Articolo di Omar Gelsomino  Foto di Francesco Spagnoletti

Dopo anni di studio e gavetta per lui è iniziata una brillante carriera artistica. Gaetano Ingala, attore poliedrico originario di Barrafranca, nell’ennese, si divide fra teatro, cinema e Tv: “Cannibal, il musical”, “Buonasera, buonasera”, “Insegnami a sognare”, la pièce da lui scritta “Ad esempio a noi piace il sud”, il musical “La febbre del sabato sera”, il programma “Amore criminale”, la fiction “La mafia uccide solo d’estate”, lo spettacolo “Non è una piscina in giardino”.

Quando è nata la passione per la recitazione?
«Da bambino dicono che ero bravo ad imitare il grande Totò, adesso se penso ai movimenti con il collo mi fa male la cervicale. La passione nasce nel mio paese natio a Barrafranca in provincia di Enna dove, tra la fine degli anni ‘80 e gli anni ‘90 si sviluppa la mia fantasia, obbligato dal fatto che aldilà della piazza principale e qualche bar non vi era un granché da fare e, allora, in piazza nasceva il mio primo personaggio di cabaret che serviva ad animare i piccoli scout. La palestra più grande è stata l’associazionismo. Sono cresciuto all’interno dell’Associazione Arcobaleno con gli spettacoli sacri come il Presepe Vivente e “A Vasacra”: passione e morte di Gesù, dove studiare un personaggio e costruire il palco per andare in scena ti formano le braccia e la mente. Mi sono poi perfezionato a Roma frequentando l’Accademia “Corrado Pani” dei fratelli Claudio e Pino Insegno e laureandomi in “Cinema, televisione e produzione multimediale” presso l’Università Roma Tre».

Ci racconta la sua esperienza “Amore criminale”?
«Ho lavorato con la regista e autrice del programma, Matilde D’Errico, nel 2009 in “Città Criminali” dove interpretavo i panni del boss Giovanni Brusca e per me è sempre un onore lavorare con lei ma “Amore Criminale” è diverso. Quando prepari e interpreti i protagonisti è inevitabile immedesimarti nelle loro storie. Così è stato sia nel 2015, quando ne ho risentito fisicamente per rivestire il ruolo di Giuliano uomo rude e corpulento compagno di Marianna che trascura e che ucciderà a colpi di fucile, sia nel 2018 quando ho passato notti insonni per interpretare il ruolo di Mattia ragazzo bipolare che dopo avere ucciso la moglie Michela si toglie la vita. Vorrei che un giorno l’uomo capisse che le donne non vanno toccate ma sfiorate e che questo programma televisivo finisse di esistere, perché quel giorno vorrà dire che il femminicidio sarà davvero una piaga del passato».
Cosa porta della Sicilia nei ruoli che interpreta?
«La mia terra mi ha fatto ridere e piangere, come tutti i siciliani. Quando guardi dritto negli occhi un siciliano vedi il bello e il brutto della nostra isola. Porto sempre con me questo contrasto fatto di montagne rocciose e di mare spumeggiante che vorrei trasmettere a mio figlio, il piccolo Damiano appena nato. Nei miei ruoli c’è sempre un collegamento o un riferimento al mio vissuto siculo. La mia chiave vincente è proprio questa, il dolce e l’amaro. Così come ho fatto quando ho preso parte a “La mafia uccide solo d’estate”, la fiction di Pif che penso debba essere portata in tutte le scuole d’Italia e studiata durante l’ora di educazione civica. Il Gaetano “attore” credo che sia molto vicino al Gaetano uomo siculo, ho sempre mirato in alto lavorando con fatica e sudore con i piedi per terra così come mi ha insegnato la mia Sicilia».

Cosa porta della Sicilia nei ruoli che interpreta?
«La mia terra mi ha fatto ridere e piangere, come tutti i siciliani. Quando guardi dritto negli occhi un siciliano vedi il bello e il brutto della nostra isola. Porto sempre con me questo contrasto fatto di montagne rocciose e di mare spumeggiante che vorrei trasmettere a mio figlio, il piccolo Damiano appena nato. Nei miei ruoli c’è sempre un collegamento o un riferimento al mio vissuto siculo. La mia chiave vincente è proprio questa, il dolce e l’amaro. Così come ho fatto quando ho preso parte a “La mafia uccide solo d’estate”, la fiction di Pif che penso debba essere portata in tutte le scuole d’Italia e studiata durante l’ora di educazione civica. Il Gaetano “attore” credo che sia molto vicino al Gaetano uomo siculo, ho sempre mirato in alto lavorando con fatica e sudore con i piedi per terra così come mi ha insegnato la mia Sicilia».

Quali sono i suoi progetti futuri?
«Ho appena finito le riprese di “Greta”, un cortometraggio girato a Cefalù. La sceneggiatura, scritta dall’oncologo Massimiliano Spada, lo psicologo clinico Gaetano Castronovo e dal regista Alberto Culotta, è tratta da una storia vera vissuta tra le mura dell’ospedale Giglio di Cefalù dove si utilizza la medicina narrativa che mette al centro della cura il malato e non la malattia. Esperienza di vita per me difficile da dimenticare. Attualmente sto finendo di scrivere uno spettacolo che mi vedrà protagonista: la storia di un noto brigante siciliano che fece parlare di sé nel mondo, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Fiction? Cinema? Film? Vi farò sapere presto».

 

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