I Dammusi di Pantelleria

di Eleonora Bufalino

A più di 800 metri sul livello del mare e con un’ estensione costiera di oltre 80 km, l’isola di Pantelleria si erge in mezzo al mare, tra la Sicilia e l’Africa, visibile in lontananza ad occhio nudo. Ben collegata con il porto di Trapani e dotata di un aeroporto che le permette la continuità territoriale con il resto dell’Italia, l’isola è da sempre stata famosa per la singolarità dei suoi paesaggi.

La flora autoctona di Pantelleria è costituita dalla macchia mediterranea, che sboccia rigogliosa come nel resto delle regioni sud orientali. Inoltre, spontaneamente cresce una varietà di cappero, che è divenuto una delle principali coltivazioni del territorio, insieme a viti e ulivi. Le sue acque cristalline e le coste tunisine sullo sfondo, sono la cornice perfetta di un gioiello incastonato nella natura, dove scirocco e maestrale soffiano prepotenti a sottolineare il caldo clima mediterraneo.

Il territorio dell’isola è di origine vulcanica e continua ad essere oggetto di grande attrattiva per il modo in cui gli elementi della natura, come le colate laviche, i piccoli faraglioni e le cale, si alternano alle costruzioni umane, anch’ esse molto particolari. Tra queste troviamo i muri a secco, tipici muri realizzati con dei blocchi di pietra assemblati tra loro senza l’uso di leganti, che oltre alla loro funzione contenitiva degli argini e di protezione delle coltivazioni, esprimono una forte carica ornamentale e decorativa sul paesaggio.

Pantelleria conserva l’ eredità di numerosi resti monumentali della sua storia antica. Tra i più importanti si può menzionare il Parco Archeologico dei Sesi (il cui termine indica un “mucchio di pietre”) nell’area di Mursìa e Cimillia; queste strutture, a forma ellittica, circolare o a tronco di cono, conservano integre la loro bellezza.

Ma indubbiamente l’aspetto architettonico che distingue Pantelleria e la rende unica sono i caratteristici dammusi. Tipiche costruzioni dell’ isola a pianta quadrangolare, questi sono retaggio della dominazione araba in Sicilia (il termine “dammuso” vuol dire “volta”) e del duro lavoro dei contadini panteschi. I dammusi furono creati come elemento rurale e ogni sua parte svolge una funzione specifica. Il tetto, ad esempio, ha la forma di una cupola, per la presenza interna di volte e archi e serviva ad incanalare l’acqua piovana nelle cisterne. Gli Arabi avevano, infatti, introdotto sull’isola innovativi sistemi di irrigazione, oltre ad arbusti come il gelso e la canna da zucchero, nonché lo Zibibbo, vitigno a bacca bianca da cui si ottiene un vino dolce. I muri dei dammusi, spessi per oltre un metro, assicurano l’isolamento sia contro il freddo che contro le alte temperature estive. Porte e finestre hanno piccole dimensioni, come occhi aperti a osservare il mare. Solitamente accanto a un dammuso sorge un jardinu, ovvero una costruzione circolare in pietra lavica, dentro cui sono innestati alberi da frutto, così protetti dai forti venti che si abbattono sull’isola.


La tradizione dei dammusi continua tutt’oggi e, unita alla creatività degli abitanti, si è trasformata in un vero e proprio simbolo dell’isola che investe nella valorizzazione di quelli esistenti ma anche nella realizzazione di nuovi. Il risultato è un insieme di manufatti dal fascino inconfondibile, location perfette per ristorantini e locali in cui gustare una cena o un aperitivo ammirando l’orizzonte. Inoltre, i dammusi sono diventati il fiore all’occhiello degli imprenditori dell’isola, che vi hanno visto del potenziale per la creazione di B&B e alberghi dotati di tutti i comfort. Piscine con una vista mozzafiato sul mare e freschi cortili, in cui trovare ristoro e relax.

Pantelleria è un’isola miscuglio di colori: il nero dell’ossidiana, il giallo dello zolfo, l’indaco del mare che la accarezza, il verde dei vigneti e dei capperi. Le curve sinuose dei dammusi si ergono superbe nel territorio pantesco, dando vita a paesaggi superlativi, da cui è possibile sognare mondi lontani facendosi trasportare dalla brezza marina.

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