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Bianca Magazine N.23 Bianca Talent

Flavia Lecci, la moda tra creatività e tecnica

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Articolo di Patrizia Rubino   Foto di Flavia Lecci e Stefania Sapuppo

Flavia Lecci, 44 anni catanese, un’eccellenza della sartorialità siciliana, ha scelto di restare nella sua terra, dalla quale coglie sempre nuove energie e ispirazioni, proponendo uno stile che coniuga perfettamente tradizione e innovazione, senza mai perdere di vista – secondo una visione assolutamente pragmatica della moda – il target di riferimento, la personalità e la vestibilità delle sue creazioni. Dopo il percorso formativo in Accademia delle Belle Arti, è stata fondamentale la collaborazione, intorno ai primi anni del 2000, nell’atelier della stilista Marella Ferrera. Una scuola sul campo che le ha consentito da un lato di affinare competenza tecnica e personalità stilistica, dall’altro di fare il suo ingresso ufficiale nell’alta moda. Le sue creazioni hanno sfilato, infatti, sulle passerelle più importanti di Milano, Roma, Parigi e Londra, destando sempre grande ammirazione. Gli abiti si fanno notare per un’eleganza semplice ma ricercata pur essendo realizzati con tessuti e materiali pregiati, e, soprattutto per l’utilizzo di tecniche antiche come ad esempio quella del ricamo a mosaico, effettuata con vera maestria e meticolosa accuratezza, e che sarà il suo “marchio di fabbrica”, presente sia nelle creazioni più classiche sia negli outfit più moderni e di tendenza.

Lei ama definirsi fashion maker piuttosto che stilista. In cosa consiste la differenza?
«Sulle passerelle sempre più si fa ricorso a soluzioni stilistiche stravaganti che puntano a stupire e che vengono definite espressioni artistiche della moda. La “Moda” a mio parere non è arte, esiste l’arte di fare la moda, che nasce dalla combinazione tra creatività e abilità tecnica, insieme alla vestibilità e alla funzionalità dell’abito. Personalmente ritengo che ogni capo debba essere realizzato in funzione di chi lo indossa, del contesto e più prosaicamente della sua vendibilità. Fermo restando che è l’artigianalità unita alla qualità e preziosità dei materiali a dare valore alle creazioni».

Le sue collezioni ultimamente sono transitate da Milano a Dubai.
«In entrambi i casi si è trattato di esperienze molto significative. A Milano sono stata presente all’interno del concept store “Couturier Maestri d’Arte” dedicato alle eccellenze siciliane nel campo dell’arte, della fotografia, della moda, della gioielleria e di molto altro. Per questa occasione ho realizzato dei capi che esprimono tutta la mia cifra stilistica, ma in perfetto mood milanese. E devo dire che forse proprio per questo, sono stati particolarmente apprezzati.
A Dubai, ho partecipato all’evento espositivo “Ladies Club World” con una collezione di sei abiti. Alle spalle c’è stato un lungo lavoro di preparazione, oltre quattro mesi per realizzare dei capi che dovevano rispondere alle esigenze di donne arabe abituate al lusso più esclusivo, tenendo conto anche delle limitazioni che la loro cultura impone, quindi niente trasparenze o scollature. Ho utilizzato tessuti pregiati, ricami e applicazioni preziosi con inserti in oro e cristalli Swarovski. Un lavoro complesso ma assolutamente entusiasmante».

Da qualche anno è docente dell’Accademia di Belle Arti di Catania, nella sezione di Fashion Design.
«Ogni giorno m’innamoro sempre di più di questo che non reputo un lavoro ma quasi una missione. Mettere al servizio dei miei studenti il mio sapere e la mia esperienza mi riempie di gioia, colgo in loro tantissimo entusiasmo e fame di apprendere. Quando mi è possibile cerco sempre di coinvolgere i giovani nei miei progetti perché credo molto nel lavoro di squadra, e mi piace cogliere quest’occasione per ringraziare tutte le persone che hanno collaborato con me ed in particolare il mio assistente Antonio Boncori, che ha contribuito con grande impegno alla realizzazione delle mie ultime due collezioni. Sogno di poter creare un giorno nella mia città un laboratorio sartoriale, una sorta di officina della moda che consenta a giovani talentuosi non solo di formarsi ma anche di ottenere concrete opportunità di lavoro».

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