Così ho passato il Santo Natale. Il racconto del Natale a Regalpetra di Sciascia.

 

TITO-LO a Cura Di Alessia Giaquinta

 

Dopo le vacanze natalizie, uno dei temi più gettonati che gli insegnanti assegnano da sempre ai propri allievi è quello di raccontare in che modo hanno vissuto il Natale. Non si tratta solo di un esercizio di scrittura. Spesso in quei racconti si leggono storie di spensieratezza, di gioia familiare, di condivisione; ma anche di pianti taciuti, richieste incomprese, bisogni inappagati.

Leonardo Sciascia è uno dei più illustri scrittori siciliani che affrontò il tema del Natale nel suo romanzo-inchiesta “Le parrocchie di Regalpetra”, pubblicato nel 1956.

In questo testo, Sciascia parla di un paese immaginario denominato “Regalpetra” – che però somiglia a Racalmuto, luogo in cui l’autore nasce nel 1921 – dove lui, in qualità di insegnante, ascolta gli allievi del suo istituto (appartenenti a diverse estrazioni sociali) e riporta alcune considerazioni circa la società di quel tempo.


Nell’approfondimento legato alle festività natalizie, Sciascia racconta:

«I ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale: tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette e mezzo e ti-vitti (ti ho visto: un gioco che non consente la minima distrazione); sono andati alla messa di mezzanotte, hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo.
Qualcuno afferma di aver studiato dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno; ma è menzogna evidente.
In complesso tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca: “La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù”.
Alcuni hanno scritto, senza consapevole amarezza, amarissime cose:
“Nel giorno di Natale ho giocato alle carte e ho vinto quattrocento lire e con questo denaro prima di tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che restano sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei caramelle e gazosa”.
Il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre pagandogli il biglietto del cinema…
Ha fatto un buon Natale. Ma il suo Natale io l’avrei voluto diverso, più spensierato.
“La mattina del Santo Natale – scrive un altro – mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi tutto”.
La giornata di festa non gli ha portato nient’altro di così bello. Dopo che si è lavato e asciugato e vestito, è uscito con suo padre “per fare la spesa”. Poi ha mangiato il riso col brodo e il cappone.
“E così ho passato il Santo Natale”».

 

Che il vostro Natale sia ricco di esperienze gioiose da raccontare!

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