A cura di Alessia Giaquinta

“Come posso amarla?” chiese Alfeo al padre Oceano.
Difficile trovare una risposta. Eppure da sempre, nel mito e nella realtà, il bisogno d’amare e di essere amati è il principio che, più di ogni altra forza, è in grado di trasformare l’esistenza.
Ma, come si fa ad amare?
Alfeo è un fiume che scorre nel Peloponneso, in Grecia.
Aretusa è una bellissima ninfa che, sfinita dal caldo, s’immerge nelle acque del fiume per rinfrescarsi.
Alfeo, accogliendo il nudo corpo della ninfa, si agita. L’amore è turbamento.
Aretusa percepisce una strana sensazione e, presa dalla paura, scappa. Amare è mettersi in fuga, l’amore è inseguimento.
Corre Aretusa, corre veloce mentre prega insistentemente la dea Artemide di salvarla da quella strana percezione, mai avvertita prima.
La dea, premurosa, arriva in suo soccorso: la avvolge così in una nube e la spinge fino in Sicilia, sopra Ortigia.
L’amore prevede distanze ma non tollera chi non è in grado di superarle.
Alfeo scorre lungo il proprio corso ma non trova più la bella Aretusa. La ninfa, infatti, è stata trasformata in una sorgente.
“Come posso amarla?” è la domanda di Alfeo.
Amare significa essere disposti a correre, a mutare forma, a superare limiti e confini. Di fronte alla reale esigenza di Alfeo di amare, il padre Oceano lo accontenta: scava un corso sotterraneo nel Mar Ionio che, dalla Grecia, giunge fino a Ortigia, laddove la ninfa era stata mutata in sorgente.
L’amore è incontro. È abbraccio. L’amore è fecondità.
È lì, in quella che oggi viene comunemente chiamata “Fontana delle papere”, che i due s’incontrano, s’intrecciano, accolgono varie forme di vita.
Oggi la fonte Aretusa è il luogo dove cresce il papiro, dove guizzano pesci e starnazzano anatre.
Lì, gli innamorati di ogni tempo, sono soliti suggellare i loro sentimenti toccando quelle acque che raccontano un amore immortale perché disposto a sfidare forma, spazio e tempo.
L’amore di Alfeo e Aretusa.

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