Elisa Cerrito, da docente universitario ad apicultrice, al servizio della natura e dei più deboli. 

di Samuel Tasca

«Vivere un nuovo mondo fatto di cose essenziali, a contatto con la natura e al servizio dei più fragili». È una sua stessa frase a descrivere perfettamente Elisa Cerrito, 36 anni, originaria di Messina che nella sua vita ha scelto di rinunciare ad un ruolo da docente universitario per dedicarsi all’agricoltura e al servizio degli altri. 

È l’incontro con la Fondazione Exodus di Don Antonio Mazzi, realtà consolidata nel fornire supporto educativo nella prevenzione di gravi disagi sociali come la tossicodipendenza giovanile, a cambiare il corso della vita di Elisa offrendole la possibilità di reinventarsi sotto una nuova veste.

Raccontaci come è cambiata la tua vita da semplice volontaria a perno fondamentale della Fondazione Exodus.

«Identificarmi “perno fondamentale” direi che forse è anche troppo. Sarò certamente ricordata per la mia grande disponibilità e quel giusto pizzico di incoscienza che ti permette di spiccare il volo in una nuova avventura. Ho sempre vissuto tutto con molta spontaneità e lasciandomi travolgere con entusiasmo da tutto quello che mi circonda. In realtà resto comunque un’umile volontaria. Tengo a sottolineare che se accanto a me non avessi avuto persone come Rosy ed Angelo, i responsabili delle comunità Exodus di Garlasco, tutto questo non sarebbe mai stato possibile».

Ed è proprio durante quest’esperienza che Elisa sente l’esigenza di dover acquisire anche il titolo di educatore, così ritorna sui libri nonostante i numerosi impegni in Fondazione e consegue una seconda laurea. 

 

Più consapevole e forte dell’esperienza agricola e sociale che ha maturato, nel 2016 avvia la sua azienda agricola “Il Melograno” con la quale decide di riprendere dei vecchi terreni dismessi appartenuti ai nonni, avendo, quindi, la possibilità di tornare in Sicilia, realizzando a tutti gli effetti un ponte solidale con la comunità di Garlasco.

 

Da bambina avresti mai detto che, una volta cresciuta, saresti diventata un’imprenditrice agricola? 

«Imprenditrice agricola no di certo, ma custode dei “doni agricoli” dei miei nonni certamente sì. Sin da bambina sono sempre stata appassionata di agricoltura e allevamento grazie ai preziosi insegnamenti  che loro mi hanno impartito. Ogni volta che potevo scappavo dalla routine cittadina per rifugiarmi da loro. Crescendo, ma soprattutto dopo la morte di mio nonno, ho maturato una forma di responsabilità verso tutto quello che gli apparteneva e che mi è stato tramandato. Non sono riuscita a sfuggire al richiamo del ritorno alle origini, incoraggiata da questa nuova concezione di fare agricoltura unita al sociale».

Il rientro in Sicilia, però, non è stato una passeggiata, soprattutto a causa di un incendio che anni prima aveva intaccato le proprietà dei nonni.  Anche stavolta, però, sono la tenacia di Elisa e quella voglia di scommettersi in qualcosa di nuovo a fare la differenza. Elisa, infatti, si reinventa ancora una volta affacciandosi al mondo dell’apicultura.

«È stato sostanzialmente come partire da zero. Tra le mille idee che potessero sostenere la ripresa, è arrivata in mio aiuto una schiera di preziosissime api. Oltre ad essere mie alleate nella costituzione e gestione del nuovo frutteto e dell’uliveto, grazie alla scoperta dell’ApiPetDidattica ho avuto modo di mettermi alla prova come educatrice anche con i più piccoli. In quest’ambito mi occupo, infatti, insieme a Riccardo, mio caro amico fraterno e instancabile collaboratore e sostenitore, di fare lezioni di educazione ambientale con i bambini, puntando a trasferire la responsabilità che ognuno di noi ha nel salvaguardare la natura. Inoltre, cerchiamo di infondere il rispetto e il valore delle api e del loro operato: un mondo a molti sconosciuto, ma a cui tutti dovremmo essere grati».

 

Hai ricevuto l’Oscar Green della Coldiretti Lombardia, poi la partecipazione a La Vita in Diretta…cosa hanno significato per te questi traguardi?

«Innanzitutto sono state due esperienze semplicemente inaspettate, non mi è mai piaciuto mettermi in mostra né tanto meno parlare di me, ha sempre preso l’iniziativa chi mi sta accanto e vede quanto giornalmente mi impegni nella mia impresa.  Non posso ovviamente negare che entrambi i traguardi mi hanno molto inorgoglito e sono stati un utile strumento per far conoscere quanto ci sia di bello nel vivere di agricoltura, soprattutto se sociale».


Anche in questo caso, infatti, è stata la sorella di Elisa, Vanessa, a renderci partecipi di questa storia straordinaria. Un’ammirazione sincera verso l’operato della sorella, quello che ha ispirato anche Vanessa a rientrare dall’estero per provare a investire sulla propria terra. Un esempio che può coinvolgere chiunque, che può ispirare e insegnare una lezione che Elisa per prima ha imparato. 

 

«La possibilità di riscoprirsi più forti di quanto si possa pensare, il tutto prendendo esempio dalla natura e dal suo saper sempre trovare il modo di sconfiggere ogni avversità. Ho ancora in mente quando feci il primo sopralluogo dopo l’incendio, non rimaneva che un campo di battaglia di eroi secolari distrutti. Ho odiato maledettamente la mia terra e in un primo momento avrei voluto rinnegare tutto ciò che fino ad allora mi era appartenuto. A distanza di pochi mesi, però, silenziosi e resilienti si sono mostrati nuovamente i primi timidi germogli, quasi a dimostrami che nulla finisce se ci credi davvero. Lo dico sempre ai ragazzi delle comunità con le quali collaboro: “Il bello della vita è imparare a superare le avversità, sapersi mettere alla prova lungo strade impervie e apparentemente impraticabili. Questo ci rende forti, più sicuri e poi, una volta raggiunta la meta, lo spettacolo che ci attende sarà assolutamente stupendo». 

 

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