I mercati del pesce

‘A piscarìa di Catania

Articolo di Eleonora Bufalino   Foto di Samuel Tasca

É un vociare continuo, un brusìo incessante, un intercalare di suoni impastati tra l’italiano e il dialetto; è un miscuglio di colori e odori che inondano le strade in nera pietra lavica, sia sotto il sole cocente dell’estate siciliana che nelle fredde mattine invernali. È un’immagine di vite comuni che ogni giorno, a Catania, si svegliano all’alba per imbandire uno dei più antichi mercati del pesce dell’isola: ‘a Piscarìa. Un luogo talmente conosciuto da essere inserito nei percorsi turistici della città, per il folclore di cui è simbolo. Sin dall’800 i banchi dei pescivendoli si trovano nel passaggio scavato sotto il Palazzo del Seminario dei Chierici, sul lato sud della celebre Piazza Duomo, e le mura di Carlo V, di fronte gli Archi della Marina, un tempo immersi dalle acque del sottostante porticciolo di pescatori. L’aria che si respira in mezzo alle prelibatezze del mare ben esposte per essere vendute, ricorda molto i suq, tradizionali mercati arabi affollati di negozi e bazar dedicati allo scambio delle merci.

Pesce di ogni specie, fasolari, vongole, cozze, ricci, pesce spada, sogliole, merluzzi, sarde, spigole, gamberetti… sono solo alcune delle varietà di prodotti che si possono comprare alla pescheria di Catania. I mercanti sono spesso pescatori esperti che tramandano la passione per la loro attività di generazione in generazione. Un mestiere faticoso, che si svolge per lo più la notte, anche con il mare impetuoso. Si destreggiano tra i banchi delle loro primizie, suggerendo abbinamenti di ingredienti e i modi migliori per cucinarle. I pescatori inoltre non si risparmiano nella pulizia del pesce, accuratamente tagliato, lavato e sfilettato davanti agli occhi dei clienti. ‘A Piscaria della città del Liotro è un connubio di passato e presente; un’arte antica, quella della pesca, che vive ancora oggi grazie alla fervente attività di chi vi si dedica. Basta farsi travolgere e perché no comprare del buon pesce fresco, per sentirsi parte di una comunità poliedrica.

Scoglitti, pesce a miglio 0

Articolo e foto di Salvatore Genovese

Di solito è verso le 4 del mattino che, tempo permettendo, i comandanti dei motopescherecci di Scoglitti, frazione marinara di Vittoria, puntano la prua verso l’imboccatura del porto da cui prendono il largo, lasciandosi dietro il ribollio di biancheggianti scie che si perdono in direzioni diverse, ma con l’unico obiettivo di sfornare dal mare il loro pane quotidiano: le numerose varietà di pesce che le loro reti, e la loro abilità, riescono a catturare.

Tantissime le ore che, dal lunedì al venerdì, i pescatori dedicano al loro lavoro che si concretizza, una volta rientrati in porto, nella partizione del pescato, secondo le diverse specie ittiche, in robuste cassette di plastica che vengono, successivamente, trasferite su apposite lancitedde a remi nell’ampio locale del mercato, attrezzato con solidi bancali in acciaio, ed esposte all’attenta valutazione di commercianti e acquirenti. La vendita è a cassetta, con prezzi più bassi rispetto al dettaglio.

Nunzio Domicolo e il padre Filippo proprietari del Luna Blu mentre trasportano il pescato dal peschereccio al mercato

Tutto si svolge secondo i protocolli anti Covid, con ingressi controllati con termoscanner e contingentati nel numero, anche se quest’ultima operazione risulta oggi assai facile, visto che la clientela non raggiunge quasi mai i numeri auspicati dagli operatori ittici.

«Speriamo nell’estate – spiegano i pescatori – per avere un più vasto numero di acquirenti sia per la presenza di turisti e villeggianti, che per la prevedibile riduzione dei malefici effetti del virus grazie alle vaccinazioni».

Le prospettive di una buona ripartenza ci sono tutte; molto dipenderà dal buon senso comune che a volte, purtroppo, si perde lungo perigliose strade che portano a festicciole extra large e ad altre iniziative alquanto sconsiderate. I pesci a miglio zero di Scoglitti meritano la giusta magnificazione culinaria, ma nel pieno rispetto delle regole, senza pericolosi giochi al rialzo.

Questo vale anche per la cosiddetta piccola pesca, praticata in un’area riservata del porto da barche di piccole dimensioni con motori fuoribordo, le varcuzze. Sono 20 le postazioni nelle quali, quasi sulla battigia, effettuano la vendita diretta i loro proprietari, dopo lunghe ore passate in mare a pescare con tecniche diverse rispetto ai pescherecci. Contrariamente al punto vendita all’ingrosso, attivo dalle 15 alle 19,30, i banchetti delle varcuzze non hanno orari definiti, ma sono ciclicamente attivi dalle 8 del mattino, a seconda dell’ora del loro rientro, fino alla completa vendita del pescato. Veloci ancoraggi e rapide esposizioni sui bianchi banchetti di quanto hanno faticosamente sottratto al mare, dopo l’apertura degli ampi ombrelloni che proteggono dal sole pescatori e pesci: la contrattazione ha inizio.

Spesso la vendita avviene a voce, con i pescatori ancora sulla varcuzza, appena rientrata nella postazione assegnata.
Altro che pesce fresco! È festa per i buongustai!
A sovrintendere alle operazioni di pesca e vendita è l’Ufficio Locale della Guardia Costiera, comandato dal 1° Maresciallo Salvatore Cappello. «Abbiamo competenza sull’intera filiera della pesca – spiega Cappello – dall’attività di prelievo al consumo finale. Operiamo attraverso regolari controlli, a tutela di consumatori e operatori ittici».

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *