Il museo del mare di Licata

Articolo e foto di Merelinda Staita

Ho insegnato per tanti anni a Licata, in provincia di Agrigento, e ho avuto modo, in occasione di diversi progetti scolastici, di conoscere il patrimonio storico-archeologico del suo magnifico Museo del Mare.

Il Museo del Mare nasce su iniziativa del Gruppo Archeologico Finziade che, dal 2012, si è dotato di un nucleo subacqueo che è riuscito a recuperare i primi reperti già nel 2013. Si trova nel centro storico di Licata, presso i locali del chiostro Sant’Angelo, immobile del Comune dato in gestione al Gruppo Archeologico Finziade. All’interno del chiostro Sant’Angelo, oltre al Museo del Mare, c’è il Museo dello Sbarco. Infatti, la prima parte è dedicata ai reperti subacquei e la seconda parte è dedicata allo sbarco alleato del 1943. Prima è nato il Museo del Mare e in seguito il Museo dello Sbarco.
È stato valorizzato dal Gruppo Archeologico Finziade che svolge l’attività subacquea sotto la tutela e il controllo delle autorità marittime. L’attività del gruppo si svolge in collaborazione con la Soprintendenza del Mare.

I lavori di recupero, condotti sotto la supervisione della Soprintendenza del Mare, presso il sito dell’isolotto San Nicola e della Secca Poliscia, hanno riportato a galla reperti archeologici databili tra il periodo protostorico e l’età medievale fino agli inizi del 1900.

All’ingresso del Museo è presente una vetrina che desta curiosità per la presenza di: un frammento di legno perforato dalla Teredo Navalis, un orlo di brocca in bronzo, un collo d’anfora Massaliota (VI-V secolo a.C), una palla incatenata di cannone (XV-XVI secolo), un piccone in piombo, un collo d’anfora Agorà M254 con graffite due lettere in alfabeto greco (I-IV secolo d.C), un frammento di tegame, un frammento di tazza, un collo d’anfora Keay 62 (V-VII secolo d.C), un collo d’anfora Dressel 2-4 (I secolo a. C – II secolo d. C). La maggior parte di questi reperti è stata rinvenuta nell’area di Rocca San Nicola e di Marianello, proprio nel territorio di Licata.

Sempre all’ingresso troviamo esposta in vetrina, tra gli oggetti restituiti dal mare, una delicata gemma in pasta vitrea con incisa una figura umana pensante.

A seguire c’è un’area dedicata alle anfore di diversa epoca, intere o anche in piccoli frammenti. Inoltre, ci sono le donazioni dei pescatori o di chi pratica la pesca amatoriale. Non si può non ammirare la collezione di ancore antiche recuperate dal mare: due ancore a gravità a un foro, tre a gravità a tre fori, due ceppi litici, sei ceppi in piombo e una contrammarra plumbea. Tra le ancore in ferro: una di epoca romana del tipo a freccia, una bizantina, un’ancora Trotman (XIX-XX secolo) e un ammiragliato italiana (XX secolo). La disposizione delle ancore segue un percorso storico ben preciso dalle più antiche alle più moderne. Tutti questi importanti ritrovamenti sono collocati nell’atrio, sotto ai portici, del chiostro Sant’Angelo.

A giugno riprenderà il servizio civile ed è in programma l’ampliamento del Museo, con la volontà di allestire una sala dedicata ai supporti informatici e multimediali.
L’intento è quello di mostrare agli studenti delle scuole, ai turisti e ai visitatori, l’attività archeologica – subacquea.
Jacques Cousteau scienziato, oceanografo, inventore, regista ed esploratore instancabile degli abissi marini, sosteneva che: «Il mare, una volta lanciato il suo incantesimo, ti tiene per sempre nella sua rete di meraviglia». Credo che le sue parole racchiudano una profonda verità, perché il mare ci riconsegna sempre delle ricchezze preziose che dobbiamo curare e preservare.

Licata possiede tesori inestimabili: il suo mare, la sua costa e le sue stupende spiagge. Mi auguro che in futuro ci siano nuove scoperte e nuove straordinarie bellezze, recuperate dai suoi unici fondali marini. Certamente, io continuerò a custodire nel mio cuore il ricordo di questi luoghi in cui mi sono ripromessa di ritornare.

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