Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Samuel Tasca

Le radici della nostra cultura popolare sono racchiuse anche in oggetti ormai dimenticati. Oggetti, tradizioni e saperi destinati a perdersi. Vincenzo Forgia, ceramologo e insegnante di disegno tecnico e storia dell’arte, in oltre cinquant’anni ha pazientemente costituito un’imponente collezione. «Il Museo Didattico Permanente – dichiara Forgia – è l’inizio di un interessante progetto storico, artistico, tecnico e antropologico, per il recupero di quello che Caltagirone ha perso in termini di usi e costumi che per secoli hanno avuto come riferimenti ceramici, oggetti e strumenti, nella vita quotidiana di tutte le famiglie. Il mio progetto consiste nel realizzare un Polo Museale di sette musei, oltre alle strutture collaterali (bar, ristorante, albergo o struttura para-ricettiva, ecc), che comprendono: le quattro botteghe per la produzione delle ceramiche (stazzunaru, quartararu, modellatore e cannataru); la riproduzione di una casa del XIX secolo con l’arredamento e gli oggetti d’uso; le collezioni della produzione delle ceramiche d’uso e d’arredamento, tra il XVIII e il XX secolo; la più consistente collezione di formelle (oltre 1500 pezzi) calatine con tutte le iconologie e iconografie usate nei prodotti ceramici». In questo piccolo museo allestito nel centro storico di Caltagirone, in via Roma 40, è come tornare indietro nel tempo e perdersi tra i ricordi e la vita dei nostri nonni. «Al suo interno i visitatori possono ammirare una parte della mia collezione privata – continua Forgia -. Sono esposti diversi fischietti della produzione di Caltagirone che vanno dalla seconda metà del XIX al XX secolo, con opere mie, di Salvatore Leone, Salvatore Graziano e autori vari; nella seconda sala sono esposte invece delle bellissime formelle, largamente utilizzate per realizzare i geli di frutta e di fiori, creme e mostarda, raffiguranti diverse tipologie di soggetti che vanno dalla fine del XVIII secolo sino alla prima metà del XX secolo, e di altri centri ceramici, una produzione contemporanea. Infine nell’altra sala è possibile ammirare lo scenografico “presepe degli umili”, con l’esposizione di soggetti dell’epoca di autori vari e di altri centri di produzione, in un periodo compreso fra la seconda metà del XIX e la prima metà del XX secolo».
Un’ offerta culturale rivolta soprattutto ai giovani, la maggior parte dei quali sconosce la nostra storia e le nostre tradizioni. «Il Polo Museale intende coinvolgere i giovani verso la riscoperta di valori etno-antropologici ormai scomparsi, a interessare i visitatori coinvolgendoli con dimostrazioni pratiche e adeguate spiegazioni, rendendoli attivamente partecipi. Dare ai visitatori la possibilità di degustare prodotti tipici stagionali, legati alle tradizioni locali, serviti nelle riproduzioni fedeli delle stoviglie di Caltagirone comprese le “opere d’arte commestibili”, i geli, che vengono fuori dalle formelle. Consentire ai visitatori di poter acquistare le copie fedelmente riprodotte di tutti gli oggetti autentici esposti nei laboratori e nei musei, di cui hanno potuto seguire tutte le fasi più significative di lavorazione. L’apertura espositiva di una minima parte della raccolta vuole sensibilizzare tutti gli Enti preposti (Comune, Regione, Ministeri, ecc) a interessarsi alla realizzazione del progetto, prima che tutti i beni materiali e tutte le conoscenze, vadano definitivamente perduti. Questo mio progetto non ha alcun tornaconto personale ma va oltre all’interesse comune, all’amore per la mia città e di cui potrà fruire di questo patrimonio frutto di oltre cinquant’anni intensi di sacrifici per realizzare queste collezioni, prima che vadano interamente disperse». Noi di Bianca Magazine, da sempre attenti alla valorizzazione delle nostre tradizioni, ci uniamo all’appello del Maestro Forgia affinché le Istituzioni prendano in esame questo progetto in modo che questo patrimonio e queste conoscenze non si perdano definitivamente.

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