Emma D’Aquino racconta l’ Italia con professionalità

di Omar Gelsomino,   foto di Iwan Palombi

Per anni è stato il volto femminile nella conduzione del Tg1 nelle sue principali edizioni. Emma D’Aquino, catanese di nascita ma ormai romana d’adozione, dopo una lunga gavetta ha coronato il suo sogno diventando un’apprezzata giornalista professionista. Dagli esordi nelle Tv locali siciliane sino ad approdare prima in Mediaset e poi in Rai, passando dal Tg2 al Tg1 raccontando anche da inviata le notizie di cronaca e di politica più importanti che hanno segnato il Paese e non solo. Per ben due volte è salita sul palco dell’Ariston, una volta con la direzione artistica di Claudio Baglioni nella veste di co-conduttrice e un’altra volta con Amadeus. Lei che con la sua particolare professionalità è entrata nelle case degli italiani è rimasta pur sempre umile. «Sono una persona entusiasta – si definisce Emma D’Aquino -. Cerco di migliorarmi sempre e sono sempre alla ricerca di una crescita non solo professionale, ma anche personale». Così quel sogno da bambina si è materializzato grazie alla passione e ai tanti sacrifici.

«La passione per il giornalismo è nata ai tempi dell’Università e si è perfezionata durante la preparazione della mia tesi di laurea. Mi sono laureata con una tesi sull’omicidio mafioso. Il mio è stato un percorso molto faticoso, molta gavetta, appassionante e senza sconti, non ho mai cercato le strade alternative né le scorciatoie. Rifarei tutto esattamente nello stesso modo. Anche se è sempre difficile per le donne affermarsi in un mondo che resta maschilista. Grandi passi avanti sono stati fatti ma per le donne affermarsi e pretendere il proprio spazio è sempre estremamente difficile. A parità di competenze le donne devono ancora lottare per aver riconosciuto ciò che spetta loro di diritto».

Prima di diventare un’affermata conduttrice per molti anni è stata inviata «sul campo», narrando tantissime storie e fatti importanti, a volte anche tragici, che ancora gli spettatori ricordano. «Sono legata e ricordo quasi tutte le interviste che ho fatto sin dall’inizio. Quando qualcuno decide di regalarti i propri ricordi, a volte dolorosi, devi essergli grato, sempre. Per molto tempo ho seguito il terremoto dell’Aquila, una tragedia che ha provocato 307 morti, ho ascoltato i racconti delle persone conosciute, la sofferenza dei genitori che hanno perso i figli adolescenti, di gente che da un giorno all’altro si è trovata viva ma senza casa. Per me è stata una grande prova professionale e nello stesso tempo di crescita emotiva. Nonostante mi sia occupata di tanti fatti, il terremoto dell’Aquila è una delle cose che mi porto dentro».


Come tutti i giornalisti gode di un osservatorio particolare di come stia cambiando l’Italia e gli italiani, di come stia evolvendo la società con tutto ciò che ne deriva. «La pandemia con le tragedie e sofferenze anche economiche, che si è portata dietro ci ha stravolti in tutti i sensi. Io ho fiducia che possano essere fatte, intendo politicamente, le scelte più giuste per ridare fiducia alla gente che è quella che abbiamo perso. Fiducia soprattutto ai giovani che vedo e sento spesso demoralizzati. I giovani e le loro prospettive di diventare adulti, realizzati e felici, dovrebbero essere la priorità delle agende politiche a mio avviso».

Emma D’Aquino ha debuttato nella conduzione di “Ribelli”, raccontando le storie di quattro personaggi che coraggiosamente hanno affrontato ostacoli, rischi e sfide e poi di “Amore criminale”. «È un programma storico della Rai, un programma di servizio contro la violenza di genere. Poterlo condurre è un privilegio perché da sempre mi occupo di questi temi. Resta la tristezza e l’impotenza quando, conoscendo le storie da vicino e i fatti, sai che sarebbe bastata un’attenzione in più da parte delle istituzioni, una consapevolezza in più da parte della donna e forse non avremmo raccontato la tragedia».

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