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Bianca Magazine N.25 Bianca People

La storia di Elisa Vittorino, da farmacista a volontaria internazionale

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Articolo di Patrizia Rubino     Foto di Stefano D’Alpozzolo per FOCSIV

Cambiare il corso della propria vita, anche se questa scorre tranquilla, con tutti i tasselli al posto giusto, a volte diventa un’urgenza insopprimibile.
Elisa Vittorino, quarantaquattro anni, originaria di Caltagirone, laureata in Chimica e Tecnologie farmaceutiche, farmacista affermata da oltre dieci anni, a un certo punto sente di non essere più soddisfatta di quel che ha e nel giro di pochissimo tempo, decide di lasciare il posto sicuro e di dare una svolta alla propria esistenza. Dopo una pausa di riflessione, comprende quale dovrà essere il suo nuovo percorso: partire per un’ esperienza di volontariato lontana da casa, dalle certezze e dalle comodità.

Cosa ti ha spinta a stravolgere una vita con ritmi ormai ben definiti?
«Nell’immaginario collettivo è il giovane ventenne che parte all’avventura, per conoscere e sperimentare. Nel mio caso, che quest’età l’ho superata da un bel pezzo, nonostante tutto andasse bene, e fossi per così dire realizzata, sentivo di non avere più tempo per la mia vita, di essere come in un vortice e quello che facevo non mi appagava più. Nel giugno del 2019 ho mollato il mio lavoro, senza un piano B, un’alternativa. Due mesi per stare con me stessa ed è arrivata la decisione: partire per l’Africa come volontaria per investire il mio tempo in qualcosa che avesse un significato vero».

Da quel momento come ti sei organizzata?
«Mi sono documentata e ho contattato il Cope, un’organizzazione non governativa di Catania che si occupa di cooperazione internazionale ed è presente in Africa da oltre trent’anni con progetti che promuovono l’autosviluppo in ambito sanitario, agricolo, educativo e sociale. Al colloquio con i responsabili sono stata accolta con un certo stupore e qualche perplessità. Era alquanto insolito che una persona della mia età, con una posizione sociale solida volesse fare quel tipo di esperienza. Ma ero determinata a partire e niente mi ha fatto desistere dal mio intento, neppure quanto mi è stato detto durante il corso di formazione, “dove ti preparano anche alle difficoltà”. Sono partita per la Tanzania lo scorso gennaio, prima di arrivare al villaggio di Nyololo, il mio luogo di destinazione, ho fatto tappa a Dar es Salaam, una città molto grande e caotica. Qui sono rimasta per due settimane nella sede del Cope per conoscere maggiori dettagli del progetto ed apprendere anche qualche parola di swahili. Il mio vero incontro con l’Africa è arrivato durante il viaggio di circa 10 ore per Nyololo, su un autobus stracolmo di persone. Abbiamo attraversato luoghi straordinari, persino un parco con elefanti, gazzelle, giraffe e ho visto quel cielo spettacolare, nerissimo e punteggiato da miriadi di stelle che sembrano piombarti addosso».

Qual è stato l’impatto con la tua nuova vita?
«Appena arrivata nel mio alloggio a Nyololo, ho appreso che non ci sarebbe stata acqua ed energia elettrica per almeno due giorni e che questo sarebbe accaduto spesso. Ben presto mi sono adattata alla mancanza delle comodità più elementari, apprezzando la semplicità della gente del luogo, la loro gentilezza e grande dignità. Ho da subito iniziato a lavorare nelle due strutture del Cope: il Centro di salute rurale, un ospedale con diversi reparti e il Centro Bambini, un orfanotrofio che può accogliere sino a 30 bambini. Mi sono occupata della riorganizzazione della farmacia, in seguito ho lavorato in amministrazione. In entrambi i centri tutto il personale è del luogo. Ho imparato a relazionarmi con loro senza mai impormi. La logica della cooperazione allo sviluppo consiste nel fornire gli strumenti per poi lasciare spazio alle risorse umane locali. “Rendersi inutili prima possibile”, come dice il presidente del Cope Michele Giongrandi».

Sei tornata a casa per qualche settimana, ma poi sei nuovamente ripartita.
«In Africa sono riuscita a trovare la mia dimensione, a riappropriarmi del mio tempo. Qui i ritmi sono diversi, lenti e mai frenetici. Sono felice della mia scelta perché mi ha restituito entusiasmo e grande voglia di fare».

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