Darioloris Cerfolli make-up artist, tra glamour e impegno e sociale

Articolo di Patrizia Rubino   Foto di Gianluca Scalia

Sin da bambino era affascinato dalla magia dei colori e già all’età di nove anni amava truccare le sue sorelle, ma è dovuto passare da una fase giovanile in cui ha sperimentato mille lavori prima di poter esprimere appieno e professionalmente il suo estro e la sua creatività. Oggi Darioloris Cerfolli, 47 anni, catanese, ultimo di 6 figli, è un make-up artist affermato che lavora anche per il cinema, il teatro e la tv. Sono moltissimi gli artisti nazionali e internazionali che, impegnati nei set in varie parti della Sicilia, lo hanno scelto come truccatore. Ha partecipato a prestigiose manifestazioni come il David di Donatello e il Festival di Venezia. Curatore di grandi eventi e sfilate di moda, sempre pronto ad affrontare nuove sfide professionali è anche un formatore perfezionista e appassionato. La sua accademia è una fucina d’idee e di progetti, per giovani talenti che scelgono di studiare il mondo del make-up professionale.

Il settore del Beauty è sempre in grande tendenza, ma come si arriva a certi livelli professionali?
«Da circa vent’anni mi occupo di make-up professionale, ma ho fatto tanta gavetta anche in ambiti non direttamente collegati a questo settore, che però avevano comunque a che vedere con l’arte e la creatività. Ecco credo che per poter arrivare a certi livelli nel mio mestiere occorra innanzitutto possedere e coltivare un innato senso artistico; formazione, studio e tecnica sono ovviamente necessari per avviare una carriera professionale, ma anche una buona dose d’umiltà».

Viviamo nella società dell’immagine, è fondamentale apparire e sempre al meglio. Ma qual è il segreto per un trucco perfetto?
«Ogni volto può essere sicuramente migliorato da un make up appropriato. Per quanto mi riguarda non amo coprire, appesantire i lineamenti. La pelle va innanzitutto curata e trattata con rispetto. Quindi alla base ci deve essere una buona routine quotidiana di cura per il viso con prodotti di qualità e adatti ai diversi tipi di pelle e poi si può procedere con il trucco che va sempre contestualizzato, a seconda dell’occasione ma anche dell’età. No all’eccesso, non ringiovanisce, né rende più belle».


Sei spesso a contatto con personaggi cinematografici, televisivi e teatrali.
«Nel corso della mia carriera mi sono occupato del make-up di moltissimi artisti che si sono affidati a me con grande disponibilità, apprezzando soprattutto il mio approccio sicuro ma anche pronto all’ascolto delle loro esigenze. Devo dire che nonostante si trattasse di personaggi importanti, in alcuni casi delle vere e proprie star, li ho ammirati soprattutto per la loro semplicità e il grande rispetto per il lavoro altrui. Il cantante Mika, James Cosmo, Danny Glover, Katherine Kelly Lang (la Brooke di Beautiful, ndr), Orso Maria Guerrini e ne potrei citare tantissimi altri. Ognuno di loro mi ha lasciato dei cari ricordi che porto sempre con me».

Ma oltre alla bellezza e all’immagine c’è di più. Spesso al tuo lavoro affianchi anche l’impegno sociale.
«Sì, è un aspetto a cui tengo moltissimo. Chi come me è sempre a diretto contatto con il pubblico e soprattutto con i giovani ha il dovere d’impegnarsi anche sulle tematiche sociali. Mi sono occupato della violenza contro le donne realizzando un cortometraggio in cui quattro mie giovani allieve raccontano nel silenzio delle loro mura domestiche, con i volti tumefatti, ovviamente si trattava di trucco di scena, la sofferenza di chi subisce abusi e non riesce per paura a denunciare. La riflessione è ovviamente che occorre trovare la forza di dire basta. Più recentemente, invece, abbiamo realizzato un progetto incentrato sulla sostenibilità ambientale. Attraverso l’utilizzo di materiali da riciclo, i miei ragazzi hanno creato degli abiti che sono un omaggio alla natura, a questi outfit hanno abbinato anche un apposito make up. Il messaggio è quello di ribadire che tutti dobbiamo rispettare il nostro pianeta anche attraverso semplici e corretti stili di vita. Ognuno nel proprio piccolo può e deve fare la sua parte».

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