Giorgio Zuffanti, l’ impronta italiana nell’architettura mondiale

Articolo di Angelo Barone   Foto di Maria Maretti


Durante il lockdown natalizio, grazie all’amicizia comune con Cristian Carobene, ho avuto il piacere di conoscere Giorgio Zuffanti, architetto associato dello studio Gensler di New York, uno degli studi di Architettura più prestigiosi al mondo.
È stata un’occasione di confronto sui mutamenti in atto nelle nostre società – a causa della pandemia da Covid-19 che sta modificando abitudini e stili di vita, modalità di lavoro, gestioni degli spazi – con un professionista con un background internazionale che, grazie al suo lavoro e alle esperienze fatte, ha una visione del mondo e una percezione dei suoi mutamenti avanzata. Giorgio Zuffanti, nato a Catania, dopo la laurea in Architettura presso l’Università di Catania con sede a Siracusa, si è trasferito in Cina affascinato dalle sue contraddizioni, e dalla tradizione millenaria cinese che dialoga con una contemporanea e travolgente architettura. Lavora presso lo studio Area 17 di Shangai e viaggia molto sino ad arrivare negli States.

Lavorare all’estero è stata una tua scelta?
«Sì, la mia curiosità e la voglia di fare nuove esperienze mi hanno portato in Cina, un paese affascinante che mi ha dato tanto e dove sono riuscito a crearmi il mio spazio e la mia dimensione. Gli USA sono il paese delle opportunità, qui sono riuscito a investire sul mio lavoro e a costruire una famiglia con mia moglie Edvige, a New York è nata la nostra meravigliosa figlia Rebecca. Viaggiare, confrontarsi con nuove realtà è sempre stimolante».

Come la pandemia ha influenzato il vostro lavoro, nel futuro ci sarà più smart working?
«Lo smart working negli USA si stava già attuando da tempo e le aziende qui erano pronte più che in Europa. Anche se lo smart working in molti casi migliora il livello di produttività, secondo me la gente vuole tornare in ufficio, vuole tornare a parlare con le persone. Il contatto umano è insostituibile e rafforza il senso di appartenenza ad uno studio professionale o ad un’azienda e molte volte ne determina il successo, quindi sono sicuro che nel futuro ci sarà un ritorno alle cose normali con più attenzione a migliorare la qualità della vita. La pandemia ha reso tutti più consapevoli della necessità di armonizzare le nostre città con la natura, non basta migliorare la vivibilità delle nostre case e degli uffici se non miglioriamo gli spazi e i servizi comuni».


Con la pandemia emerge la necessità di perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dall’ONU in Agenda 2030?
«La consapevolezza di investire sullo sviluppo sostenibile cresce in tutto il mondo e in questo momento chi sta programmando maggiori investimenti è l’Arabia Saudita. Hanno capito che non possono vivere più di solo petrolio e stanno investendo sulle innovazioni tecnologiche, vogliono creare una Silicon Valley, sul modello californiano per attrarre le nuove generazioni. Hanno invitato i migliori studi di architettura del mondo per riqualificare le loro aree e costruire città nel deserto pensate per il 2030, ecosostenibili con un’attenzione incredibile verso tutti i materiali a impatto zero e trasporti avveniristici con droni taxi ultraveloci. Stanno facendo questo cambiamento con una sensibilità incredibile rispetto alle innovazioni e alla sostenibilità per attrarre la gente del futuro, giovani professionisti che possono portare qualcosa in più e contribuire a questo cambiamento».

Cosa fare per valorizzare la bellezza della nostra Sicilia e renderla più attraente ai turisti?
«Ora più che mai occorre investire sull’arte e l’architettura per esaltare la bellezza, valorizzare il territorio e riadattare la vita urbana. Quando sono tornato ad Ortigia mi ha piacevolmente sorpreso constatare che l’Università e la cultura hanno avuto un ruolo determinante per un cambiamento positivo così come in alcune città barocche Noto, Scicli e Modica. Negli States c’è molta attenzione verso questi posti grazie al lavoro di Camilleri e di tanti colleghi che hanno fatto architettura di qualità, così come tanti sono interessati al giro della cantine nei paesi dell’Etna».

 

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