Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Felice Privitera

Il Cammino di Santiago è uno dei pellegrinaggi più importanti. Quello tra la Sicilia e Santiago di Compostela è un legame ben radicato, risalente al XII secolo e, il culto di San Giacomo (Patrono della Spagna), presente in epoca bizantina, dopo la conquista normanna si diffuse ben presto in tutta l’Isola. Come scrive Giuseppe Arlotta in “Santiago e la Sicilia: pellegrini, cavalieri e confrati”, dalla liberazione della dominazione araba molte chiese furono consacrate a San Giacomo e dotate di strutture per ospitare i pellegrini (hospitalia), distribuite lungo le strade siciliane, ognuna a trenta chilometri dall’altra, dotando dei punti di assistenza, creando un continuum della Via Francigena, già conosciuta al nord da mercanti e pellegrini. Da Agrigento partivano tre itinerari: il primo verso Caltanissetta, il secondo verso Gela attraversando Vizzini per giungere a Messina, il terzo andava verso Cammarata e Castronovo di Sicilia allacciandosi a due arterie dirette a Messina, una attraversava le montagne e l’altra lungo la costa settentrionale, attestata come Via Francigena. Messina rappresentava il crocevia in quanto i pellegrini arrivavano da tutta la Sicilia e proseguivano verso Roma, Santiago o Gerusalemme oppure al ritorno sbarcavano nel porto messinese per dirigersi verso Roma o Santiago. Il culto verso San Giacomo accrebbe durante la dominazione aragonese in Sicilia, molte chiese erano dedicate all’Apostolo: Palermo, Caccamo, Capizzi, Enna, Piazza Armerina, Siracusa, Ferla, Ragusa, Gela, Caltagirone, Vizzini, Mineo, Augusta, Agrigento, Licata. Nonostante le difficoltà e i pericoli, il Cammino verso Santiago rimase radicato nel sentimento religioso dei siciliani, anche quando conclusa la dominazione spagnola, il culto a San Giacomo fu sostituito da quello della Madonna, tanto che diversi anni fa alcuni pellegrini hanno ripercorso il cammino medievale da Camaro sino a Caltagirone, dove tutt’oggi, essendo Patrono della città, il braccio reliquiario è portato in processione dentro una cassa argentea insieme alla sua statua e la celebre Scala di Santa Maria del Monte è illuminata in suo onore. “Sanctus Jacobus. Storia e tradizioni del culto di San Giacomo in Sicilia” è il titolo della “due giorni” svoltasi a Caltagirone, lo scorso 15 e 16 giugno, con i più autorevoli esponenti italiani e spagnoli della cultura jacopea e dei sindaci delle città siciliane protette da San Giacomo Maggiore Apostolo: Caltagirone, Capizzi, Comitini, Galati Mamertino, Gratteri, Messina con le frazioni di Camaro e Itala Marina e Villarosa. Apertasi con la mostra “Roma, Santiago, Gerusalemme” cui sono seguiti convegni, relazioni e proiezioni di documentari, la manifestazione si è conclusa con la costituzione della rete delle città jacopee in Sicilia con l’obiettivo di rafforzare il legame tra i comuni il cui Patrono è San Giacomo e sviluppare scambi turistici tra la Sicilia e la Galizia. Paolo Caucci von Saucken, presidente del Centro Italiano di Studi Compostellani, spiega come «questa tradizione sia diffusa ovunque, in Italia ci sono due centri importanti, Pistoia e Caltagirone, che rappresenta in Sicilia un punto di riferimento, anche se il culto per San Giacomo è diffuso in tutta l’Isola. La creazione della rete delle città jacopee ha l’obiettivo di valorizzare le tradizioni legate a San Giacomo dal punto di vista storico, iconografico e artistico, poiché la Sicilia possiede un ricchissimo patrimonio, e di individuare, inizialmente, una sola via di pellegrinaggio, dotandola di luoghi di accoglienza e ristoro, fare una guida, valorizzare il patrimonio storico-artistico e promuovere un pellegrinaggio sulle antiche strade. Adesso è molto più realizzabile la creazione di questa rete di città jacopee con il patrocinio della Regione Siciliana coinvolgendo la Regione Galizia, poi seguiranno degli scambi istituzionali». Per il delegato regionale del Centro Italiano di Studi Compostellani, Massimo Porta «valorizzare quest’antica identità è un impegno che s’intende rinnovare». Il Cammino di Santiago non è solo un viaggio religioso ma anche un viaggio interiore, emotivo e del ricordo, un motivo in più per farlo.

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