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Dallas in Prizzi. Arte, accoglienza e rispetto spazzano via lo stereotipo della mafia.

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Articolo di Samuel Tasca   Foto di Pietro Cannatella

Siete mai stai a Prizzi, in provincia di Palermo? Magari no, del resto è un piccolo centro di quasi 5000 abitanti. Eppure, recandovi a Dallas, in Texas, scoprirete che la città di Prizzi e i suoi abitanti sono molto apprezzati, tutto a causa di un incontro casuale.

La storia che sto per raccontarvi ha qualcosa di incredibile, una lezione che parla d’amicizia, di scambio culturale e di abbattimento degli stereotipi. Una storia dalla quale ognuno di noi potrebbe trarre qualcosa.

È la Pasqua del 2015 e a Prizzi sono in corso le celebrazioni per il folkloristico “Ballo dei Diavoli”. Pietro Cannatella, l’artista dal quale tutto ebbe inizio, nota in mezzo alla folla un uomo molto alto, che dall’aspetto sembra un turista: si tratta di Dave Atkinson, uno psichiatra americano.

Non sappiamo bene cosa spinse Pietro ad invitare un perfetto sconosciuto a passare la Pasquetta insieme ad amici e famigliari, eppure, nella vita, a volte le cose prendono vie inaspettate, innescando qualcosa più grande di noi che non avremmo mai immaginato.

Fu così che, ispirato dalla generosità e ospitalità dei suoi nuovi amici, Dave si innamorò perdutamente della Sicilia e di quel borgo affascinante.

A quel viaggio ne seguirono altri e ogni volta Dave portava con sé qualche nuovo amico e nuovo amatore della città di Prizzi. Ma ad ogni viaggio una cosa in particolare sorprendeva gli americani più delle altre: Prizzi e la sua gente non somigliavano ai racconti stereotipati della Sicilia mafiosa che avevano sempre immaginato.

Forse illuminato da questo pensiero, nel 2017, Dave, con la collaborazione di Pietro e dei prizzesi, e accompagnato da alcuni artisti americani, dà vita al progetto “Dallas in Prizzi”: un gemellaggio culturale all’interno del quale i diversi artisti statunitensi hanno avuto modo di trascorrere la Pasqua nella cittadina sicula, omaggiando i suoi abitanti con la loro arte.

Tre i murales nati dal progetto “Dallas in Prizzi”, omaggi a personaggi celebri della lotta alla mafia quali i giudici Falcone, Borsellino e non solo. È sorprendente come uno stereotipo tanto brutto come quello per il quale Sicilia significa inequivocabilmente mafia sia stato spazzato via dalla bellezza dei colori, del folklore, dei sorrisi genuini e dall’accoglienza delle persone comuni. Una storia eccezionale ripresa e trasformata in un docufilm che porta lo stesso nome del progetto dal regista Luca Vullo, giunto anche lui in città per l’evento e armato di troupe cinematografica. Inoltre, a breve, questa storia verrà trascritta in un libro per dar continuità alla diffusione del progetto.

Una profonda lezione sull’accoglienza e sul rispetto della legalità, un insegnamento che evidentemente si è sedimentato nella città di Prizzi crescendo sempre più nel cuore dei suoi giovani abitanti. Infatti, lo scorso anno, la Consulta Comunale dei Giovani di Prizzi, coadiuvata dall’Amministrazione Comunale, ha commissionato la “Scalinata della Legalità”, altra opera di riqualificazione urbana che rende omaggio alle tante vittime della mafia. E come degno ambasciatore di questo messaggio, l’artista Pietro Cannatella è stato chiamato a realizzare l’opera.

 

 

Una storia, quella di Dallas in Prizzi e della Scalinata della Legalità, dalla quale tutti potremmo imparare qualcosa. Una storia non fatta di morale, ma di persone: di Pietro, Dave, Luca e tanti altri. Una storia che riporta al valore del contatto umano, della generosità e dell’accoglienza del prossimo in quanto simile. Un racconto che parla di un ponte immaginario che unisce la Sicilia al Texas, un ponte costruito sul rispetto e sulla solidarietà reciproca; un ponte che nessuno, neanche i prepotenti, potrà mai abbattere.

 

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