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Giorgia Butera: «La vita è sentimento, entusiasmo che viene condiviso e portato avanti».

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Articolo di Omar Gelsomino

Nel suo nuovo libro ‘Di catastrofi ne sono Maestra’ Giorgia Butera, nostra ospite nel numero 21 di Bianca Magazine, sociologa della comunicazione, advocacy, scrittrice e presidente OIDUR si racconta in un viaggio intimistico. Un petit livre in cui sono raccolti momenti e aneddoti della sua vita personale e del suo impegno socio-umanitario: la malattia; gli incontri che cambiano la vita e arricchiscono il proprio background; aiutare gli altri, gli ultimi, i deboli, soprattutto le donne e i bambini; la voglia di vivere e di continuare a combattere. Già perché Giorgia Butera è una combattente.

Come è nata l’idea di scrivere ‘Di catastrofi ne sono Maestra?

«‘Di catastrofi ne sono Maestra’ nasce per immediatezza, io sono una scrittrice prolifica (sono 21 le pubblicazioni, sin qui prodotte). La mia scrittura è sempre tecnica, da osservatore partecipante analizzo e comunico, ma sono anche una intellettuale gioiosa ed amo narrare l’esistente. Quel che accade è l’opportunità più importante, di certo, non avevo mai raccontato di me, delle mie emozioni, della mia parte più intima. La vita è sentimento, entusiasmo che viene condiviso e portato avanti. Ho imparato a nutrirmi di gioia (ancor di più durante la malattia), ne sono portatrice sana, un sorriso a cuore aperto è quanto di più arricchente possa esserci. Il mio è un tempo diverso, certamente, più bello. Ho imparato a proteggermi, ad amarmi, ad aver cura di me. Ho ricondotto la mia vita all’essenziale, a ciò che è necessario. Non voglio più nessun frastuono, ma soltanto quiete e felicità. E sono tornata alle mie voglie, alle mie realizzazioni. La diffusione della conoscenza produce consapevolezza e cambiamento, ed è questo è il mio cammino. Nel frattempo tengo per mano ciò che di importante e positivo ho creato: Mete Onlus. La malattia mi ha fatto voltare pagina, ho portato con me purezza e sostanza di ciò che mi apparteneva già ed ho deciso di vivere nella felicità. Perché sì, la felicità se la desideri si incarna in te. A me è accaduto proprio questo, dopo tanta fatica e qualche dolore, adesso, è solo quietezza del vivere. E percorro la mia strada fatta di noble goal di qualità, opportunità per migliorare le condizioni di vita delle persone, delle comunità e delle società ed una visione che miri ad una leadership per un futuro sostenibile e di uguaglianza globale. E poi sì, essere l’ispirazione che tante volte mi son sentita dire da gente di ogni parte del mondo. Questa mia evoluzione interiore, ma anche dell’intelletto, mi ha regalato la scrittura del testo: ‘Di Catastrofi ne sono Maestra’».

Perché hai deciso di parlare della tua vita privata? Unisci la sfera privata con il tuo impegno socio-umanitario?

«Ho deciso di parlare della mia vita personale/privata perché sono diventata una donna libera. Di me si conosce tantissimo, la mia narrazione arriva attraverso ogni forma, strumento e piattaforma, ma ciò che è Giorgia lo si conosce davvero poco. La narrazione autobiografica si manifesta su due livelli: la vita personale e l’impegno socio-umanitario internazionale. Ciò che accomuna questi due aspetti è la catastrofe nella sua identificazione più pura, ma dove l’impegno, l’amore e la forza ne risolvono ogni crudeltà. Il termine catastrofi nasce insieme alla mia amica Paola Saluzzi, volendomi un gran bene un giorno mi disse di non preoccuparmi, perché io sono una #aggiustacatastrofi. Il racconto inizia con una mia grande passione, ed è la danza. E con un messaggio che mi arriva da Gaetano La Mantia, mio grande amico e danzatore del Teatro Massimo di Palermo. Avevo trascorso una notte piena di incubi, e lui “mi ha salvata” come ha fatto lo Schiaccianoci con Clara. Mi piace ricordare che Gaetano La Mantia è l’interprete protagonista dello spot realizzato nell’ambito della Campagna di Prevenzione “Dipende da Te”, ideata e promossa dalla Associazione da me presieduta. Il Testo è dedicato a Nino Strano, un grande amore che dura da vent’anni. Da lui parto ed arrivo, e nel frattempo conquisto il mondo.  La malattia ti restituisce la libertà andando oltre convenzionalismi inutili. Ti restituisce la verità. Da ora in avanti, avrai l’esatta percezione di chi ti è intorno. E poi, scegli. Scegli o di farti trascinare dalla corrente, oppure, scegli di vivere».

Quale messaggio vuoi trasmettere?

«Il testo è un invito a non abbattersi mai, a far prevenzione, ad aver cura di sé anche nei momenti più difficili della malattia. È anche la condivisione avvenuta nei social, tra confronto ideologico e concreto. Io non ho soltanto dovuto affrontare il cancro, nell’arco di un decennio (2010/2020) ho trascorso quasi cinque anni a letto gravemente malata, infatti, nel 2010 a causa di un terribile incidente stradale mi sono lesionata il midollo, e sono stata a letto quasi tre anni. Ad un certo punto, ho dovuto imparare nuovamente tutto: a mangiare da sola, a respirare autonomamente, a stare in piedi da sola, a camminare. Ho rischiato due volte di non farcela, ma io sono assetata di Vita. La conclusione è un giuramento di gentilezza con me stessa: “mai più catastrofi, ma soltanto tante cose belle messe assieme”».

 

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