I luoghi del Gattopardo. La “vecchia e nuova Sicilia” di Luchino Visconti

di Giulia Monaco,

   Foto di Di Natale Maria e Ass. B.C. Sicilia

 

Basta pensare al “Gattopardo”, e in un attimo la mente ci trasporta in uno sfarzoso salone gremito di gente. Gli occhi di tutti sono incantati ad osservare una coppia che danza sulle note del Valzer brillante di Verdi: si tratta di Claudia Cardinale e Burt Lancaster, nei panni di Angelica e del Principe di Salina. È una scena altamente simbolica, che rappresenta l’unione tra gli ideali della vecchia aristocrazia siciliana ormai decadente, impersonati da don Fabrizio, e la nuova borghesia nascente personificata da Angelica.

Il film “Il Gattopardo”, uscito nel 1963, è la trasposizione cinematografica dell’omonimo capolavoro di Tomasi di Lampedusa, e narra le vicende della società siciliana a seguito dello sbarco dei Mille, durante il delicato passaggio dal regime borbonico all’Unità d’Italia.

scena valzer Il Gattopardo

Il regista Luchino Visconti non si limitò a girare un film, ma dipinse un vero e proprio affresco, modellato alla perfezione sul progetto letterario di Tomasi. Ogni scena è un quadro votato al dettaglio e all’ eleganza estetica, e restituisce l’idea di quella Sicilia nuova e vecchia insieme raccontata dallo scrittore: una Sicilia in cui “è necessario che tutto cambi perché tutto rimanga com’ è”, per usare le parole del personaggio di Tancredi.

Per giungere a questo risultato fu determinante la scelta delle location, che impegnò il regista per diversi mesi. Ad accompagnarlo in Sicilia durante i sopralluoghi c’erano lo scenografo Mario Garbuglia, l’organizzatore generale Pietro Notarianni e Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa. Visconti non era disposto a badare a spese: quando il produttore gli raccomandò di contenere i costi che crescevano sempre di più, rispose «Io questo film lo posso fare solo così. Se lei vuole, mi può sostituire».

museo il gattopardo

Gran parte delle riprese si svolsero a Palermo: piazza San Giovanni Decollato, piazza della Vittoria allo Spasimo, piazza Sant’Euno e piazza della Marina furono i set principali, dove fu necessario fare importanti interventi al paesaggio per ricreare lo scenario ottocentesco della Sicilia post-unitaria. C’erano centinaia di saracinesche da sostituire con tende e persiane, la pavimentazione di asfalto da occultare con la terra battuta, pali e fili della luce e del telefono da eliminare.

La residenza dei Salina fu ricreata nella magnifica Villa Boscogrande, edificio tardo barocco situato sulle pendici del Monte Pellegrino, in cui fu realizzato un intervento di restauro nel tempo record di ventiquattro giorni. Infissi, pavimenti e soffitti furono rimessi a nuovo, le pareti furono affrescate e tappezzate, e la facciata venne completamente restaurata.

Per il Castello di Donnafugata, che nel romanzo sostituiva il feudo di Palma di Montechiaro, appartenuto alla famiglia dello scrittore, il regista scelse la città di Ciminna. Il viaggio verso la residenza estiva dei principi fu girato nei favolosi scenari della campagna di Piana degli Albanesi. Molte scene, inoltre, furono girate all’interno del Palazzo Manganelli a Catania.


location il gattopardo

L’ unica location già pronta e impeccabile era il Palazzo Valguarnera-Gangi, nel cuore di Palermo. Visconti ne rimase estasiato, e lo scelse per girare la scena iconica del ballo, che con i suoi 44 minuti di durata è la più importante dell’intera pellicola. Il salone giallo del palazzo venne allestito per l’occasione con estrema cura e raffinatezza. Le riprese durarono cinque settimane, durante le quali ogni sera venivano abbigliate seicento comparse e accese migliaia di candele, per ricreare al meglio l’atmosfera dell’epoca. Il risultato fu che la festa dei Ponteleone descritta da Tomasi tornò magicamente in vita tra le mura del salone, e la scena valse al film un meritatissimo Nastro d’Argento per la scenografia.

Probabilmente neppure lo stesso Visconti avrebbe mai potuto immaginare che quel valzer di Angelica e don Fabrizio era destinato a diventare la danza più celebre della storia del cinema.

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