di Angelo Barone   Foto di Fermenti Digitali

Da diversi anni si stanno affermando sempre di più a livello nazionale e internazionale i vini dell’Etna.

Nella Top 100 Wines of 2016 del portale USA International Wine Report al 2° posto c’è Frank Cornelissen con il suo Etna rosso Magma 2014 prodotto esclusivamente da Nerello Mascalese, a seguire al 18° posto Tenuta delle Terre Nere Etna con il suo rosso Prephylloxera 2014 (98% nerello mascale e 2% nerello cappuccio) che già nel 2014 con l’annata 2012 aveva raggiunto il top conquistando il 1°primo posto del prestigioso report.

L’Etna Rosso Prephyilloxera 2014 “La Vigna di Don Peppino” della Tenuta delle Terre Nere è stato premiato anche come vino che ha meritato i prestigiosi Tre Bicchieri 2017 del Gambero Rosso.

Artefice di questo successo è il vitigno autoctono Nerello Mascalese (niureddu), selezionato oltre duecento di anni fa a Mascali, alle falde dell’Etna.

Alberelli di questo vitigno, che hanno resistito alla fillossera del 1880-1881, per tanto tempo sono rimasti sulle terrazze dell’Etna coltivati da locali contadini, in alcuni casi abbandonati e dimenticati ai margini delle strade che da Mascali si inerpicano sulla Montagna. Pazienti e centenari hanno aspettato che qualcuno si prendesse cura di loro, e quando questo avviene, wow, l’amore viene ricambiato con eleganza e meravigliosi aromi di ciliegie, fragole e spezie nei vini dove l’ardore e la profondità del vulcano si sente anche nell’odore di terra bruciata.

Su “La Sicilia del Vino”, Maimone editore 2003, il bravo enologo, ricercatore e divulgatore Salvo Foti scrive “il nerello mascalese è un vitigno che opportunamente coltivato e vinificato dà origine a grandi vini rossi di invecchiamento in cui predominano sensazioni olfattive di fiori, di tabacco e spezie, insieme ad una gradevole tannicità. Queste caratteristiche sono fortemente influenzate dall’andamento climatico dell’annata e per questo motivo la qualità dei vini ottenuti dal nerello mascalese è molto legata alla zona di produzione e all’annata”.

Questa è la chiave del successo di oggi. Mentre i più noti e diffusi vitigni internazionali di successo quali lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon, il Merlot si sono affermati con successo sul mercato internazionale per la capacità di adattamento a qualsiasi ambiente dove è possibile coltivare la vite contribuendo ad esaltare, ma allo stesso tempo uniformare il gusto dei vini anche se di provenienza diversa, i vitigni autoctoni come il Nerello Mascalese esaltano la provenienza e questo rende unico il vino prodotto che trasmette tutte le essenze del territorio.

In questa occasione il successo di questi vini è il frutto di questo incontro tra gli alberelli centenari di Nerello Mascalese e produttori appassionati come Frank Corneliisen, Marco e Sebastiano de Grazia.

Per Frank Cornellisen, anche per il vino vale il detto “gallina vecchia fa buon brodo”, e lui per fare un buon vino sceglie i vecchi alberelli di Nerello Mascalese che fanno scorrere il suo Magma 2014 dalle viscere del vulcano fino al bicchiere.

Anche Marco e Sebastiano de Grazia con la loro azienda, La Tenuta delle Terre Nere, per il loro “Etna Rosso Prephylloxera” puntano sugli alberelli di vitigno Nerello Mascalese in vigne ultra centenarie, sopravissute alla fillossera. Questo vino porta anche il nome “Le vigne di don Peppino” in onore del contadino che per settanta anni ha coltivato quei vitigni.

La presenza della vite alle falde del vulcano e la produzione di vini nell’Etna è una storia antica e indissolubile con la mitologia di questa montagna, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, sin dall’Odissea di Omero quando Dionisio, dio del vino, viene in aiuto di Ulisse con il vino per inebriare e ammansire il ciclope Polifemo in modo da poterlo accecare nel sonno. Grazie ai tanti produttori, enologi, ricercatori e divulgatori quotidianamente impegnati a valorizzare la qualità dei nostri vini riteniamo che questa storia possa continuare ancora con grande successo.

 

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