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Articolo di Samuel Tasca    Foto di Valentino Cilmi

Accompagnati da ospiti di riguardo come Pif (il cui vero nome è Pierfrancesco Diliberto) ed Elit Iscan, la piazza di Marzamemi si trasforma in una sala sotto le stelle, puntando a eliminare le barriere politiche e interiori attraverso la magia del cinema.

Marzamemi. Arrivati nella bellissima Piazza Regina Margherita abbiamo l’impressione di essere finiti all’interno del set di “Nuovo Cinema Paradiso”, in quella scena indimenticabile nella quale Alfredo e Totò facevano sognare i loro compaesani trasformando la piazza in un cinema sotto le stelle. Ed è proprio quello che succede ormai ogni anno a Marzamemi, in occasione del Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, che quest’anno arriva alla maggiore età con la sua diciottesima edizione, svoltasi dal 12 al 15 Settembre. Ed è proprio in questa piazza dal fascino antico, definita appunto “la sala a cielo aperto più grande e più a sud d’Europa”, e in altri punti della città, che sono stati proiettati i film partecipanti al concorso, provenienti da tutto il mondo.
Il tema scelto per questa diciottesima edizione è stato la Linea d’Ombra, spiegata così da Nello Correale, ideatore e direttore del Festival: «Aldilà della politica, dell’economia o delle ideologie politiche alla fine è la coscienza che decide. […] Le storie raccontate sullo schermo di Marzamemi lo dimostrano: la “frontiera” più difficile da superare per tutti noi è quella “interiore”».
Ad aggiudicarsi il premio come miglior film è stato “La Mélodie” di Rachid Hami (Francia 2017). “Una commedia leggera ma con un messaggio serio che […] riesce a proporre importanti temi sociali di attualità, l’attraversamento delle frontiere e il superamento dei pregiudizi, attraverso il linguaggio universale della musica”.
“Idris” di Kassim Yassin Saleh (Italia 2017) si aggiudica il premio come miglior cortometraggio; il Premio Speciale della Giuria è andato invece a “Salveger” di Angelica Germanà Bozza (Italia 2018), e per la prima volta, la Presidenza della Camera dei Deputati ha concesso un premio che è andato al film “Due piccoli italiani” di Paolo Sassanelli (Italia/Islanda 2018).
Anche in questa edizione non sono mancati nomi importanti provenienti dall’ambito nazionale e internazionale: la giuria dei lungometraggi composta dai registi Daniele Ciprì, Mohammed Soudani, Roland Sejiko e dall’attrice Lucia Sardo; la giuria che ha esaminato i corti, composta invece dalla produttrice Linda Di Dio, dall’attrice Elit Iscan, anche madrina della manifestazione, e da Giuseppe Gambina dell’Anec. Tra gli ospiti inoltre, la regista ungherese Lili Nargy, l’attrice Donatella Finocchiaro e l’attore e regista Pif. «In un periodo in cui si pensa di fare comunità stando seduti in casa davanti a un computer, i Festival come questi hanno qualcosa di miracoloso. Stare seduti in una piazza a ridere, scherzare, commuoversi insieme è davvero strepitoso». Queste le parole di Pif davanti al pubblico di Piazza Regina Margherita e poi ancora ai microfoni dei giornalisti, rivolto ai ragazzi che vorrebbero fare cinema: «È fondamentale in questo lavoro capire se si ha qualcosa da dire, se si ha un punto di vista diverso rispetto agli altri. […] I miei primi cortometraggi erano bruttissimi perché mi rendo conto che non avevo un mio punto di vista del mondo. Quindi prima di gettarsi in quest’avventura è fondamentale farsi questa domanda». Parlando della sua Sicilia invece conclude dicendo: «Io sono cautamente ottimista, guardo i fatti. Se faccio un paragone tra quando io avevo dieci anni e un bambino di oggi, siamo due mondi completamente diversi. A quel tempo Palermo era completamente in mano alla mafia. Oggi, se vuoi aprire un negozio puoi farlo senza pagare il pizzo. Io, e non solo io, ho girato un film senza pagare il pizzo. Sono momenti di libertà di cui dovremmo fermarci e godere. Questo è profumo di libertà… quindi sono ottimista. Il vero problema è che la mafia verrà sconfitta quando i siciliani decideranno di sconfiggerla. È arrivato, secondo me, il momento di girare il dito e di puntarlo verso di noi stavolta».

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