Dajana Roncione, “Ho deciso di far diventare questa mia sensibilità il mio lavoro”

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Johnny Carrano, The Italian Rêve

Dalla gavetta in teatro al successo al cinema e in TV. Quasi con un tocco artistico degno di un pittore, la bellissima Dajana Roncione interpreta i ruoli in modo empatico, partendo da una ricerca introspettiva, per conoscersi meglio, sino a confondersi con i suoi personaggi facendo sue le loro storie. Ha lavorato con i più grandi attori e registi. Di recente l’abbiamo vista interpretare il ruolo di Annalori Ambrosoli nella docu-fiction della Rai “Giorgio Ambrosoli – Il prezzo del coraggio” con Alessio Boni. Palermitana d’origine, da anni vive a Oxford, Dajana Roncione si è raccontata nella nostra intervista.


Ci parla della sua infanzia?
«Sono nata a Palermo e sono cresciuta a Monreale dove ho ho frequentato le scuole, compreso il liceo classico. A Palermo, invece, ho iniziato a studiare Recitazione e Storia del teatro al Teatro Biondo e da lì, ho deciso di andare a Roma e tentare l’audizione per l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dalla quale mi sono poi diplomata nel 2007. Mia nonna Angelina è stata un importante riferimento nella mia infanzia: lei era la mia sicurezza, il mio porto fermo e sicuro; anche quando mi sono trasferita a Roma continuava a mandarmi lettere che ancora oggi conservo. Era bello riceverle tutte le settimane, era meglio di una telefonata o di una modernissima mail… Mia nonna mi ha fatto amare le tradizioni e anche le cose “alla vecchia maniera”».

Quando ha capito che la recitazione sarebbe diventata la sua professione?
«Chiedermi instancabilmente come si sentano gli altri, perché prendono una decisone piuttosto che un’altra, analizzare come la scelta di determinate decisioni determina chi siamo, avere sempre voglia di conoscere le differenze senza giudicare ma con la pura voglia di comprendere e con pura curiosità è stata la diretta conseguenza del mio amore per la recitazione. In ogni caso, che io reciti o no, non smetterò mai di provare interesse verso gli altri, le scelte degli altri, i loro dispiaceri, le loro ingiustizie; non riesco a non sentire l’energia che cambia in una stanza quando qualcuno soffre o è arrabbiato o felice… e ho deciso di far diventare questa sensibilità il mio lavoro».

Come è stata la prima volta sul set?
«“Il grande sogno” è stato il mio primo film diretto da Michele Placido, avevo vent’anni. È stata un’esperienza bella, ma anche dura. Per certi versi, perché mi misuravo con attori già conosciuti e con esperienza come Jasmine Trinca, Riccardo Scamarcio, Massimo Popolizio e avevo la classica “paura di sbagliare”, ho imparato con il tempo che non aiuta e adesso il mio motto è proprio l’opposto, “non aver paura di sbagliare”. Michele Placido è sempre stato un regista e un attore che sin da piccola apprezzavo molto e sul set aveva una forte personalità; avevo paura di deluderlo o che la mia mancanza di esperienza sul set fosse evidente. Non ero ancora consapevole al cento per cento delle mie forze e del mio talento, ma questo è normale quando si è agli inizi. Adesso so di essere forte, ma è passato del tempo da quel primo film. Ho imparato molto da quel set e da questa prima esperienza che mi ha portato diretta al Festival di Venezia, puoi immaginare l’emozione.
Di recente ho lavorato ancora una volta con Michele Placido in teatro con “I sei personaggi in cerca d’autore”: è stata un’esperienza meravigliosa e di grande crescita artistica per me, stavolta ero più consapevole e più forte».

Tra il teatro, cinema e fiction dove si sente più a suo agio?
«Ho cominciato dal teatro e per me sarà sempre il posto dove mi sento più a mio agio, perché mi piace poter aver tempo per costruire un personaggio, sperimentare con le prove. Mi piace l’energia che si crea con la compagnia e l’idea di poter portare avanti la vita di un determinato personaggio nell’arco di due ore consecutive e ogni sera di ripetere la vita di quel personaggio trovando tutte le sere necessità diverse che mi aiutino a sentire ancora vivo quel ripetersi e mai meccanico. Ma ho imparato molto anche dalla televisione che mi ha costretta a velocizzare i tempi a cui ero abituata con il teatro o con il cinema, mi ha obbligata a prendere decisioni più improvvise e quindi per certi versi a rischiare di più».

Cosa porta quando recita e quanto l’ha arricchita caratterialmente questo mestiere?
«La mancanza di giudizio che devo avere nei confronti del personaggio che interpreto è ciò che porto e allo stesso tempo è la ricchezza più grande che mi ha insegnato questo mestiere».

C’è un ruolo che l’ha segnata maggiormente e uno che le piacerebbe interpretare?
«Ho di recente interpretato Annalori Ambrosoli nella docufiction dedicata a Giorgio Ambrosoli con Alessio Boni per la regia di Alessandro Celli, è un personaggio che mi ha insegnato molto. Così come la Figliastra in “Sei personaggi in cerca d’autore”, ogni personaggio per me è un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo di me stessa. Mi piacerebbe interpretare l’Antigone di Anouilh».

Cosa le sarebbe piaciuto fare altrimenti?
«Non ne ho idea!».

Dajana Roncione quando non recita cosa le piace fare?
«Leggere o rileggere e mi piace tanto. Adesso per esempio sto rileggendo “Ognuno muore solo” e avevo da poco finito di leggere “L’assassinio del commendatore” di Murakami. E poi mi piace fare lunghe passeggiate, tempo permettendo qui a Oxford».

Da tempo vive in Gran Bretagna, cosa ha portato con sé della Sicilia?
«L’arte dell’arrangiarsi che impari in Sicilia ti rende “zen” in qualsiasi altro posto del mondo».

Quanto le manca la Sicilia? 
«Ho nostalgia della Sicilia, quando posso cerco di ritornare».


Cosa prova quando torna a lavorare nella sua terra?
«Rivedrò i miei genitori, così potranno vedermi a lavoro. Rivedrò i miei amici, la mia migliore amica. Mangerò benissimo e saranno tutti generosissimi. Questo è ciò che penso! Torno a casa, penso».

Quali sono i suoi progetti artistici futuri?
«Ho un film in uscita a marzo, ma non posso ancora darvi più informazioni. E ho scritto un soggetto cinematografico al quale tengo molto».

guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments