Articolo di Omar Gelsomino    Foto di Mimmo Perna

Determinazione ed emozione hanno contraddistinto i mondiali di canottaggio svoltisi dal 9 al 16 settembre in Polonia. Tra i tanti italiani distintisi nel bacino remiero del Maritza River di Plovdiv, vi sono state anche due siciliane. Il tricolore innalzato sul pennone più alto del podio e l’Inno di Mameli ha risuonato anche per le sorelle Giorgia (capovoga) e Serena Lo Bue che hanno portato a casa la medaglia d’oro, scrivendo per la prima volta il nome di un equipaggio italiano che ha vinto l’oro nella “specialità del due senza pesi leggeri femminile”. Difendendo i colori della Canottieri Palermo, le sorelle Lo Bue si sono lasciate alle spalle le rivali degli Stati Uniti, staccandole di quindici secondi, e laureandosi così campionesse del mondo. Giorgia, ventiquattro anni, dopo aver conseguito la maturità al Liceo Classico Umberto I s’iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università di Palermo, Serena, invece, ventitré anni, frequenta il Liceo Scientifico Einstein e sceglie la Facoltà di Scienze Motorie a Messina. Nel 2006, quasi per caso, iniziano gli allenamenti al porto guidate dal direttore tecnico della Canottieri Palermo, Benedetto Vitale, e da lì una lunga gavetta che le ha portate a vincere nel 2011 e nel 2012 due campionati del mondo nella Nazionale junior e in seguito dodici titoli italiani, sino alla vittoria di quest’anno del Memorial Paolo D’Aloja, del Secondo Meeting Nazionale, del Campionato Italiano Assoluto nel due senza pesi leggeri e del secondo posto nella categoria “senior” confermandosi tra le migliori atlete nei pesi leggeri del panorama remiero internazionale. Andiamo a conoscere meglio le due campionesse del mondo, i loro caratteri, le loro passioni e i loro sogni.

Come vi descrivete?
Giorgia: «Determinata e precisa, a volte anche troppo! Però quando mi metto in testa qualcosa non c’è verso di fermarmi».
Serena: «Simpaticona».

Com’è nata la passione per il canottaggio?
Giorgia: «Un po’ per caso. Da bambina sono cresciuta facendo danza, l’ho fatta dai tre agli undici anni, ma dovetti smettere perché mi diagnosticarono l’asma e lo pneumologo mi consigliò di praticare sport all’aria aperta o in acqua. Nemmeno un anno dopo il mio allenatore venne nella mia scuola per pubblicizzare uno sport che non conoscevo, ma che mi incuriosì: il canottaggio. Ho voluto provare un corso di avviamento e mi è piaciuto subito».
Serena: «Per caso, mia sorella Giorgia mi ha portato a provare e mi sono appassionata».

Da piccole cosa sognavate di fare?
Giorgia: «Ho sempre sognato di diventare medico».
Serena: «La sportiva a tempo pieno».

Qual è il segreto per andare d’accordo nella vita e nello sport?
Giorgia: «Nello sport i compromessi, senz’altro. Quando eravamo più piccole, litigavamo in continuazione, principalmente perché io a volte sono quasi perfezionista, e non accettavo che qualcosa in barca non andasse come volevo io; crescendo ho imparato che bisogna venirsi incontro per capire a pieno anche il punto di vista del tuo compagno di squadra. Nella vita, invece, il segreto è separare gli ambiti: durante l’allenamento si parla di allenamento, a casa si parla di tutto il resto!».
Serena: «Pazienza, tanta».
Vi hanno paragonato ai fratelli Abbagnale, cosa si prova a diventare campionesse mondiali?
Giorgia: «Vincere un campionato del mondo è una gioia immensa, ed essere paragonate a delle leggende dello sport italiano come gli Abbagnale mi onora perché sono sempre stati un idolo, ma mi rendo conto che io rispetto a loro sono lontana anni luce, anche se spero un giorno di avvicinarmi ai loro livelli».
Serena: «È un’emozione grandissima, soprattutto essere paragonate a loro. Però loro sono a livelli molti più alti dei nostri, noi ancora abbiamo vinto poco».

Quali sono i vostri progetti futuri?
Giorgia: «Riprenderemo la preparazione invernale con grande determinazione, vogliamo migliorare ancora e continuare a crescere. Ovviamente accanto alla vita da atleta provo a fare andare avanti la carriera da studentessa di medicina».
Serena: «Sono molto scaramantica, non parlo molto del futuro. Faccio tutto step by step».

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