di Emanuele Cocchiaro

Cari lettori di Bianca, come ben sapete, fra pochi giorni sarà Carnevale e mai come in questa fase della mia vita mi ritrovo coinvolto nei preparativi legati a questa festa; rivivo, infatti, attraverso l’entusiasmo della mia nipotina Bianca, il ricordo dei momenti spensierati legati a quel periodo e vissuti durante la mia gioventù. A parte tale rinvenire di ricordi, il rito carnevalesco mi offre lo spunto per una riflessione sul suo aspetto simbolico. Infatti, con il Carnevale celebriamo la grande metafora del teatro della vita posto che lo si può pensare come un momento di sperimentazione di altri possibili “io”; vestendoci in maschera possiamo almeno per una volta l’anno esternare qualche nostro lato nascosto che in un giorno di ordinaria vita sarebbe sicuramente stigmatizzato da quello che è, inevitabilmente, un grande limite nello svolgimento delle nostre vite, ovvero il giudizio impietoso di chi ci circonda. Per questo, a pensarci bene, sarebbe meglio celebrare un carnevale al mese così magari la vita si presenterebbe meno stressante e più creativa.

Alla luce di quanto detto, dunque, il mio invito è quello di prendere sul serio il carattere frivolo di questo grande rito e di vivere più carnevali all’anno indossando ogni giorno maschere meno canoniche e più fantasiose; chissà che questo non ci aiuti a vedere i lati positivi delle persone e a ridere di più sulla vita e sui noi stessi.

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