Articolo di Irene Novello   Foto di Samuel Tasca

Comiso, cittadina sulle pendici dei Monti Iblei, cellula vitale del territorio, è famosa per la lavorazione della pietra calcarea, tipica del territorio, che nel tempo ha assunto l’aspetto di una vera e propria industria. Ma è anche città ricca di storia e di cultura, fu un villaggio greco; nel territorio sono state individuate tracce di epoca romana e bizantina. Nel 1571 diventò Contea dei principi Naselli che costruirono il castello ancora presente in città, e si arricchì di chiese e monasteri, vivendo un bel periodo di sviluppo economico e urbanistico. La gran parte degli edifici fu distrutta dal terremoto che l’11 gennaio del 1693 sconvolse la Sicilia orientale e in particolare il Val di Noto, e la città, come le altre del circondario, venne ricostruita assumendo l’attuale stile barocco. Comiso, come tanti altri centri siciliani, ha sedimentato nel tempo le culture dei popoli che l’hanno dominata, fino a forgiare una cultura tutta propria. Città che ha dato i natali al famoso archeologo Biagio Pace e al noto scrittore Gesualdo Bufalino. In città, tra i vari monumenti di interesse storico e culturale si distingue il Museo Civico di Storia Naturale, inaugurato nel 1991, con una superficie espositiva di oltre 1000 mq; è un’Istituzione Scientifica riconosciuta dal segretariato CITES Ministero dell’Ambiente. Il museo è articolato nella sezione Paleontologica e Zoologica e nel laboratorio scientifico specializzato nella preparazione e conservazione paleontologica, tassidermica e osteologica. Il Museo, per chiunque lo visiti, è una vera sorpresa: con più di quindicimila reperti di fossili di diverse ere geologiche e oltre novemila preparati zoologici e la più importante collezione cetologica dell’Italia meridionale, è il settimo museo italiano in ordine di importanza.

La direzione scientifica è affidata al dott. Gianni Insacco che ha arricchito il Museo con la sua collezione paleontologica privata costituita da oltre settemila reperti. Molto dinamica è anche l’attività di ricerca del museo, oltre alle missioni, viene pubblicata la rivista scientifica annuale “Natura Rerum”. L’esposizione dei reperti è stata curata ed organizzata seguendo un ordine cronologico, utile al visitatore per poter capire la nascita e lo sviluppo delle varie ere geologiche.  Dai primi organismi, ai pesci corazzati del Paleozoico, alle ammoniti, ai grandi rettili del Mesozoico fino ai mammiferi del Quaternario compreso l’uomo. Il Museo raccoglie reperti provenienti da tutto il mondo, tra questi a creare un forte impatto visivo è lo scheletro integro dello Psitacosauro, dinosauro erbivoro del Cretaceo inferiore proveniente dalla Mongolia. Tra i pezzi di maggior importanza scientifica i resti del famoso “elefante nano”, che è stato rinvenuto dallo stesso dott. Insacco circa quindici anni fa, in una zona nei pressi di Comiso e che testimonia la presenza di elefanti in Sicilia in epoca preistorica. Nelle sale della sezione zoologica si possono ammirare diversi insetti siciliani e tropicali, un’importante raccolta di crostacei, tra questi il Granchio gigante del Giappone. Nella sezione ittiologica sono presenti diversi pesci del Mediterraneo e tropicali. Tra i rettili sono da ammirare due tartarughe giganti marine rinvenute in Sicilia.

Il Museo si distingue anche per l’attività di censimento e recupero dei cetacei spiaggiati, grazie alla partecipazione ai programmi del Servizio Certificazione Cites del Corpo Forestale dello Stato. Questa attività di ricerca ha permesso di non perdere molte specie di carcasse di cetacei, in alcuni casi anche rari, e di musealizzarli.

Un’Istituzione Scientifica riconosciuta a livello nazionale, oggi arricchita dalla biblioteca personale con più di duemila e cinquecento titoli di Sebastiano Italo Digeronimo, professore di Paleontologia presso l’Università di Catania, la cui attività di ricerca è documentata da oltre centocinquanta pubblicazioni.

 

 

 

 

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