Scrivi per iniziare la ricerca

Bianca Magazine N°21 Le antiche tradizioni di Bianca

La Cuddrireddra di Delia, la corona di Carnevale

Articolo di Titti Metrico   Foto di Samuel Tasca

Mi piace portarvi nei posti più nascosti della Sicilia, ignota per alcuni, conosciuta per altri. Siamo in provincia di Caltanissetta, esattamente a 447 m. sul livello del mare in una località adagiata su un pendio: ecco a voi Delia. Questa cittadina gode di una piacevole posizione panoramica, da un lato si affaccia verso il Salso e la piana di Gela, dall’altro verso Campobello e Naro, con l’antica fortezza che domina il paesaggio. Passeggiando per l’abitato si scoprono siti di grande fascino, edifici religiosi come le chiese di Santa Maria di Loreto, di Santa Maria dell’Itria, della Croce, di Sant’Antonio Abate e del Carmelo, sino all’imponente Castello Normanno. Mi fermo qui nel descrivere il paesaggio, perché voglio farvi conoscere quello che è il simbolo di Delia, la Cuddrireddra, nome quasi impronunciabile per chi non è siciliano, sembra uno scioglilingua, ma a Delia questo nome indica un dolce molto importante nella gastronomia siciliana e italiana, per essere elaborato originalmente nella sua fattura e negli ingredienti e gelosamente custodito, è un dolce identitario che viene tramandato di generazione in generazione, non ha eguali in nessun posto del mondo.

La denominazione della Cuddrireddra è di origine greca che significa “Kollura”, usato per definire un pane biscottato di forma rotonda, nei vocabolari dialettali indica una schiacciatina o focaccina, oppure una rotella di pasta a forma di anello o di corona. Le Cuddrireddre hanno la caratteristica di essere croccanti e profumati. Esistono anche altre zone della Sicilia, della Puglia e della Calabria, dove si producono biscotti aromatici, ognuno con un nome diverso a seconda della zona d’origine (Cuddura, Cuddhuraci, Puddhriche, ecc.) ma solo a Delia, da oltre sette secoli, sfoggiano le belle corone di biscotti, che da sempre si contraddistinguono dagli altri deliziando i palati di grandi e piccini. Si narra, infatti, che a ispirare questi biscotti gustosi fossero state le castellane durante la Guerra dei Vespri, tra il 1282 e il 1302, esse abitavano nella fortezza che domina la cittadina e a distanza di oltre 700 anni le Cuddrireddre con la stessa forma, sono ancora il tipico dolce della tradizione del Carnevale di Delia.

Ovviamente chi visita Delia può gustare la Cuddrireddra tutto l’anno, basta recarsi da un fornaio oppure in una pasticceria per acquistarla. Per evitare che la tradizione legata alla produzione di questi gustosi biscotti vada perduta la Fondazione Slow Food ha istituito un Presidio di tutela, ma soltanto per la versione fritta rigorosamente nell’olio extravergine d’oliva.

Per chi volesse prepararle a casa e farsi avvolgere dal profumo intenso tutto siciliano di cannella e arancia ecco a voi la ricetta:

500 gr. di farina di grano duro,
250 gr. di zucchero,
50 gr. di strutto,
2 uova più 1 tuorlo,
50 ml. di vino rosso,
2 cucchiai di scorzette di arancia,
5 gr. di cannella in polvere,
olio extravergine di oliva.

Preparazione
Setacciate la farina e disponetela a fontana, aggiungete lo zucchero, le scorzette di arancia sminuzzate, lo strutto tagliato a pezzetti e le uova. Lavorate l’impasto incorporando, a filo, il vino rosso fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Prendete dei pezzetti d’impasto e arrotolateli ricavandone dei cordoncini lunghi circa 80 cm. e del diametro di circa mezzo cm. Avvolgete a spirale i cordoncini attorno ad un bastoncino lasciando libero circa un terzo della lunghezza distribuito equamente tra le due estremità. Fate, poi, passare le parti non avvolte al di sopra e al di sotto delle spire, come a incorniciarle, premendo leggermente affinché vi aderiscano e fissando i lembi all’estremo opposto della spirale. Sfilate il bastoncino, poi unite le due estremità della spirale esercitando una lieve pressione, creando, dunque, una sorta di ciambella. Scaldate, quindi, l’olio e friggete le Cuddrireddre che farete freddare a temperatura ambiente prima di servire in tavola.

Tags:

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *