che la musica sia narrazione cantata come ci ha insegnato l’arte e la pratica dei cantastorie, non meno che il “recitar cantando” monteverdiano o le opere di Mozart via via fino alle ballate di Giovanna Marini, o ai rapper impegnati di oggi. C’è tutto un mondo espressivo intorno a questo genere del “cantare il racconto” che mi affascina». Il suo ultimo CD e libro, “Voci di Sicilia”, parla di Sicilia e di siciliani. «Quando la casa editrice tedesca (Edizioni Corso) mi ha chiesto di scrivere un libro sulla Sicilia ho pensato che la Sicilia non è riducibile a un format, solo la voce di chi è testimone della sua Sicilia può rendere un’idea forte di ciò che essa è. Solo in questa discontinuità tra racconti che mettono in luce drammatici paesaggi sociopolitici e idilliaci contesti di biodiversità, solo in questi apparentemente contraddittori passaggi da una realtà a un’altra ho pensato fosse possibile dare coralità alla sintassi complessa di questa terra, con la sua storia, la sua cultura, a tratti la sua spaventevole bellezza. La mia voce è nei brani che accompagnano questi racconti, la mia storia sono brevi aneddoti introduttivi ai capitoli, il tutto in un lavoro nato e cresciuto strada facendo, insieme al fotografo Anton Storch e alla curatrice Klaudia Ruschkowski. Diciamo che questo libro è stato scritto da chi la propria storia ci ha raccontato. Stiamo pensando a una sua pubblicazione in italiano e in inglese».

 

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