Il Parco dei Nebrodi: un patrimonio unico di biodiversità

parco dei nebrodi

di Patrizia Rubino   Foto di G. Fabio

Con i suoi quasi 86.000 ettari di superficie, il Parco dei Nebrodi rappresenta la più grande area naturale protetta della Sicilia, la quinta in Italia. La sua grande estensione offre panorami incomparabili e ricchi di suggestioni: dalle Isole Eolie sul versante tirrenico all’Etna sul versante ionico. La particolarità del suo ambiente naturale sta nella presenza di fitti boschi, con alberi maestosi e antichissimi, maestose valli, colline, pascoli d’alta quota, laghi e torrenti. Un’immagine in contrasto con quella della Sicilia più arida e secca e che presenta ancora oggi una ricca e variegata flora e la più grande biodiversità faunistica della nostra isola. In un tempo non troppo lontano questa area naturale era, infatti, considerata il regno dei cerbiatti, dei daini e dei caprioli ed è a questo che deve il suo nome il Parco, dal greco nebròs, cerbiatto appunto. Il territorio del parco è suddiviso in 4 zone, caratterizzate da divieti e limitazioni per consentire la conservazione e la valorizzazione delle sue preziose risorse naturali.

parco dei nebrodi

Alla straordinaria bellezza del suo ambiente naturale del Parco dei Nebrodi si aggiunge quella altrettanto suggestiva dei suoi 24 comuni, appartenenti a tre differenti province: 19 quelli di Messina, 3 di Catania e 2 di Enna. Sin dalla sua istituzione, avvenuta nel 1993, la gestione dell’ ente Parco è stata segnata da numerosi contraccolpi che hanno minato le enormi potenzialità di sviluppo economico del territorio. Domenico Barbuzza, presidente del Parco dal maggio del 2020, ha ereditato un periodo di commissariamento dell’ ente di oltre due anni.


Il suo approccio propositivo nella gestione dell’ente ha determinato un cambio di passo nella direzione della valorizzazione e del rilancio del Parco dei Nebrodi
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«Il nostro è un territorio ricchissimo di risorse straordinarie, ma la loro salvaguardia, valorizzazione e promozione non possono prescindere dal coinvolgimento attivo di tutti gli attori interessati. Per questo sin dal mio insediamento ho voluto ricostituire la rete dei nostri comuni e dei nostri sindaci. Mi sono rivolto anche ad operatori economici, associazioni ambientalistiche e a tutti coloro che possono dare un contributo utile alla nostra causa. Il lavoro di squadra paga sempre».

parco dei nebrodi
Quali sono i punti di forza sui quali incentrare una strategia di sviluppo economico in chiave turistica?

«A livello di risorse naturali possiamo puntare sul nostro prezioso patrimonio di biodiversità vegetali e animali. Abbiamo la più numerosa colonia di grifoni, presente in Italia, ben 170 esemplari. E proprio in questi giorni, sempre nell’ottica delle collaborazioni, ne abbiamo donati 4 al Parco delle Madonie per reintrodurre il rapace in quell’area. Tutto il nostro territorio a livello paesaggistico e naturalistico come a livello artistico e culturale è ricco di immense bellezze. Tra i progetti cui teniamo particolarmente c’è quello relativo al collegamento tra il parco dei Nebrodi e lo sbocco diretto sulle isole Eolie attraverso il porto di Capo d’Orlando o anche quello sul potenziamento delle aree attrezzate nello straordinario percorso escursionistico che si snoda lunga la Dorsale. Come non citare poi le nostre eccellenze gastronomiche: suino dei Nebrodi, provola Dop, nocciole, olio, il tartufo, per costruire dei veri propri tour del gusto. Non ci facciamo mancare neppure il turismo religioso con il “Cammino di San Giacomo”, un percorso di 173 km che tocca i comuni in cui il santo è patrono».


La Sicilia quest’anno è stata una delle mete preferite da turisti nazionali e stranieri, ma le restrizioni dovute alla pandemia hanno inevitabilmente messo un freno ad eventi e manifestazioni.

«La mancanza di eventi che caratterizzano la vita delle comunità dei nostri centri rappresenta una grossa perdita e non solo in termini economici. Guardo fiducioso ad un ritorno alla normalità e spero di ripartire con le scuole nel segno dell’educazione ambientale e della conoscenza del territorio da parte dei nostri giovani, affinché ne diventino i più strenui custodi».

 

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