Articolo di Titti Metrico

“Cinque candide vergini danzano attorno ad un calice profumato”.
Con questa metafora un poeta anonimo descrive a suo modo il fiore di gelsomino che pervade le calde notti estive siciliane con il suo inebriante profumo.
In un’antica legenda araba, i piccoli profumatissimi fiori sono stelle precipitate dal cielo notturno e raccolte dalla terra misericordiosa. E furono proprio gli arabi a portare nella nostra Isola questa pianta.
Il gelsomino è un arbusto rampicante della famiglia delle oleacee che conta più di 200 varietà, quella siciliana è caratterizzata da piccoli fiori bianchi con cinque petali. Oltre ad essere una pianta ornamentale, il gelsomino ha anche effetti terapeutici, in particolare i suoi sali profumati disciolti nell’acqua del bagno possono agevolare il flusso sanguigno nella zona pelvica alleviando i fastidi della sindrome premestruale, inoltre tonifica e previene l’invecchiamento della pelle e agisce sull’attività psichica e cerebrale. Il suo olio essenziale è da sempre usato in profumeria e in particolare, nel XIX secolo, la città francese di Grasse divenne sede di un’intensa coltivazione per uso industriale.
In Sicilia la raccolta del gelsomino era affidata alle donne, per via delle mani più delicate rispetto a quelle di un uomo e avveniva alle prime luci dell’alba per non disperdere il prezioso effluvio. Le madri spesso erano costrette a portare con loro i figli più piccoli, lasciandoli a dormire nelle ceste mentre le bambine erano coinvolte nella raccolta dei fiori che dovevano essere delicatamente staccati uno per uno. La paga miserabile e le pessime condizioni di lavoro spinsero le “gelsominaie” di Milazzo a proclamare il primo sciopero nell’agosto del 1946. Grazia Saporita, la “bersagliera” come la chiamavano le sue colleghe, guidò la rivolta recandosi con le altre donna armate di bastone al commissariato per rivendicare migliori condizioni di lavoro. Il successo di quello sciopero, che arrivò a paralizzare l’attività produttiva del messinese per il coinvolgimento anche delle lavoratrici di altri settori, ebbe eco perfino tra le raccoglitrici di olive pugliesi. Nel 2013 il comune di Milazzo per ricordare l’evento ha deciso anche di intitolare alle “Gelsominaie di Milazzo” una via. L’utilizzo del gelsomino per uso alimentare si deve anche qui agli arabi che mescolavano la neve che prendevano dalle vette dei monti con zucchero di canna e infuso di gelsomino per preparare lo “sharab” ovvero il sorbetto che ancor oggi è consumato dai siciliani e dai turisti curiosi di questo strano sapore tipico dell’estate isolana.

In questo articolo, Bianca vi consiglia un’antica ricetta per stupire i vostri ospiti.

GELO AL GELSOMINO

Ingredienti:
10 grammi di fiori di gelsomino
(J. grandiflorum)
1/2 litro di acqua
50 grammi di amido di mais
150 grammi di zucchero

Preparazione:
Raccogliere i gelsomini di sera quando stanno per aprirsi. Metterli a bagno nell’acqua. Dopo dodici ore filtrare l’acqua togliendo tutti i fiori. Il risultato sarà l’Acqua di Gelsomino, l’ingrediente principale della granita e del gelo di gelsomino. Unire l’amido e lo zucchero in un pentolino, aggiungere l’acqua e riscaldare la pentola leggermente, girando continuamente con una forchetta in modo da non far formare grumi. Ben presto il liquido si addenserà. A questo punto si può mettere il gelo in bicchierini (in modo da farne risaltare la trasparenza). Una volta raffreddato si può servire.
I soli gelsomini utilizzati tradizionalmente e ritenuti commestibili sono lo Jasminum grandiflorum, usato in Sicilia per la granita e il gelo, e lo Jasminum sambac.

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